Cattolici e ortodossi, 10 anni fa l’incontro a Ravenna

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Il documento di Ravenna compie dieci anni. La decima plenaria della Commissione mista per il dialogo tra cattolici e ortodossi si riunì nella città dei mosaici tra il 7 e il 15 ottobre 2007 e il 13 le delegazioni firmarono un documento destinato a cambiare in parte la strada del dialogo ecumenico all’interno della cristianità. Al centro dell’accordo il tema della «conciliarità e autorità» nella comunione ecclesiale: per la prima volta, in un documento ufficiale, cattolici e ortodossi concordarono sul fatto che la Chiesa è universale e che il vescovo di Roma, la Chiesa che presiede nella carità, rappresenta in essa un «protos» tra i patriarchi. Le differenze stavano e stanno tuttora nell’interpretazione diversa tra Chiese d’Oriente e di Occidente di questa primazia. Ma un passo significativo verso l’unità, dal punto di vista teologico, in quei giorni venne compiuto, grazie al cardinal Walter Kasper che guidava la delegazione cattolica, e a Ioannis Zizioulas, metropolita di Pergamo, rappresentante del Patriarcato di Costantinopoli. A fare da padroni di casa, invece, l’allora arcivescovo di Ravenna-Cervia, Giuseppe Verucchi, e il direttore dell’Opera di religione, don Guido Marchetti. «Ravenna per un momento era tornata il centro della cristianità – ricorda Enrico Maria Saviotti, oggi direttore dell’Ufficio comunicazioni sociali della diocesi, tra gli organizzatori di quell’incontro –. La cristianità delle origini, ante scisma del 1054, sotto l’egida della croce di Agnello. Ravenna rappresenta tanta parte di quel mondo perché i suoi luoghi sacri, basiliche e battisteri, evocano un tempo in cui la Chiesa era ancora indivisa, dove non si conosceva la distinzione tra cattolici e ortodossi».
Il documento di Ravenna non fu una meteora nel dialogo ecumenico. La mancata ratifica da parte della Chiesa russa fu un limite del documento firmato dieci anni fa che segnò una empasse fino a qualche anno fa. Ma dopo lo storico incontro tra papa Francesco e il patriarca di Mosca Kirill e con il progredire dei rapporti interni all’ortodossia, nel settembre dell’anno scorso si è giunti a un altro passo importante, con la firma del documento di Chieti, anche da parte della Chiesa russa. “Regista” dell’assemblea che ha portato al documento è stato Bruno Forte, arcivescovo di Chieti-Vasto e consultore del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani: «Il documento di Chieti è uno sviluppo di quello di Ravenna – spiega Forte – che a suo tempo ha rappresentato uno sfida per il dialogo che ha aperto sul concetto di sinodalità e lo ha indirizzato verso il primato della Chiesa di Roma».

DANIELA VERLICCHI

Da “Avvenire”, 23 novembre 2017