Il sottosegretario alle Finanze Baretta: l’Italia come un germoglio di primavera, fragile ma con grandi opportunità da trasformare in risultati

Venerdì 29 aprile a Palazzo Comunale l'incontro promosso dell'Ufficio diocesano per la Pastorale sociale e del lavoro in preparazione alla festa del 1° maggio
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Una serata in preparazione alla festa del lavoro e dei lavoratori del 1° maggio parlando di economia e sviluppo con il sottosegretario del Ministero dell’Economia e delle Finanze, l’on. Pierpaolo Baretta. È quanto promosso, seguendo una tradizione ormai consolidata, dall’Ufficio diocesano per la Pastorale sociale e del lavoro diretto da Sante Mussetola. L’appuntamento è stato nella serata di venerdì 29 aprile presso il salone dei Quadri del Palazzo comunale di Cremona.

L’evento, che ha visto la presenza del vescovo Antonio Napolioni, si è aperto con il saluto del sindaco di Cremona, Gianluca Galimberti.

Moderatore dell’incontro il prof. Fabio Antoldi, docente presso il dipartimento di Scienze economiche e sociali della sede cremonese dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, che ha introdotto i lavori spiegando il senso della serata, pensata come occasione di approfondimento e confronto sui temi del lavoro in uno scenario ancora fortemente segnato dalla crisi, pur in presenza di alcuni piccoli segnali di crescita. Un panorama in cui i solidi paradigmi del passato sono andati in frantumi e nel quale il problema lavorativo risulta ancora fortemente preoccupante, come ricorda anche il messaggio della Commissione episcopale per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace della CEI in occasione della Giornata del 1° maggio 2016, dal titolo “Il lavoro: libertà e dignità dell’uomo in tempo di crisi economica e sociale”.

Si è quindi entrati subito nel cuore della serata – dal titolo “Economia, sviluppo e lavoro. Strategia di insieme oltre la crisi” – lasciando la parola all’on. Baretta, che ha voluto anzitutto ricordare come Cremona sia una «terra di grandi tradizioni sociali e anche di sindacalisti»: «Siamo tutti debitori – ha affermato – della cultura sociale che è emersa da queste terre, anche con illustri personaggi che hanno segnato la nostra formazione culturale».

L’attenzione è andata quindi alla crisi economica, ancora palpabile, con lo sguardo rivolto in particolare al tema delle disuguaglianza. Il giudizio del sottosegretario Baretta sulla globalizzazione non è stato del tutto negativo: essa, infatti, ha portato al “tavolo” milioni di persone prima del tutto lontane, insieme a domande del tutto nuove. Certo se pare essersi ridotta la povertà assoluta, sembrano invece essere cresciute le distanze tra ricchi e poveri.

È cambiato il modo di vivere, con la popolazione che dalle zone rurali si è trasferita nei nuclei urbani (con una presenza attuale al 70%). Il quadro è quello di più servizi, ma meno risorse, con le stime per i prossimi 5 anni che preannunciano che 1 milione di persone in più vivrà in favelas.

Parola d’ordine «sviluppo», che secondo Baretta dipenderà da una diversa capacità di redistribuzione e dalla riduzione delle disuguaglianze). Ed è qui che entra in gioco la questione sociale.

Il sottosegretario del Ministero dell’Economia e delle Finanze ha quindi analizzato i due attuali modelli di economia: quello di tipo quantitativo, che ritiene che la ridistribuzione possa avvenire automaticamente più c’è crescita, e quello di segno opposto, che richiama la necessità di un’azione qualitativa. In questo senso Baretta ha posto all’attenzione su un binomio per un certo senso provocatorio e paradossale, come egli stesso ha affermato: solidarietà e convenienza. Solo unendo questi fattori ci sarebbe il punto di incontro tra le due tendenze economiche. L’esempio pratico ha guardato al problema dell’immigrazione: la solidarietà verso i Paesi stranieri – semplificando molto – offrirebbe all’Occidente la convenienza di non dover affrontare a casa propria un ingente afflusso di persone in cerca di una vita migliore.

