Violenza tra i giovanissimi a Cremona, sintomo di un vuoto che ci interroga

Una riflessione di don Paolo Arienti, incaricato diocesano di Pastorale giovanile sul caso di cronaca "Cremona.dissing"
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Merita una riflessione non superficiale il caso di cronaca che ha visto 7 arresti e altre 18 denunce per giovani tra i 15 e i 18 anni nell’ambito dell’inchiesta condotta dalla Compagnia Carabinieri di Cremona sugli episodi di violenza con protagonista una baby gang legata ad un gruppo nato sui social network e denominato “Cremona.dissing”.

Episodi di violenza gratuita nei confronti di coetanei indifesi avvenuti nelle strade e nelle piazze del centro cittadino che – come ha commentato anche il Sindaco Gianluca Galimberti “ci devono interrogare tutti, come cittadini, come amministratori, come genitori, come educatori”. Per questo proponiamo di seguito una riflessione di don Paolo Arienti, responsabile diocesano della Pastorale Giovanile:

«Sono le immagini che mai vorremmo rilanciare, perché raccontano la brutta storia di un avvelenamento: avvelenato è l’umano, distorto nella sfida stupida dell’assalto e del disprezzo, verbale e fisico; avvelenato è il web che diventa cassa di risonanza per storie di male; avvelenato è un tempo in cui si salta dai sorrisi di alcuni ai pugni chiusi di altri. E quando scopri che sei a Cremona, nelle sue piazze e nelle sue vie, non puoi non interrogarti sui figli di una città: perché non ci sono solo le eccellenze scolastiche o sportive, nemmeno solo i “bravi ragazzi” che sanno come mettere a frutto il loro tempo. Ci sono ancora molti nostri figli che rischiano di essere di nessuno, magari sfacciatamente; che non desiderano quasi più nulla e ricorrono a compensazioni di vuoti a dir poco pericolose. Interroghiamo i nostri sguardi e le nostre presenze; guardiamo da vicino il termometro del nostro linguaggio e del nostro livore; vediamo se tutte queste possibilità per i più giovani proprio ci sono, oppure se qualcuno non abbia suonato la ritirata.
Restare umani è anche questo: riscoprire un senso di marcia e in definitiva saper amare qualcuno, magari un poco meno se stessi, la propria immagine scolpita e perfetta, il proprio cellulare, quei quattro soldi che altri ci hanno fatto avere».

(Fonte: TeleRadio Cremona Cittanova)

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