A Bozzolo Domenica in albis nel ricordo di Mazzolari nel 63esimo della morte

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Il 12 aprile 1959 moriva don Primo Mazzolari. Una settimana prima – il 5 aprile, Domenica in albis – era stato colpito da un malore mentre si accingeva a pronunciare l’omelia nella chiesa parrocchiale di Bozzolo. Per questo quest’anno la data del 24 aprile è stata scelta per ricordarne la figura nel 63esimo anniversario della morte. La commemorazione è avvenuta nel pomeriggio presso la chiesa parrocchiale di Bozzolo, dove sono conservate le sue spoglie. Qui, infatti, il servo di Dio del quale è in corso il processo di beatificazione, fu parroco per quasi trent’anni, dal 1932 sino alla morte.

La celebrazione, tenutasi nella Domenica in albis, è stata presieduta dal cremonese mons. Gian Carlo Perego, arcivescovo di Ferrara-Comacchio, affiancato dal vescovo di Cremona, mons. Antonio Napolioni, dal parroco di Bozzolo, don Luigi Pisani, e numerosi altri sacerdoti del territorio.

A introdurre la celebrazione, sulla piazza, il saluto del sindaco di Bozzolo, Giuseppe Torchio, che insieme all’orgoglioso riferimento per un don Mazzolari «patrimonio dell’umanità», con riferimento al convegno che ha visto don Primo protagonista all’Unesco, ha voluto anche ringraziare le suore di Maria Bambina che presto lasceranno Bozzolo, dopo una significativa presenza nel mondo della scuola che ha origine sin dal 1916; proprio il loro Istituto che si trova al di là della piazza sarà rivalorizzato – ha detto il primo cittadino – nel segno della pastorale e della memoria mazzolariana.

Subito dopo anche il saluto del vescovo Napolioni, che hanno voluto dare il benvenuto e ringraziare l’arcivescovo Perego per la sua presenza in diocesi in questa importante occasione.

Le parole dell’arcivescovo Perego nell’omelia sono state il racconto della sua vita da sacerdote, accompagnato spiritualmente dalla figura di Mazzolari in tutte le sue tappe.

«Non ho potuto conoscere don Primo – racconta Perego, dopo aver ricambiato i saluti del vescovo e dopo aver ringraziato Paola Bignardi, presidente della Fondazione Mazzolari, per l’invito –. Eppure lo sento come un confratello, come un amico, un compagno di viaggio nella strada presbiterale. Ho conosciuto don Primo in quarta ginnasio. E grazie al mio preside, don Carlo Bellò, storico e biografo di Mazzolari, partecipai a una serie di presentazione di libri di Mazzolari».

E don Primo lo ha accompagnato anche negli anni successivi: «Da giovane ebbi la fortuna di assistere il vescovo Assi per otto anni. Con lui respirai moltissimo la figura di Mazzolari, le sue opere, i suoi insegnamenti, e rimasi stupito dal suo profondo amore verso il Papa, ma soprattutto dalla corsia preferenziale che riservava ai più poveri. E anche negli anni in Caritas ebbi l’opportunità di notare la propensione di Mazzolari verso i più deboli, la sua attitudine caritativa, ma anche la sua obiezione di coscienza alle armi». E da qui l’arcivescovo cremonese, che in CEI ricopre anche il ruolo di presidente della Fondazione Migrantes, si è riallacciato allo scenario ucraino, citando i pensieri di don Primo: parole ancora attuali che richiamano la situazione di oggi, in cui persone, soprattutto donne e bambini, fuggono dalla guerra.

Poi uno sguardo e un pensiero alle Scritture: «In questa Domenica in albis, mi soffermo con voi a meditare sulla Parola; il Vangelo ci fa vivere la Pasqua con uno sguardo sullo scenario di oggi. “Pace a voi”, dice il Signore tre volte, anche a Tommaso, incredulo, e lo dice anche a noi oggi». «La pace non la si può conciliare con gli egoismi – conclude Perego –. Uccidere è la conseguenza della guerra e dove c’è la guerra, si viola il Vangelo».

La celebrazione, animata dalla corale parrocchiale, si è conclusa sulla toma di don Mazzolari con la preghiera per la sua beatificazione.

 

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