A Cappella de’ Picenardi l’ultimo saluto a don Bettoni, «prete sognatore e pietra di scarto»
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Non riusciva a contenere tutti, nella mattinata di venerdì 6 marzo, la chiesa parrocchiale di Cappella de’ Picenardi per l’ultimo saluto al parroco don Giuseppe Bettoni. La sua è stata una presenza importante per questa comunità, che conta solo poco più di 400 anime, e che lui ha guidato come parroco per ben 48 anni (più di metà della sua vita), fino all’ultimo, nonostante l’età avanzava e i problemi di salute.
Tanti volti e tante storie, piene di «ricordi, gratitudine e affetto», come ha ricordato anche il vescovo Antonio Napolioni, che ha presieduto le esequie affiancato dal vescovo emerito Dante Lafranconi, il vicario generale don Massimo Mascaretti e gli altri preti dell’unità pastorale “Cafarnao” (di cui anche Cappalla dallo scorso settembre fa parte) tra cui il moderatore don Giovanni Fiocchi.
Insieme ai famigliari anche la rappresentanza delle Istituzioni con il sindaco di Cappella de’ Picenardi Raffaele Leni insieme ai primi cittadini Giuseppe Torchio di Bozzolo (paese natale di don Bettoni) e Alfredo Gorni di Vescovato (dove il sacerdote ha iniziato il proprio ministero come vicario dal 1964 al 1987). Molti sacerdoti e tanti laici, del territorio e non solo, visto che la sua appartenenza al Rinnovamento dello Spirito l’aveva portato a stringere tanti legami nel segno della preghiera e della spiritualità.
«Non era facile tener testa a don Giuseppe nel dialogo – ha ricordato Napolioni –. Era lui che teneva le danze. E, in qualche modo, la regia di questo momento è ancora sua». Una figura certamente decisa e carismatica. «Se ricordassimo solo le meraviglie di un uomo – ha detto subito dopo il vescovo con un riferimento anche al ritornello del salmo – per quanto credente, pastore, amico, testimone e santo, noi rischieremmo di tradire il suo vero messaggio, il suo vero desiderio, che non è quello di legarci a lui, ma di legarci a Lui con la “L” maiuscola, di portarci al Signore». E ancora: «Se un prete diventasse insostituibile avrebbe fallito nella sua missione»: «Noi non siamo orfani inconsolabili, perché siamo affidati al Vivente».
Le letture del giorno sono state in modo provvidenziale lo spunto per rileggere la figura di don Bettoni.
Giuseppe il sognatore, presentato nel libro della Genesi, è stato per il vescovo Napolioni l’occasione per ricordare come «il nostro don Giuseppe è stato un sognatore: un sognatore di bellezza, di vita, di fede, di santità. Da quando ha incontrato il Rinnovamento nello Spirito la sua capacità di pregare, di adorare, di accompagnare nella fede si è dilatata a tal punto da essere a volte mal compresa».
Poi il Vangelo di Matteo (21,33-43.45), riferito alla pietra scartata dai costruttori e diventata testa d’angolo, ha dato modo di ricordare anche «il lavoro di muratura» che nella vita ha visto impegnato il sacerdote bozzolese: «Si è dedicato alle anime e alle pietre, perché le pietre diventassero segno delle pietre vive e accoglienti nei confronti di famiglie, di persone, di bisogni».
Nelle parole del vescovo anche un accenno al futuro di questa piccola parrocchia, dallo scorso settembre inserita nell’unità pastorale Cafarnao (con Binanuova, Ca’ de’ Stefani, Cicognolo, Gabbioneta, Pescarolo, Pieve Terzani e Vescovato) e che certo non potrà più contare su un sacerdote a tempo pieno. «Ora viene il tempo di mettere a frutto il dono ricevuto, – ha detto – ora si vedrà se quel seme era buono, se ha messo radici in profondità, se porta frutti per l’avvenire».
