Ripensare il rapporto tra parrocchie e territorio, puntando decisamente sulla pastorale integrata, ovvero su una collaborazione più stretta e organica tra comunità vicine che può anche assumere la configurazione dell’unità pastorale (un’équipe di sacerdoti che guidano diverse parrocchie) o dell’aggregazione (Un unico sacerdote per più comunità). È questo uno degli obiettivi primari per il vescovo Lafranconi: lo ha ribadito nelle assemblee diocesane dello scorso anno al termine della visita pastorale e lo sta spiegando in questi mesi ai sacerdoti nelle diverse zone pastorali. Giovedì 12 aprile il presule ha incontrato i preti delle zone prima e seconda presso il centro di spiritualità del Santuario di Caravaggio proprio per confrontarsi su nuove collaborazioni tra parrocchie. Ultimo appuntamento sarà il 31 maggio con la zona terza che comprende un vasto territorio tra Soncino, Castelleone e Soresina. Rispetto alle altre parti della diocesi, la porzione milanese-bergamasca è composta da parrocchie medio-grandi che possono contare su molte risorse umane ed è quindi impensabile realizzare unità pastorali o aggregazioni. Occorre però puntare su una collaborazione stabile prima di tutto fra i sacerdoti e poi tra gli operatori pastorali. Vi sono, infatti, alcune problematiche che necessitano una risposta corale come il rapporto con la scuola, con il mondo del lavoro, con gli immigrati sempre più radicati sul territorio o con le nuove povertà. Non bisogna poi dimenticare la crescente mobilità delle persone che non hanno più un solo punto di riferimento come era un tempo.
Per il vescovo Dante la pastorale integrata presuppone tre condizioni: un cambio di mentalità di preti e laici che permetta di guardare al di là del proprio campanile, la salvaguardia della capillarità della Chiesa sul territorio e la capacità di progettare insieme la pastorale che non significa solo promuovere delle iniziative comuni, ma individuare obiettivi, realizzarli e verificarli insieme. Ciò che ha richiesto mons. Lafranconi è una vera e propria rivoluzione di pensiero e di azione, una sfida avvincente per tradurre con linguaggio comprensibile la perenne novità del Vangelo.
Il vicario della zona pastorale prima, don Marco Leggio, ha evidenziato la difficoltà della collaborazione zonale anche se vi sono molti laici ben disposti a confrontarsi e lavorare insieme. Nonostante alcune lentezze già da tre anni in zona prima sono proposte da tutte le parrocchie gli esercizi spirituali all’inizio della Quaresima con un stesso tema e schema celebrativo e con la scambio dei parroci e vicari che tengono le meditazioni serali. Comuni sono anche gli itinerari di preparazione al matrimonio e quelli per i formatori dei percorsi di iniziazione cristiana, così come alcuni incontri di natura socio-politica e in vista del grande incontro mondiale delle famiglie di Milano. Tra la zona prima e seconda sono, poi, in atto collaborazioni a livello giovanile e adolescenziale, sia in campo culturale e sia catechistico. Da parte sua il vicario della zona seconda, don Cesare Nisoli, ha evidenziato la difficoltà nella costituzione del consiglio pastorale zonale per la mancanza di nominativi di operatori pastorali.
Nel vivace dibattito alcuni sacerdoti hanno sottolineato che la pastorale integrata potrà funzionare realmente se nei preti e nei laici crescerà un maggior stile di servizio e non di possesso. Altri hanno invocato un progetto diocesano che individui con certezza le collaborazione tra parrocchie così da non lasciare ai singoli sacerdoti l'iniziativa con il rischio che si concluda con il loro trasferimento. Non pochi hanno puntato l’attenzione su una maggiore comunione tra vescovo e sacerdoti e fra i sacerdoti fra loro. E proprio sullo stile di vita presbiterale e sulla pastorale vocazionale sono stati spesi molti interventi: per alcuni occorre superare l’individualismo di cui purtroppo sono vittime anche i preti trovando momenti di preghiera, fraternità e confronto, per altrl è necessario impegnarsi a rendere affascinante la figura e il ministero sacerdotale prima di strategie o iniziative di carattere vocazionale. In questo caso resta fondamentale è l’attenzione alla singola persona, anche attraverso la direzione spirituale.
Al termine dell'incontro don Irvano Maglia, delegato episcopale per la pastorale, ha elencato le possibile proposte di collaborazione interparrocchiale. In zona prima il primo polo sarebbe composto da Calcio, Pumenengo, Santa Maria in Campagna, il secondo da Fontanella, Covo, Antegnate e Barbata, il terzo da Caravaggio, Masano e Vidalengo, il quarto da Fornovo San Giovanni e Mozzanica, da valutare, infine, la posizione Brignano Gera d'Adda. Per quanto riguarda la zona seconda resta l'impegno delle quattro parrocchie di Cassano d'Adda di continuare il cammino pastorale comune, mentre Rivolta d'Adda e Pandino, dato il consistente numero di abitanti, manterranno una gestione autonoma della pastorale. Sono stati proposti poi nuovi poli pastorali composti da Arzago, Casirate e Calvenzano (che fa parte della zona prima), quindi Agnadello e Vailate cui potrebbe aggiungersi Misano Gera d'Adda che però appartiene alla zona prima.
Mons. Lafranconi ha precisato che si tratta di proposte che dovranno essere valutate e discusse dalle singole zone e che saranno presentate il prossimo anno ai consigli pastorale zonali e ai rappresentati delle singole comunità parrocchiali: «Vogliamo procedere con gradualità - ha assicurato il presule - e desideriamo confrontarci con tutti. Nessuna decisione sarà calata dall'alto».
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