“Un nuovo patto tra generazioni cristiane” tra gli esiti del Sinodo dei giovani

Il racconto dell'esperienza sinodale proposto ad un gruppo di adulti ed educatori e le loro reazioni "a caldo" nella serata di venerdì 9 in Seminario,
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«Terminato il Sinodo dei giovani… ora comincia il “Sinodo” degli adulti attorno ai giovani..». E’ la battuta, non così scontata, con cui il Vescovo ha concluso la serata proposta come prima sintetica restituzione ai laici del percorso che ha impegnato Diocesi e Ufficio di Pastorale Giovanile per quasi due anni. Un’esperienza di intenso ascolto e discernimento che ha aperto una stagione ecclesiale tutt’altro che conclusa.

Il confronto offerto ad adulti,  nella serata non particolarmente frequentata di venerdì 9 giugno in Seminario, è stato introdotto da un video di sintesi dell’intero percorso del Sinodo (a cura del Centro televisivo diocesano TRC) e dalla appassionata relazione di Elena Poli, membro della Segreteria sinodale, che ha sintetizzato l’esito del percorso attorno a tre dimensioni: il positivo incontro tra le diverse appartenenze ecclesiali, l’evidente richiesta di un nuovo patto tra le generazioni cristiane nella Chiesa locale avvertito con inaspettata responsabilità nell’assise dei giovani, il forte segnale di speranza e fiducia nel futuro che il Sinodo ha rappresentato.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Proprio il dialogo tra l’eredità del passato e l’accoglienza del nuovo è stato il cuore degli interventi dei laici e sacerdoti presenti. Da una parte si è rimarcata la necessità di una memoria storica  sui passi sperimentati nei decenni della Chiesa locale (come, ad esempio, la preziosa eredità delle esperienze laicali associative, pagina spesso sconosciuta alle giovani generazioni); dall’altra ci si è dichiarati fiduciosi e disponibili ad accogliere il protagonismo giovanile, suggerendo l’opportunità di un sostegno ed accompagnamento rispettoso.

 

Il vescovo Napolioni ha colto le provocazione ribadendo il desiderio che l’esperienza sinodale possa aprire una nuova stagione di dialogo e progettualità, non solo per la pastorale giovanile ma per la compagnine diocesana nel suo insieme. «Il virus della paura del futuro, nella pastorale, nel confronto con il nostro tempo di trasformazioni deve essere combattuto – ha concluso – i giovani possono essere un efficace antivirus».

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