A Mbuji Mayi sta per aprire il reparto di Maternità sostenuto con Avvento di Fraternità 2016

Il progetto, finanziato anche dalla CEI, è coordinato dal missionario laico cremonese Paolo Carini
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La proposta dell’Avvento di Fraternità 2016, promossa in diocesi in sinergia con Caritas Cremonese e Centro missionario diocesano, è servita a sostenere il progetto di ristrutturazione e rilancio dell’ospedale pediatrico St. Jean Baptiste di Kansele, quartiere della città di Mbujii Mayi, capoluogo della provincia del Kasai orientale, nella Repubblica Democratica del Congo. I lavori ormai stanno giungendo a conclusione.

Un progetto di ristrutturazione e rilancio dell’ospedale St. Jean Baptiste di Kansele, finanziato dalla CEI, al fine di approntare un sistema di contabilità corretto e autosostenibile.

Mbuji Mayi è la quarta città del Congo come numero di abitanti, più di 2 milioni e mezzo, ed è conosciuta soprattutto perché costruita attorno a una miniera di diamanti.

La scelta di sostenere questa realtà non è stata casuale, visto che dal marzo 2016 vi opera il missionario laico cremonese Paolo Carini, della parrocchia S. Maria Annunciata al Boschetto (Cremona).

I lavori stanno giungendo alla conclusione e Paolo Carini ci ha inviato qualche informazione in più riguardo l’utilizzo dei fondi che sono stati raccolti in diocesi.

 

Mancano pochi giorni all’apertura del nuovo reparto di Maternità dell’ospedale St Jean Baptiste a Mbuji Mayi, nel Kasai orientale, provincia della Repubblica democratica del Congo. La realizzazione, alla quale ha contribuito l’Avvento di fraternità 2016 della Diocesi di Cremona, è stata portata avanti dall’Ascom di Legnago (Associazione per la Cooperazione Missionaria).

L’ospedale è statale, ma è gestito dalla Diocesi di Mbuji Mayi. Non ha alcun finanziamento pubblico né sostegno da Ong e si regge sui pagamenti da parte degli utenti stessi.

Il nuovo reparto, dotato di acqua corrente e di illuminazione, elementi del tutto eccezionali nelle case di Mbuji Mayi, dovrebbe consentire qualche presenza in più e un aumento conseguente delle entrate. È al momento una speranza perché la crisi economica che attanaglia il Congo tiene i malati lontani dagli ospedali.

Tutta la sanità congolese è a pagamento, ma questo pagamento è rigidamente anticipato. Può capitare pertanto che una persona che arriva in pronto soccorso con una mano sanguinante, debba prima recarsi alla farmacia ad acquistare materiale e medicinali. Poi deve attendere che il contabile, di solito con calma olimpica, rediga la fattura e prenda i soldi. Ha quindi la facoltà di recarsi in reparto e chiedere l’intervento degli infermieri. Di fronte a queste situazioni si può abbandonare l’impresa oppure insistere.

La seconda è l’opzione dell’Ascom, presa non senza qualche tentennamento. L’opera è stata finanziata dalla CEI per 210mila euro, ma alla fine costerà più di 300 mila euro. Hanno coperto la differenza Ascom e sostenitori esterni (tra i quali la diocesi di Cremona).

Il nuovo reparto ha una disponibilità di 25 posti letto e presenta una sala travaglio, una sala parto e una sala per incubatrici. Al momento ce n’è una sola in funzione, ma si prevede di averne almeno 3. Un servizio importante per una città che supera i 2 milioni e mezzo di abitanti.

L’ultimo disguido, ma non l’unico nella realizzazione, riguarda alcuni circuiti elettronici per la riparazione dell’autoclave dell’ospedale bloccati dalla dogana di Kinshasa. La dogana congolese è famosa per essere la più cara al mondo, ma non è del tutto normale che il costo richiesto per lo sdoganamento, 820 dollari per un pacchetto di 2 chili e mezzo, superi il prezzo di acquisto. Ma le vie congolesi sono imperscrutabili: può darsi che anche l’autoclave sia efficiente al momento dell’inaugurazione!

 

Alcuni scatti durante i lavori

Il nuovo reparto di Maternità dell’ospedale St Jean Baptiste