Accettare il conflitto aprendosi al dialogo: tre realtà di accoglienza femminile insieme per educare alla pace

«La Pace non è assenza di guerra, il litigio e la disputa sono elementi caratterizzanti della natura umana, ma la capacità di dialogare e di confrontarsi è ciò che rende possibile appianare le divergenze, per creare così una situazione in cui la risoluzione del conflitto sia un traguardo possibile e chiaro». Con questa riflessione si è aperta la conferenza “Educare per la pace – La strategia del dialogo e dell’accoglienza”, che si è tenuta nel tardo pomeriggio di giovedì 4 maggio presso la sala eventi di Spazio Comune, a Cremona: un momento di dialogo reso possibile dal contributo a più mani della fondazione Madre Rosa Gozzoli, della fondazione Casa Famiglia S. Omonono e della Società Centrale Femminile San Vincenzo, realtà del territorio che gestiscono esperienze di accoglienza rivolte a donne in situazione di fragilità con o senza bambini.

Ospiti e relatori dell’incontro la psicologa e psicoterapeuta Laura Gerroni, da anni attiva nell’ambito dell’accoglienza di madri con bambini vittime di abusi e violenza, e l’insegnate Evelina Labianca, da venticinque anni docente della scuola dell’infanzia. In rappresentanza delle istituzioni cremonesi l’assessore alla politiche sociali e alle fragilità Rosita Viola e l’assessore al turismo, commercio e sicurezza Barbara Manfredini.

«Perché nel 2022, nonostante la connessione disponibile fra ogni persona del mondo, non è sempre possibile risolvere i conflitti e le più piccole divergenze senza l’uso della violenza?». Con questa domanda Laura Gerroni ha esposto alcuni caratteri della psicologia moderna, evidenziando che «alla base del comportamento umano è possibile isolare tre sistemi motivazionali che si attivano e disattivano in funzione dell’educazione ricevuta e della situazione in cui ci si trova. Di grande rilievo, oltre al sistema dell’affiliazione e della connessione, è quello della difesa, che entra in funzione in situazione di pericolo, oscurando completamente gli altri». «Questo fenomeno – ha affermato la psicologa – porta inevitabilmente a rispondere alla provocazioni come se fossimo davanti a dei nemici, e per evitare che ciò accada, per fare in modo che il bambino prediliga il dialogo, è necessaria un’educazione che si allontani dallo schema errore-punizione, che si fondi quindi sull’ascolto e l’apertura. In questo processo il ruolo dell’educatore e del genitore è di primaria importanza, se si riesce a controllare i propri sistemi di difesa ci si apre la possibilità di discutere, di condividere le idee diverse dalle nostre e di conseguenza appianare i conflitti in maniere che esulano dalla violenza».

A raccontare della propria esperienza nel campo dell’infanzia, l’insegnate Evelina Labianca che ha spiegato come «il conflitto nei bambini, il litigio, non deve essere bloccato e demonizzato, etichettato come sbagliato a prescindere dai fatti, ma va fatto scorrere, lasciando che faccia il suo corso: il bambino non ha la necessità di un mediatore, perché nella sua innocenza, davanti ai coetanei, troverà dei meccanismi che permettano di preservare l’amicizia». «Il conflitto – ha detto ancora la maestra – nei più piccoli dura poco, e serve da insegnamento per il futuro. Al fianco dei bambini è necessario che l’educatore sappia come affrontare tematiche importanti e per nulla scontate: citando un esempio, era successo che una bambina fosse disperata per la morte del propria gatto, in questo caso l’approccio migliore è quella della verità, parlare del fatto e fare in modo che lo si accetti, poiché inevitabile. Una bugia apparentemente a fin di bene avrebbe solamente portato la bambina a credere che le persone verso le quali pone fiducia le stessero mentendo, portando in futuro anche lei a usare questa strategia come meccanismo di autodifesa verso gli eventi della vita”.

Per giungere alla pace è quindi chiaro come sia necessario il conflitto, ma affrontato in maniera chiara e decisa, aperti al dialogo e accettando che tramite il discorso si giunge alla verità, e la verità non è mai unidirezionale. È fondamentale comprendere che le proprie convinzioni non sono necessariamente quelle giuste, infatti solo dal confronto si può giungere alla verità, quella che crea pace e democrazia.