A Tds don Bruno Bignami e la città da vivere

«La città è metafora di incontri, relazioni, ricerche e pezzi importanti di vita che si intrecciano e si saldano in una storia comune. Solo così la città è sottratta all’abisso dell’anonimato e al vuoto della solitudine, perché è come salvata dal mutuo riconoscimento e dalla forza della comunità. Lo stesso Gesù attraversava la città per incontrare i volti concreti di chi ha una biografia, a volte pesante e fragile, per poterla visitare, toccare con mano, prenderla sul serio. Ma essere comunità è questione di stile, di scelta e di valore».

Con queste parole, don Bruno Bignami, direttore dell’Ufficio nazionale della CEI per i problemi sociali e il lavoro, introduce il penultimo incontro del ciclo per giovani “Traiettorie di sguardi – Le città invisibili”, tenutosi nella chiesa del Maristella a Cremona domenica 20 febbraio. L’iniziativa fonda il proprio percorso sulle parole di papa Francesco e della sua enciclica Laudato si’, nella quale ambiente, integrazione e un futuro sostenibile diventano tematiche cardini, squillanti e sempre più significative nella prospettiva di un mondo in costante cambiamento, e non sempre per il meglio.

«La nostra casa comune è un organismo eterogeneo e profondamente ricco di differenze storiche, etiche e culturali, per questo la riscossa deve nascere dalle singole individualità, – sottolinea don Bignami – non si può pensare di chiudere gli occhi rispetto a quello che succede intorno a noi, bisogna diventare protagonisti del cambiamento, essere un messaggio di speranza e testimoni della riuscita di un progetto tanto complesso quanto necessario. Bisogna vivere la città in tutte le sue sfaccettature, rompere il dogma del “mai nulla cambierà”, perché esistono molti esempi dai quali prendere spunto per iniziare ad impegnarsi, come quello del rione Sanità di Napoli, in cui una comunità di ragazzi si offre quotidianamente per aiutare i coetanei che vivono nella criminalità e nell’indigenza, riportando luce e speranza anche là dove ci sono solo ombre sedimentale e ramificate».

Le parole di don Bruno sono state rivolte ai giovani presenti, ma «non si fermano, nascono per raggiungere tutta la comunità, affinché ognuno possa contribuire all’adempimento del più nobile degli obiettivi: creare un mondo migliore nel quale si possa vivere all’insegna del bene e della convivenza».