A Mandello del Lario l’ultimo saluto a June Lafranconi. Il vescovo Dante: «Grazie per essermi stata accanto»

Grazie. E scusa. Sono questi due sostantivi il filo conduttore dell’omelia del vescovo emerito di Cremona, Dante Lafranconi, alle esequie della sorella Maria June, morta alla soglia dei 96 anni (li avrebbe compiuti il prossimo 4 febbraio) il 24 febbraio a Cremona, nella casa di via Faerno che condivideva con il fratello che ha seguito e sostenuto durante tutto il suo ministero.

I funerali sono stati celebrati nel pomeriggio di martedì 27 gennaio nella chiesa di San Lorenzo a Mandello Lario, in provincia di Lecco ma diocesi di Como, paese d’origine della famiglia Lafranconi. Presente anche il vescovo di Cremona, Antonio Napolioni, e il vescovo di Como, il card. Oscar Cantoni.

«Grazie per avere accettato di seguirmi, – ha detto il vescovo emerito di Cremona, classe 1940 – grazie per la libertà che mi hai concesso e perché ogni volta che rientravo dopo avere assolto a un impegno del mio ministero mi accoglievi con il sorriso e mi chiedevi com’era andata la mia giornata. Siamo stati insieme 34 anni, hai accettato il mio operato e io ho sempre percepito di essere amato e accolto, pur se la tua è stata una presenza discreta. Così insieme abbiamo condiviso dolori e speranze, gioie e fatiche».

«Ti devo però anche delle scuse – ha proseguito il vescovo Lafranconi, rivolgendosi alla sorella, sulla cui bara era posto un semplice mazzo di rami d’ulivo – innanzitutto per non aver potuto esaudire il tuo ultimo desiderio di ritornare a vedere Mandello, la nostra casa e i volti delle persone che amavi. Sì, scusami se non ti ho potuto accontentare. Questa è stata la tua ultima rinuncia, ma adesso sei nella tua chiesa, quella dove sei stata battezzata, dove hai ricevuto la Prima Comunione e la Cresima, quella che tante volte hai reso pulita e ordinata».

Quindi una serie di profonde riflessioni: «Ciò che conta nella vita è cercare di rimanere sempre in comunione con il Signore – ha sottolineato monsignor Lafranconi –. San Paolo dice che la carità è paziente e tu, June, la carità hai sempre cercato di viverla. Quando poi hai avuto bisogno di avere qualcuno accanto hai manifestato il disagio di non poter più assolvere ai tuoi consueti incarichi, ma sappi che starti vicino con pazienza e amore è stata una gioia».

Poi qualche riferimento alla vita familiare: «In casa eravamo in tanti, eppure anche in famiglia ti sei sempre messa al servizio degli altri, sempre disponibile con tutti. E quando anziani e ammalati chiedevano di te, tu hai sempre detto sì».

Infine il congedo con una frase attribuita a sant’Agostino e spesso citata dopo la morte di una persona cara: «Signore, non ti chiediamo perché me l’hai tolta, ma ti ringraziamo perché ce l’hai data».

La presenza del vescovo Napolioni ha testimoniato al vescovo emerito di Cremona la vicinanza della Chiesa cremonese, riconoscente alla signora Maria June per la sua importante presenza, pur se sempre discreta e nascosta, come quando in Cattedrale rimaneva in preghiera nella cappella del Santissimo durante le solenni celebrazioni presiedute dal fratello.

Un affetto che in tanti – sacerdoti e laici – hanno dimostrato  partecipando alla celebrazione di suffragio di lunedì 26 gennaio nella Cattedrale di Cremona.

 

Si ringrazia Claudio Bottagisi per i testi e le foto

 

 

Vicinanza al vescovo emerito Dante Lafranconi per la morte della sorella June