Monsignor Napolioni ha quindi concluso l’omelia tracciando il profilo di don Giuseppe Bettoni come «lui stesso me l’ha preparata»: l’ha fatto leggendo alcuni foglietti che proprio il parroco di Cappella gli aveva inviato nel 2022 e con una domanda: “Chi è don Giuseppe Bettoni?”. Egli stesso si è voluto descrivere in sette punti: “un sacerdote ancora operativo (anziano); un sacerdote ammalato; un sacerdote povero e umile; un sacerdote che vive da solo nella grande casa parrocchiale; un sacerdote artigiano, imprenditore, muratore (il committente è Gesù); un sacerdote completamente fiducioso nella Divina Provvidenza e nella Divina Misericordia; un sacerdote che fermamente crede, spera, confida nella divina onnipotenza della Santissima Trinità”. “Un sacerdote un po’ particolare!? – concludeva la lettera – Ora et labora”.
Don Bettoni ha voluto anche immaginare la parole con le quali sarebbe stato accolto nella Casa del Padre: “Quando Gesù misericordioso, che ho tanto amato e altrettanto servito, mi chiamerà a lasciare questo nostro esilio e valle di lacrime, desidero tantissimo che mi possa dire: vieni, servo inutile, ad occupare quel posto che Dio Padre ti ha preparato; vieni a prendere parte a quella gioia eterna promessa ai suoi servi fedeli; vieni a esultare in eterno con la Regina degli angeli e di tutti i santi e le sante nella gloria della Santissima Trinità”. Concludendo quindi: “Grazie. Amen”.
«Penso che anche noi – ha detto il vescovo concludendo l’omelia – possiamo dirgli: vai, grazie, amen».
Omelia del vescovo Napolioni
Prima della benedizione finale il vescovo ha voluto ricordare il forte legame tra don Bettoni e don Primo Mazzolari, suo parroco a Bozzolo, che lo battezzò e lo accompagnò nel cammino del Seminario: «Il servo di Dio don Primo Mazzolari ora lo accoglie in Cielo – ha detto Napolioni –. E dico a entrambi di darsi da fare non solo perché le nostre richieste di grazie siano esaudite, ma in particolare perché non manchino mai preti innamorati di Gesù, in comunione con la Chiesa, disponibili ad affrontare le sfide di ogni tempo».
Al termine delle esequie l’ultimo viaggio, verso il vicino cimitero, accompagnato dalla sua comunità, i suoi figli, i suoi amici.
Profilo biografico di don Bettoni
Classe 1938, originario di Bozzolo, dove era nato il 21 dicembre, primo di cinque fratelli, don Giuseppe Bettoni ebbe come parroco don Primo Mazzolari, figura che lo affascinò così tanto da spingerlo a diventare prete come lui. Insieme ai genitori, fu proprio don Mazzolari ad accompagnarlo in Seminario e poi a contribuire alle spese delle rette. In più occasioni don Bettoni ha ricordato lo stretto rapporto avuto con il suo parroco, che ebbe l’opportunità di conoscere da vicino in un dialogo personale e sincero, sino all’ultimo incontro dopo il malore di don Primo, poco prima della sua morte.
Don Bettoni fu ordinato sacerdote il 27 giugno 1964 in una classe di 18 confratelli, oggi rappresentati solo da don Mario Marinoni.
Dopo 14 anni come vicario parrocchiale a Vescovato, nel 1987 fu mandato come parroco a Cappella de’ Picenardi.
Negli oltre 60 anni di sacerdozio, nonostante gli acciacchi dell’età e poi della malattia, don Bettoni non si è mai tirato indietro nei compiti del proprio ministero, portato avanti con passione e decisione. Uomo di preghiera e guida di alcuni gruppi carismatici, spronava a vivere il Vangelo con una forte spiritualità che voleva si incarnasse anche in un impegno di tipo caritativo, con un’attenzione particolare per i poveri e gli stranieri, verso i quali egli stesso si è speso in prima persona.
Per il peggioramento delle sue condizione di salute, dopo un ricovero in ospedale, a febbraio era stato trasferito alla casa di cura Ancelle della Carità di Cremona, dove è deceduto all’alba di mercoledì 4 marzo all’età di 87 anni.


















