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SANTUARIO DI CARAVAGGIO
In una Basilica gremitissima
il vescovo Lafranconi
ha presieduto la veglia
dell'Annunciazione del Signore
 
Centinaia di persone si sono radunate, mercoledì 24 marzo, al Santuario di Caravaggio per partecipare alla veglia nell’Annunciazione del Signore con la quale mons. Lafranconi, vescovo di Cremona, ha aperto solennemente le celebrazioni per il terzo centenario dell’incoronazione dell’effigie della Vergine.

 

La cronaca della Veglia

Alle 21 il presule ha fatto il suo ingresso nel tempio mariano e dopo aver sostato qualche istante in adorazione davanti all’Eucaristia ha presieduto il rito del lucernario: dalla lampada che sempre arde dinanzi al Tabernacolo ha attinto la fiamma per accendere i ceri dei sacerdoti,  dei fedeli e della lampada votiva che arderà per tutto il tempo delle celebrazioni centenarie.

Mentre la possente Schola Cantorum intonava il canto “Cristo Signore” e la fiamma si trasmetteva da fedele a fedele, il presule, accompagnato da sei concelebranti, si è diretto verso la navata minore della basilica dove, attorniata da fiori e lumi, si ergeva il simulacro dell’Apparizione, con la Vergine solennemente in piedi e Giannetta devota in ginocchio.

Dopo aver deposto il lume dinanzi alle due statue, tornate splendide grazie al recente restauro in Val Gardena, mons. Lafranconi ha ricevuto il saluto del rettore don Gino Assensi: «Con questa veglia nell’Annunciazione – ha esordito il sacerdote – continuiamo una tradizione antica. Per tanto tempo, infatti, molte persone nella notte tra il 24 e il 25 marzo dalle loro case rivolgevano gli occhi e il cuore verso il Santuario oppure convenivano davanti alla basilica a pregare, facendo memoria del mistero dell’incarnazione del Signore, fiore germinato nel grembo della Vergine Madre all’annuncio dell’angelo Gabriele». Il rettore ha quindi ringraziato il presule per la lettera inviata a tutta la diocesi nel 29 novembre scorso scritta «al fine di aiutarci a vivere in modo spiritualmente proficuo queste celebrazioni; grazie anche per aver chiesto e ottenuto dal Sommo Pontefice, mediante la Penitenzieria apostolica, il dono dell’Indulgenza al fine di offrire ai pellegrini un’ulteriore opportunità di santificazione».

Il rettore ha poi fatto riferimento al restauro del simulacro dell’Apparizione: «Davanti ad un’immagine tanto familiare e – per questo – tanto cara, ogni pellegrino è aiutato ancora ad identificarsi nell’umiltà di Giannetta per accogliere – attraverso Maria – la misericordia di Dio, per dire la propria gratitudine o per sfogare l’animo esacerbato, per dire la gioia che erompe dal cuore o per confidare una pena, per ricercare la salute dello spirito o chiedere quella del corpo».

Terminato l’indirizzo di benvenuto, nel quale don Assensi ha ricordato anche le tante persone che operano in santuario, il Vescovo ha invitato ad acclamare prima a Dio Padre, poi a Gesù Figlio e  infine allo Spirito Santo: ogni volta il coro ha risposto intonando l’antifona del centenario “L’anima mia magnifica il Signore: egli incorona gli umili di vittoria!” musicata dallo stesso rettore e da Roberto Grazioli.

È seguito quindi il canto Akathistos, lungo e solenne inno della liturgia orientale dedicato alla Vergine Maria. Composto da ventiquattro stanze è stato in parte cantato dalla corale e in parte recitato dal noto attore Maurizio Tabani.

Culmine della veglia è stato, quindi, l'annuncio dell'Incarnazione introdotto da una monizione del Vescovo: «Si compie un’attesa – ha proclamato il presule – e una veglia di secoli e secoli nel momento in cui Cristo, entrando nel mondo, dice: “Ecco, io vengo per fare, o Dio, la tua volontà”, e la vergine Maria, di fronte al progetto di Dio annunciato dall’angelo, dice: “Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto”. In virtù di questo “Eccomi” pronunciato da Cristo, servo del Signore, e da Maria, Serva del Signore, la nostra salvezza diviene realtà. Nuova speranza, dunque, ravvivi la Chiesa; cielo e terra si uniscano nella lode!”. In quel momento il silenzio è sceso in basilica come se tutta l’assemblea aspettasse quel “sì” di Maria che cambiò la storia del mondo; pochi istanti dopo le campane del santuario hanno cominciato a suonare, a seguire si sono aggiunti gli organi, mentre le luci di tutta basilica, fino a quel momento illuminata da pochi fari e dai ceri dei fedeli, sono state tutte accese.  Oltre che da questi segni visibili di festa il mistero dell’Incarnazione è stato  annunciato dal canto dell’Angelus Domini completato dalle tre Ave Maria recitata dal Vescovo, dal versetto e dall’orazione conclusiva.