Il sottosegretario all’Economia ha indicato quindi alcune strade concrete: una rilettura degli attuali parametri di ridistribuzione in cui il Pil non può essere l’unico criterio di definizione, il problema delle Istituzioni internazionali, il ripensamento dell’idea di impresa, la distinzione tra benessere e spreco e il ripensamento del welfare.

«L’Italia è in bilico – ha affermato, cercando di fotografare la situazione del Paese –. Da un lato ha alle spalle una pesante crisi e grandi ritardi; dall’altra è piena di opportunità che deve saper trasformare in risultati. Come i germogli di primavera: veri, ma fragili».

Necessario dunque un investimento fatto insieme. Con tre questioni prioritarie: il rafforzamento e la difesa dell’industria (guardando in particolare all’eccellenza del Made in Italy), il turismo e cultura («bel tempo e monumenti») e la logistica, con ponti e strade per fare del Paese una piattaforma di sviluppo.

Altra questione di primaria importanza il welfare, che deve superare l’idea di risposte uguali per tutti. «Lo Stato da solo non è in grado di dare una risposta a questa richiesta di welfare», ha detto Baretta ricordando l’importanza del privato sociale.

In conclusione il sottosegretario non ha tralasciato neppure di evidenziare l’impegno del Governo su questi fronti: dalla manovra economica con gli incentivi per le famiglie all’ammortamento del 140% per l’acquisto di beni delle imprese e la riduzione dell’Irap, dalla riduzione del cuneo fiscale agli incentivi per le nuove assunzioni, senza tralasciare gli interventi per favorire welfare aziendale e il sostegno al reddito.

Lo sguardo al futuro è dunque con una certa fiducia. «È una situazione di passaggio, difficile ma stimolante – ha concluso l’on. Baretta – in cui le carte sono giocabili. Usiamole bene!».

Ha quindi fatto seguito il dibattito. Tra le prime richieste di approfondimento da parte dei presenti il tema della ricerca, quello degli sprechi con un collegamento anche all’evasione fiscale e alla corruzione e il rapporto con l’Europa.

Il confronto è proseguito approfondendo la questione della solidarietà, anche in rapporto alla questione dei migranti, e la problematica della disuguaglianza nel rapporto politica-economia-finanza. E ancora cercando di individuare risposte mirate per una risposta del welfare specifica per i diversi settori e il tema del riposo dei lavoratori e della festa. Da ultimo ha preso la parola anche il vescovo Napolioni che, facendo riferimento al sottotitolo del convegno “Strategia di insieme oltre la crisi” ha rivolto lo sguardo al tessuto ecclesiale in una lettura globale del territorio.

L’incontro con il sottosegretario Baretta è stato promosso dell’Ufficio diocesano per la Pastorale sociale e del lavoro con il patrocinio e la collaborazione del Comune di Cremona e con l’adesione delle Acli cremonesi e delle sigle sindacali Cgil, Cisl e Uil.

La riflessione proseguirà con due successivi incontri. Il 10 giugno il prof. Dino Rinoldi, dell’Università Cattolica, aiuterà a riflettere su “Partecipazione, rappresentanza e governabilità in Europa. Come si sviluppa il processo democratico di governo nell’esperienza in Europea”.

Terzo e ultimo appuntamento il 2 settembre guardando alla riforma costituzionale insieme al sottosegretario alle Riforme Luciano Pizzetti e al costituzionalista Paolo Sabbioni, docente alla Cattolica, con un “Report sulle riforme del processo democratico in Italia tra rappresentanza, partecipazione e governabilità”.

I prossimi incontri sono in agenda alle ore 21, sempre presso il salone dei Quadri di Palazzo comunale.

Photogallery dell’incontro

 

Il messaggio della CEI per il 1° maggio