Terremoto, l’intervista del Vescovo al Corriere Adriatico

Mons. Napolioni dopo la visita nella sua diocesi del 10 dicembre: «Sono rimasto colpito positivamente dalla voglia di tutti di ritornare per quanto è possibile alla normalità»
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Pubblichiamo l’intervista che mons. Napolioni ha rilasciato al Corriere Adriatico al termine della visita alla sua diocesi di origine Camerino-San Severino Marche del 10 dicembre scorso. In quell’occasione il presule, accompagnato dal sindaco Gianluca Galimberti e da don Antonio Pezzetti, direttore della Caritas cremonese, ha presieduto a S. Severino la messa nella tensostruttura allestita grazie alla solidarietà dei cremonesi. Ecco il testo integrale redatto dal giornalista Lino Muscolini.

Era venuto a fine ottobre nel centro di accoglienza allestito al palasport “Albino Ciarapica”, dove erano ospitati numerosi terremotati senza casa, a portare conforto. Lui è monsignor Antonio Napolioni, vescovo di Cremona che in realtà qui tutti conoscono come don Antonio perché a San Severino è stato parroco. Una figura dinamica, acuta, ironica pronta a declinare con tutti i registri sociali il messaggio della Buona notizia. E sabato scorso, 10 dicembre, nonostante i tanti impegni dovuti al nuovo, prestigioso incarico, ha fatto ritorno alla parrocchia di San Severino Vescovo, a San Severino, per officiare una funzione speciale, quella celebrata nella tensostruttura allestita nel campetto da calcio di Don Orione. Con lui c’erano le massime cariche comunali di Cremona: sono stati accolti dal sindaco sanseverinate Rosa Piermattei e da una moltitudine di fedeli che hanno avuto modo di apprezzare le sue parole di incoraggiamento in un momento tanto difficile.

 

Don Antonio, il dono della tensostruttura è stato davvero gradito, di chi è il merito?

«»È stato un dono della Caritas di Cremona che, coordinando gli aiuti di tanti benefattori, ha allestito la tensostruttura nel campo sportivo dell’oratorio Don Orione della parrocchia di San Severino Vescovo dove per cinque anni ho vissuto un’esperienza significativa della mia vita di sacerdote. L’acquisto della tensostruttura è stato sostenuto anche con i fondi raccolti dal Sistema Cremona sul conto istituito, per volontà del Comune, alla Fondazione Città di Cremona. Potrà costituire un luogo di incontro e di convivialità per la comunità parrocchiale, per grandi e piccoli, centro di aggregazione anche per tutti i cittadini di rione Mazzini e dei quartieri limitrofi. Soprattutto sarà un luogo dove potersi sentire sicuri, considerata la terribile esperienza del recente sisma. Del resto, si tratta di una tenda montata su assi di legno che può ospitare un gran numero di persone che, trovandosi quasi all’aperto, sono rassicurate per eventuali scosse che non risulterebbero pericolose».

 

Un’esperienza unica quella della tensostruttura?

«No, oltre a quella di San Severino ne è stata eretta un’altra a Camerino, nella zona dei collegi universitari de Le Mosse. Una bella opportunità anche per i fedeli camerti. Sono rimasto colpito positivamente, sabato scorso, dalla voglia di tutti di ritornare per quanto è possibile alla normalità evidenziata anche dalla ripresa del catechismo. Grandi e piccoli hanno formato un’unica assemblea. Il sisma, che per fortuna non ha causato vittime,ma solo danni materiali, e di questo dobbiamo ringraziare il Signore, ci ha fatto fare un po’ meno i… difficili. Siamo tornati all’essenziale. Dobbiamo tornare alla semplicità di un tempo. Ed ovviamente imparare a convivere con un cliente scomodo come il terremoto. L’orografia della zona non lascia dubbi».

 

Ha subìto danni anche lei?

«Sì, a un’abitazione che ho a Pievebovigliana, che in futuro dovrebbe chiamarsi Valfornace, che era un luogo di ritrovo per i ragazzi. Anche l’arcivescovo Francesco Giovanni Brugnaro è stato penalizzato dal terremoto ma non si è perso d’animo ed anzi, quando io sono venuto a trovare i miei ex parrocchiani lui viaggiava verso la Lombardia per chiedere solidarietà. Si sta impegnando al massimo».

 

Che sensazioni le fa affiorare il terremoto?

«Un senso di impotenza. I parrocchiani, che ricordo bene perché a San Severino ho trascorso molti anni di sacerdozio ed a Camerino, invece, tanti volti mi rammentano la gioventù, si sta sperimentando la sofferenza. Ma sta prevalendo la consolazione. Nella fede. Ed ottimismo per il futuro. Bisogna ripartire riportando a casa chi ora si trova in strutture della costa».

 

Veniamo al suo nuovo incarico, come si trova a Cremona?

«Sono stato catapultato in una nuova, grande realtà che non conoscevo affatto, ma l’essenziale della fede è uguale in tutto il mondo. La disponibilità di tutti nei miei riguardi è stata ammirevole. L’esperienza è senza dubbio stimolante, mi trovo in una realtà di notevoli dimensioni, piena di tradizione. Ma ho con me un “esercito” di 300 sacerdoti, gran parte dei quali più giovani di me, e 13 seminaristi».

 

Cosa ricorda invece don Antonio dei suoi “vecchi” parrocchiani settempedani?

«Ci vorrebbe un sacco di tempo. Dico soltanto, però, che ognuno serba per sé tanti bei ricordi».

Luca Muscolini

 

La pagina del Corriere Adriatico del 14 novembre

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