“Stop gioco d’azzardo”, incontro a Castelverde

Alessio Antonioli della Caritas e due operatrici del Sert intervengono mercoledì 30 maggio nell'ambito del progetto "Gioco sapiens"
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E’ inserito nel progetto “Gioco Sapiens” l’incontro in programma mercoledì 30 maggio (ore 21) presso il Centro culturale Agorà di Castelverde dal titolo “Stop gioco d’azzardo” organizzato dall’Unione di comuni Terra di cascine con gli interventi di Alessio Antonioli del centro d’ascolto della Caritas diocesana e le dottoresse Irene Ronchi (psicologa) e Cristina Bassini (assistente sociale) del Sert Cremona.

Una serata aperta, ad ingresso libero, per sensibilizzare sui rischi, spesso nascosti, del gioco d’azzardo. A Castelverde il delicato tema che riguarda un numero sempre crescente di italiani e di cremonesi (circa 30 milioni di euro sono stati “bruciati” sul mercato della fortuna nel 2016 sul territorio) sarà affrontato da un punto di vista specialistico, con gli interventi delle due operatrici professionali dell’Azienda socio sanitaria cremonese, che parleranno dei risvolti patologici della “febbre da gioco”. Alessio Antonioli, invece, porterà l’esperienza del centro di ascolto della Caritas: «Incontriamo spesso persone con questo tipo di dipendenza a cui offriamo ascolto e orientamento verso i servizi di cura. Con l’Asst abbiamo attivato una collaborazione. Spesso veniamo contattati per consulenze su situazioni di grave indebitamento causato proprio dall’azzardo».

L’attività di Caritas e degli altri enti sul territorio che partecipano al progetto “Gioco sapiens” di cui è capofila il Comune di Cremona prevede anche una serie di interventi di informazione e sensibilizzazione sul territorio: «Ci sono aspetti nascosti che le persone non conoscono – spiega Antonioli – e che portano a sottovalutare i rischi quando si inizia a giocare ai gratta e vinci o alle slot machine. Certo, la patologia è la punta dell’iceberg di un fenomeno sempre più diffuso, ma è sbagliato pensare che tentare la fortuna non comporti il rischio di una dipendenza, che diventa un problema personale, ma famigliare e sociale».

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