È stato presentato l'8 gennaio in Battistero l'arazzo restaurato della Cattedrale raffigurante “Lo sposalizio di Sansone con Dalila”. Presenti il vescovo Lafranconi, mons. Bonazzi, gli sponsor e le autorità locali. La cerimonia ha visto la presenza del vescovo Dante Lafranconi, del responsabile dell’Ufficio diocesano per i beni culturali, mons. Achille Bonazzi, del prefetto di Cremona Tancredi Bruno di Clarafond, del sindaco Oreste Perri e di quanti hanno reso possibile il restauro: le restauratrici Tiziana Benzi e Michela Verzelletti, il presidente della Fondazione Comunitaria della Provincia di Cremona Renzo Rebecchi e il Lions Club Cremona Host con il presidente Anselmo Gusperti e i past-president Gianfilippo Surico e Giorgio Rossini.
Nel suo intervento mons. Lafranconi ha ringraziato quanti si sono impegnati per il restauro del secondo arazzo (la Cattedrale ne possiede 12) del ciclo della vita di Sansone. Il presule ha poi ricordato che queste opere d'arte prima di essere ammirate per la bellezza, devono essere contemplate come segni di fede.
Grande soddisfazione è stata espressa dalle due realtà che hanno contribuito ai restauri: sia il presidente della Fondazione Comunitaria Rebecchi che il presidente del Lions Club Cremona Host Gusperti si sono detti onorati di aver collaborato al recupero di opere così insigni e si sono detti disposti a continuare nella sponsorizzazione.
«Questo restauro costituisce un'evidente testimonianza della generosità concreta dei cremonesi per la loro Cattedrale, anche se in un momento di crisi, non solo economica, ma soprattutto etica e culturale». Così mons. Bonazzi ha iniziato il suo intervento nel quale ha espresso riconoscenza agli sponsor e alle restauratrici.
«Il lavoro della dottoressa Benzi - ha detto mons. Bonazzi - ha comportato diverse fasi di lavorazione come le prove di spolveratura, la definizione della tipologia con successiva rimozione delle toppe, la definizione del grado di sporco sotto le toppe, la spolveratura, il lavaggio, il posizionamento degli orditi liberi, le prove di colore ed infine il restauro vero e proprio sia sul fronte che sul retro».
Nel suo intervento il sacerdote ha offerto due anticipazioni: anzittutto che gli arazzi saranno esposti in Cattedrale, non più attorno alle colonne, secondo la loro collocazione originale, ma in una modalità nuova; inoltre nelle prossime settimane sarà inaugurata una statua lignea policroma che a detta degli esperti costituisce se non il capolavoro senz'altro uno d i capolavori dell'arte lignaria policroma del Rinascimento dell'Italia Settentrionale. Il restauro è stato possibile grazie al contributo dell'8xmille della CEI.
Estremamente tecnico il contributo della restauratrice piacentina Tiziana Benzi: «Il restauro realizzato - ha detto la dott.ssa Benzi - è di tipo conservativo che consiste nel consolidare l'opera fermandola ad un supporto tessile, il lino, posto sul retro».
Appena giunta in laboratorio, era il 3 agosto 2009, l'opera è stata sottoposta ad indagini scientifiche: «Si è osservato - ha continuato la restauratrice - il tipo di degrado naturale dettato dal tempo e delle vistose lacune create dai precedenti interventi di restauro; si è studiato e campionato il particellato di polvere depositatosi nel tempo sia sul dritto e sia sul rovescio dell'opera che comportava la secchezza delle fibre e un'opacità dei colori; si sono visionate le numerose lacune che interessavano cadute di trama e di ordito soprattutto nelle linee di demarcazione dei contorni architettonici e figurativi... le ombre per intenderci»
Dopo rilievi grafici si è attuata la spolveratura per eliminare il primo strato di sporco depositatosi sull'arazzo: «questa operazione - continua la Benzi - avviene sia sul dritto che sul rovescio dell'opera con l'ausilio di un aspiratore e di una rete termosaldata che ha la funzione di proteggere l'arazzo, nelle parti più fragili, da eventuali sfregamenti del bocchettone».
Con l'aiuto dei bisturi la Benzi, coadiuvata da Michela Verzelletti e Chiara Rossi, ha rimosso tutti i rammendi ed i vecchi restauri realizzati in modo disordinato: questo intervento, particolarmente delicato, ha liberato l'opera da tutti gli elementi incongrui che creavano uno stress meccanico fortissimo sul materiale originario.
Liberate le zone da quesi ultimi, quindi, la struttura risultava infragilita tanto da dover rinforzare e sorreggere queste parti applicando a cucito un tulle di protezione.
Sono seguiti attenti controlli per constatare la tenuta dei coloranti e quindi le restauratrici hanno proceduto al lavaggio ad acqua dell'arazzo, una delle fasi considerate più delicate di tutto l'intervento. Dopo l'asciugatura in modo naturale sono stati applicati sul retro, tramite un'imbastitura, supporti di lino, che fungono da sostegno all'opera originale permettendo di riequilibrare gli spazi e le zone precedentemnte deformate.
«Posizionato tutto in dritto filo, - conclude la Benzi - si è proceduto alla fermatura definitiva dell'arazzo tramite cuciture più o meno rade che hanno permesso all'arazzo di rafforzarsi per essere riesposto dopo tanti anni di oblio... Una curiosità per realizzare le cuciture di restauro sono state utilizzati circa 10.000 metri di filato in cotone». |