Accompagnato dal suono festoso dell’organo mons. Lafranconi e sei concelebranti principali (mons. Roberto Ziglioli, rettore emerito del Santuario, mons. Giovanni Amigoni, parroco di Caravaggio, don Marco Leggio, vicario della zona I, don Cesare Nisoli, vicario della zona II, mons. Amedeo Ferrari, prevosto di Castelleone e don Silvio Spoldi, custode del santuario della Misericordia di Castelleone) sono scesi allo speco per assumere i paramenti per la celebrazione eucaristica. Una cinquantina di sacerdoti, già rivestiti del camice e della casula bianche, avevano trovato posto nel transetto nord fin dall'inizio della liturgia.

Dallo speco, processionalmente, i celebranti si sono diretti in presbiterio: qui il Vescovo ha incensato la mensa e ha intonato il canto del Gloria. È seguita la liturgia della Parola e poi l'omelia di mons. Lafranconi.

“Siamo contenti – ha esordito - di ritrovarci questa sera per onorare la Madre di Dio, per accogliere un’altra volta il messaggio affidato a Giannetta e per raccogliere dall’esempio della Vergine motivi che rinvigoriscano la nostra fede e che ci aiutino a completare il cammino della nostra conversione”.
Commentando il brano evangelico della visita dell’angelo a Maria proclamato poco prima, il presule ha spiegato: “Il mistero dell’Annunciazione è il punto di contatto tra due estremi: il cielo, la terra, l’eterno e il tempo, il finito e l’infinito; dove il cielo, l’eterno e l’infinito sono rappresentati dal il Verbo che si fa carne e la terra, il tempo e il finito rimandando a quella ragazza di Nazareth che presta la sua umanità”.

Gesù attraverso l’incarnazione divinizza l’uminità: la sua grazia è quindi accessibile ad ogni uomo, ma certamente la prima persona che gode di questo dono è sua madre, la Vergine Maria. Ma se la salvezza è anzitutto dono di Dio, compito dell’uomo è riconoscerla ed accettarla nella propria vita: “L’impegno di tutta la nostra vita cristiana è quello di mantenere e portare a compimento questa grazia che ci è stata elargita dall’umanità santa del Cristo.  E come definiamo questo impegno? Lo definiamo con il termine conversione”. E poi ha specificato: “Convertirci significa riconoscere che noi uomini siamo di più di quello che può apparire esternamente".

Maria è l'esempio più alto: ella si è fidata di Dio e a lui ha offerto tutta la sua esistenza nonostante non riuscisse a capire tutto del disegno divino. Per il Vescovo la vittoria di Maria risiede nella sua umiltà, nell’accettazione silenziosa e fedele della sua creaturalità che mette a disposizione di Dio.

Il credo gregoriano è stato cantato alternativamente dalla corale e dall’assemblea. La sola Schola ha eseguito a quattro voci l’Ircanatus est mentre celebranti e fedeli in ginocchio rendevano l'onore dovuto al mistero dell’Incarnazione.

La celebrazione è poi continuata con la liturgia eucaristica: tante le comunioni distribuite dai sacerdoti mentre la corale intonava il meditativo e sempre suggestivo “Ave verum” di Mozart.

Prima della benedizione conclusiva mons. Lafranconi ha rivolto un breve saluto in lingua portoghese alle numerose comunità del Brasile che venerano la Vergine di Caravaggio e che erano collegate attraverso internet.

Il canto del Salve Regina ha accompagnato la processione conclusiva, mentre i fedeli si assiepavano attorno al simulacro per accendere un lume, depositare un fiore, innalzare una preghiera.

La celebrazione è stata animata dai cantori dalle parrocchie di Brignano, Caravaggio, Cassano, Fontanella, Fornovo, Misano, Mozzanica diretti da don Gino Assensi. Hanno impreziosito i canti i solisti: Maris Agazzi (soprano), Maria Miccoli (contralto), Enea Butturini (tenore), Fiorenzo Bano (basso). Ad accompagnare i canti oltre ai maestri Giovanni Merisio al grande organo e Roberto Grazioli al positivo anche un quartetto di ottoni: Gigi Ghezzi e Antonio Stabilini (trombe), Ivo Salvi e Massimo Blini (tromboni).

Ottimo il servizio liturgico prestato dai ministranti della parrocchia di Caravaggio coordinati con precisione da don Antonio Aresi, prorettore del Santuario.

 


 

 

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