Il “ritorno” di don Spinelli nella Casa Madre delle Adoratrici

Dopo le operazioni di rito da parte dei membri del Tribunale ecclesiastico, il corpo del Beato è stato posto in una nuova urna di cristallo
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Il corpo di don Francesco Spinelli, il fondatore delle suore Adoratrici del SS. Sacramento, che il prossimo 14 ottobre sarà proclamato santo, ha fatto ritorno, dopo alcune settimane di assenza, nella cappella della Casa Madre delle Adoratrici, a Rivolta d’Adda. Lo ha fatto nel pomeriggio di venerdì 27 luglio in una nuova urna. Un diamante nuovo, luminoso, prezioso quanto a contenuto ed eloquente quanto a simbolo: è la ricchezza della santità di Dio che prende forma e irradia infiniti colori nella santità dei suoi santi.

Nel primo pomeriggio il corpo del beato Francesco Spinelli è stato portato in chiesa, appoggiato sulla base della nuova urna, dove è rimasto fino al tardo pomeriggio per la preghiera delle sue suore che hanno potuto “vederlo da vicino”.

Verso le 16.30 i membri del Tribunale ecclesiastico hanno raggiunto Casa Madre per le operazioni di rito.

A cominciare dalla firma ufficiale della pergamena, realizzata dalle monache Visitandine di Soresina, con le indicazioni di riconoscimento della salma e la data di chiusura dell’urna. Hanno apposto la loro firma, sotto quella del vescovo Antonio Napolioni, il parroco di Rivolta e delegato episcopale mons. Dennis Feudatari, don Paolo Carraro, Promotore di Giustizia, don Daniele Piazzi, Notaio;  la superiora generale delle Adoratrici madre Isabella Vecchio insieme al Consiglio. E ancora: madre Camilla Zani (superiora generale emerita), la postulatrice suor Concetta Dipietro e i realizzatori dell’urna: i fratelli Francesco e Giovanni Borghi, con i figli Matteo e Elena.

Canonizzazione nuova urna

In un sacchetto sono state quindi poste la medaglia commemorativa della canonizzazione, realizzata dai fratelli Borghi, e la serie completa delle monete correnti.

Mentre le numerose suore presenti pregavano il Rosario, si è provveduto a saldare con il sigillo vescovile i due sacchetti, contenenti pergamena, medaglia e monete, poi posti sotto la veste di don Spinelli.

Canonizzazione nuova urna

A questo punto i membri del Tribunale, gli operai della struttura (Luigi Nicoli e Valentino Gregori), gli esperti vetrai e gli artisti Borghi hanno chiuso l’urna con la parte in vetro. Quindi don Carraro e mons. Feudatari l’hanno sigillata, con due doppi sigilli, a capo e a piedi dell’urna.

Canonizzazione nuova urna

Mentre l’assemblea intonava il canto di lode, il corpo del Beato è stato portato fino ai piedi dell’altare. Toccante il momento dell’incensazione, sulle note del nuovo inno a don Spinelli recentemente composto da mons. Frisina: “Per amore pane spezzato, fatto dono per l’umanità”.

Dopo la benedizione, l’urna è ritornata nel sacello in fondo alla chiesa, dove i resti mortali del Fondatore delle Adoratrici sono ospitati da 26 anni. Qui è stata fissata l’urna, come in precedenza in modo sospeso, a ricordare che la santità è proprio l’anelito di chi – con i piedi ben piantati in terra – vive con il cuore fisso in cielo. Da lì, in quel suo essere diamante sospeso, ora ancora più forte, don Francesco sembra esortare a non dimenticare che “la nostra vita è tutta in cielo e di cielo!”.

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Lo speciale dedicato alla canonizzazione di don Spinelli

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