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DOMENICA 15 APRILE A BOZZOLO

La Messa di mons. Sigismondi
in suffragio di Mazzolari:
"Fede e ragione complementari
nella ricerca della verità"

«Tommaso, attraverso la prova della sua incredulità, riconosce che il Signore è "corporalmente vivo" e, al contempo, ci aiuta a discernere che la fede non si oppone alla ragione né si impone su di essa, ma la suppone, anzi la dispone ad allargare il suo campo visivo». È questo uno dei passaggi centrali dell'omelia che mons. Gualterio Sigismondi, giovane vescovo di Foligno, ha pronunciato domenica 15 aprile nella chiesa parrocchiale di San Pietro in Bozzolo in occasione della Messa per il 53° anniversario della morte di don Primo Mazzolari. Il presule nella sua dotta riflessione ha cercato, ispirato anche dal pensiero di don Primo, di spiegare il corretto rapporto che intercorre tra la fede e la ragione. Mons. Sigismondi il giorno precedente aveva partecipato all'annuale convegno della Fondazione Mazzolari dal titolo "Don Primo parroco ed educatore" celebrato a Verolanuova.

 Photogallery della celebrazione

Ascolta l'omelia di mons. Sigismondi

 
 
Ogni anno, nella domenica in albis, la Fondazione Mazzolari, presieduta da don Bruno Bignami e la parrocchia di S. Pietro di Bozzolo, guidata da don Gianni Maccalli, promuovono una celebrazione eucaristica in suffragio di don Primo Mazzolari, nell'annivesario della sua morte, avvenuta proprio la domenica successiva la Pasqua del 1959. Quest'anno l'Eucaristia è stata presieduta dal giovane vescovo di Foligno, mons. Gualtiero Sigismondi, esperto del pensiero mazzolariano: nella sua tesi di dottorato in teologia, pubblicata nel 1992 e ristampata nel 2002, dal titolo "La Chiesa: un focolare che non conosce assenze", egli ha approfondito, in maniera davvero magistrale, l'ecclesiologia di don Primo.
 
Alla celebrazione, animata dalla corale San Giovanni della parrocchia di "San Giuseppe Lavoratore" di Desenzano del Garda, hanno preso parte oltre a don Maccalli e don Bignami, anche don Elio Culpo, fondatore e animatore della casa di spiritualità "Piccola Betania", l'arciprete di Casalmaggiore don Alberto Franzini, il parroco moderatore dell'unità pastorale cittadina di S. Ilario e S. Agata mons. Dennis Feudatari e diversi altri sacerdoti del circondario. Nei primi banchi oltre alle autorità cittadine, guidate dal sindaco in fascia tricolore Anna Compagnoni, i componenti della Fondazione Mazzolari che dal 1981 lavorano alacremente per mantenere vivo l'interesse culturale attorno al parroco di Bozzolo, stimolando studi e ricerche sulle sue opere e sul suo pensiero e custodendo il suo archivio e la biblioteca.

Nell'omelia mons. Sigismondi ha esordito proprio con un pensiero di don Mazzolari che compara l'atteggiamento dei personaggi del Vangelo al momento della nascita di Cristo e quello dei protagonisti della risurrezione. Se nel Natale vi erano un'attesa, soprattutto di Maria e Giuseppe, nel momento pasquale non c'è nessuna aspettativa: gli apostoli impauriti sono chiusi nel Cenacolo e la donne vanno al sepolcro solo per onorare il corpo di un morto. «Forse nell'anima - scriveva don Primo nell'omelia di Pasqua del 1° aprile 1956 - era forte il bisogno di tutti di chiudere questa avventura, ritornare chi al proprio lago, chi alla propria barca, chi al proprio mestiere, chi alla propria casa». Da qui parte la riflessione di mons. Sigismondi che, in modo particolare, si è soffermato sull'avventura spirituale di San Tommaso «il quale dapprima non vuole credere alla testimonianza dei discepoli – “Abbiamo visto il Signore!” (Gv 20,25) – e poi, sopraffatto dalla luce pasquale, riconosce che Gesù è veramente risorto». «Tommaso, - ha continuato il presule - attraverso la “prova” della sua incredulità, riconosce che il Signore è “corporalmente vivo” e, al contempo, ci aiuta a discernere che la fede non si oppone alla ragione né si impone su di essa, ma la suppone, anzi, la dispone ad allargare il suo campo visivo».

Per mons. Sigismondi: «La fede di Tommaso incomincia quando l’inquietudine della mente fa entrare in fibrillazione il cuore. “L’intelligenza non ha la forza di mettere a posto il cuore – avverte don Primo –, ma è il cuore che ha la possibilità di mettere a posto l’intelligenza”. Con questa sottolineatura – compiuta il 28 aprile 1957, Domenica in albis – Mazzolari non chiede di sospendere il giudizio della ragione, ma di approfondirlo. L’ascesi umile e discreta della ragione manifesta l’innata vocazione dell’uomo di “cercatore della verità”. “Fede e ragione sono necessarie e complementari nella ricerca della verità. Una ragione debole – sottolinea con forza Benedetto XVI – è incapace di una fede ragionevole”».

