Unitalsi, concluso il pellegrinaggio a Lourdes guidato da mons. Napolioni

Il "bilancio" dell'esperienza nel video-racconto di un giovane intervistato dal Vescovo

Giovedì 14 settembre è stato l’ultimo giorno di permanenza a Lourdes per il gruppo cremonese che ha aderito al pellegrinaggio regionale promosso dall’Unitalsi e guidato dal vescovo Antonio Napolioni. Una giornata di cielo nuvoloso iniziata con la consueta Messa del personale delle ore 6.15, sempre molto partecipata da quanti non erano in servizio in quel momento. Proseguendo, la mattina si è aperta alle ore 8.30 con la celebrazione eucaristica di fine pellegrinaggio presieduta dal vescovo Antonio insieme a tutti i sacerdoti unitalsiani presenti nei quattro giorni a Lourdes.

 

Nella ricorrenza dell’Esaltazione della Croce, mons. Napolioni ha iniziato l’omelia con una domanda: «Che dire alla fine di questo peĺlegrinaggio? È come  la mattina di Pentecoste, quando i  discepoli si sentirono trafiggere il cuore. Anche noi alla fine di questo pellegrinaggio dobbiamo dire che cosa ha trafitto il nostro cuore: la preghiera, il silenzio? Dopo tanti giorni dedicati alla Mamma arriva la festa della Santa Croce, esaltare la croce sembra assurdo, è uno strumento di tortura dei più maledetti, ma i cristiani ne hanno fatto uno strumento di speranza, anche se le croci sono: sofferenza, dolore, morti». E ha proseguito: «Domani sarà la festa di Maria Addolorata, che ci precede sempre nelle nostre case e nelle nostre comunità. Come una madre si prende cura dei suoi figli, la mamma celeste si prende cura della Chiesa, di “quest’ospedale da campo” come dice papa Francesco. In questo pellegrinaggio in cui non sappiamo chi più ha dato o ha ricevuto – lo sanno bene i giovani attraverso i racconti dei malati, del loro sorriso – diventiamo una Chiesa che ha cura dei sofferenti e allora veramente la Croce è esaltata, perché Gesù ha cura di tutti i più deboli, i più fragili, con l’Amore».

Dopo l’omelia si sono ricordati gli anniversari di consacrazione religiosa, di ordinazione (tra cui i 15 anni di sacerdozio di don Maurizio Lucini, assistente cremonese) e di matrimonio (tra cui una coppia di volontari cremonesi: i 40 anni di Fernanda e Giuseppe).

Alla fine della celebrazione l’assemblea è andata in processione con i celebranti portando i ceri e accendendoli nel nuovo luogo destinato alle candele votive in Prateria.

A seguire, sotto una pioggia battente il gruppo cremonese si è spostato nella grande tenda poco più distante per la cerimonia di accoglienza dei “primini” (volontari al primo anno di pellegrinaggio) e di coloro che erano al secondo anno di servizio a Lourdes, per sottolineare la loro scelta di tornare. Tra loro diversi i giovani (e non) cremonesi. Il vescovo Antonio ha benedetto i segni donati loro: una candela e un rosario.

Ultimo impegno prima della partenza è stata la recita del Rosario: parte dei pellegrini nella chiesa di Santa Bernadette; mentre per altri, tra i quali la sottosezione Unitalsi di Cremona presso la struttura albergo Salus Infirmorum con il vescovo Napolioni. Nella recita delle Ave Maria sono stati coinvolti alcuni ospiti di Fondazione Sospiro e alcuni giovani in servizio.

Dopo la preghiera gli ultimi acquisti, i saluti, la cena e in viaggio per il ritorno nelle proprie case o strutture.

 

Il racconto dell’esperienza di Lourdes
nelle parole di Guglielmo Tarcisio Paluschi intervistato dal Vescovo

 

 Photogallery completa dell’intero pellegrinaggio

 

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