«La “testimonianza” dell’incredulità di Tommaso - ha continuato il celebrante - ci avverte che l’invocazione più sincera in ordine alla fede non è quella avanzata dagli stessi Apostoli – “Accresci in noi la fede!” (Lc 17,5) –, bensì quella espressa da un padre che presenta al Signore il proprio figlio posseduto da uno spirito muto: “Credo; aiuta la mia incredulità!” (Mc 9,24)».

In conclusione mons. Sigismondi ha citato un'altra omelia di Mazzolari, pronunciata il 22 aprile 1957, lunedì di Pasqua: «Don Primo si è rivolto ai fedeli raccolti in questa Chiesa parrocchiale di Bozzolo dicendo loro: “La bellezza di ogni creatura è nella sua capacità di rinnovarsi”. Non trovo espressione più sintetica e più completa di questa per domandare al Signore la grazia di donarci un cuore semplice, cioè nuovo, dilatato dall’intelligenza della fede. Un cuore puro, un cuore nuovo è quello, con intelligenza d'amore, si mette nelle mani di Dio per continuare a sperare nelle sue promesse, nella sua infinita misericordia».

Al termine dell'Eucaristia il vescovo di Foligno, accompagnato dai sacerdoti concelebranti e dai ministranti si è portato dinanzi alla tomba di don Primo, posta vicino alla sagrestia della parrocchiale, a pochi passi dal presbiterio. Qui ha recitato una preghiera per i sacerdoti.

Nella stessa giornata è stata inaugurata, sempre nella chiesa di San Pietro, una mostra di pittura dell'artista locale Mario Rota che nella composizione dei suoi quadri si è lasciato ispirare dal libro "Diario di una primavera" di don Mazzolari. Le opere d'arte saranno poi donate alla Fondazione guidata da don Bignami. Rota ha ricevuto dalle mani dello stesso vescovo Sigismondi un medaglia commemorativa, segno di riconoscenza per la sua generosità.

 

Il convegno a Verolanuova

L’annuale Convegno di studi della Fondazione “don Primo Mazzolari” quest'anno è stato celebrato a Verolanuova. Si è voluto in questo modo celebrare la ricorrenza del centenario dell’ordinazione sacerdotale del giovane Primo Mazzolari, avvenuta il 25 agosto 1912, ad opera di mons. Giacinto Gaggia proprio nella parrocchia di residenza della famiglia, nella bassa bresciana. Le celebrazioni si è tenuta sabato 14 aprile in due tappe: il convegno nella sala della Biblioteca comunale e la cantata sacra “La più bella avventura” nella chiesa parrocchiale di San Lorenzo.

«Il convegno - spiega don Bruno Bignami, presidente della Fondazione Mazzolari - ha inteso contribuire alla riflessione della Chiesa italiana in questo decennio dedicato al tema educativo. Fermarsi sul ministero pastorale di don Primo significa necessariamente guardare alla sua opera di formatore delle coscienze. È il modo migliore per ricordare l’ordinazione sacerdotale di un prete che ha scritto con le sue parole e le sue scelte di vita alcune tra le pagine più coraggiose del Novecento italiano. Su un fatto tutti concordano: don Mazzolari era prete, prima ancora di essere scrittore, pacifista, saggista, ecumenico, opinionista, predicatore o altro. Anzi, era tutte queste cose in quanto sacerdote. Per questo la data della sua ordinazione non può passare inosservata a chi custodisce il valore del suo messaggio».

Il convegno, introdotto dal saluto del vescovo di Brescia, mons. Luciano Monari, ha visto la presenza di importanti relatori.  Don  Bignami ha ricostruito il ministero di Mazzolari parroco a Cicognara e a Bozzolo; don Erio Castellucci, della Facoltà teologica dell’Emilia Romagna, ha presentato la teologia del ministero ordinato nel pensiero di don Primo; mons. Gualtiero Sigismondi, vescovo di Foligno, ha parlato dell’attualità della concezione della parrocchia negli scritti del sacerdote bozzolese; la dott. Paola Bignardi, del progetto culturale della CEI, ha approfondito il Mazzolari educatore; il dott. Diego Maianti, neo laureato a Parma con una tesi su don Primo, ha relazionato sul periodo pastorale di Cicognara; il prof. Giorgio Vecchio, presidente del Comitato Scientifico della Fondazione, ha mostrato il rapporto tra il parroco don Primo e le amministrazioni locali.

In serata è stata eseguita la cantata sacra "La più bella avventura" composta dal maestro Federico Mantovani ed eseguita dal Coro Polifonico Cremonese in collaborazione con l’Orchestra “L’Incanto Armonico”. Nella Basilica di S. Lorenzo Martire, alle 21, ha risuonato, ancora una volta, il messaggio evangelico attraverso le parole del parroco di Bozzolo.
 

 

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