Sopralluogo nei luoghi terremotati dell’arcidiocesi di Camerino-San Severino Marche in vista di progetti di aiuto

Lunedì 26 settembre la delegazione delle Caritas di Cremona e Crema con il vescovo Antonio Napolioni ha avuto modo di toccare con mano le reali necessità delle popolazioni e stringere contatti con i referenti locali
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Guarda all’arcidiocesi di Camerino-San Severino Marche, ferita dal sisma di fine agosto, l’attenzione e la solidarietà della Chiesa cremonese. A poco più di un mese dal terremoto che ha colpito il Centro Italia, nella giornata di lunedì 26 settembre, una delegazione delle Diocesi di Cremona e Crema, insieme al vescovo Antonio Napolioni, si è recata in territorio marchigiano per constatare la situazione dei terremotati in vista di progetti di aiuto e vicinanza coordinati dalle Caritas diocesane.

Il sopralluogo ha riguardato in particolare alcune località situate nella zona del Parco Nazionale dei Monti Sibillini, nel territorio dell’arcidiocesi di Camerino-San Severino Marche, a una decina di chilometri dall’epicentro del terremoto.

Si tratta di centri dove, fortunatamente, non si sono registrate vittime. Questo perché, dopo il sisma del 1997, l’intero territorio era stato interessato da notevoli lavori di ristrutturazione con criteri antisismici. Per questo non vi sono stati crolli, anche se la forza del terremoto ha lasciato comunque la propria impronta negli edifici con lesioni, a volte anche poco visibili, ma che hanno comunque causato l’inagibilità di molte strutture.

A fornire in modo evidente il quadro della situazione è il bollettino degli edifici di culto chiusi per motivi di sicurezza: delle 474 chiese dell’arcidiocesi di Camerino-San Severino Marche ben il trenta per cento è inagibile.

Prima tappa del sopralluogo a Visso, comune della provincia di Macerata di circa un migliaio di abitanti, dove la delegazione cremonese, con il vicedirettore di Caritas Cremonese Cristiano Beltrami, ha visitato la Collegiata di S. Maria incontrando il parroco, don Gilberto Spurio. Presente anche l’arcivescovo del luogo, mons. Francesco Giovanni Brugnaro, con mons. Luigi Verolini, vicario per la Pastorale e direttore della Caritas diocesana.

Successive tappe sono state Ussita e Castelsantangelo sul Nera, dove il gruppo cremonese ha incontrato il sindaco Mauro Falcucci, in carica dal 2014. Delle 170 famiglie che qui abitano, ben 80 persone hanno dovuto lasciare la propria casa. Dopo un primo tempo nella tendopoli (in fase di smontaggio proprio in questi giorni), per loro è stato necessario ii trasferimento in hotel o in seconde case dichiarate agibili.

I residenti in questo piccolo centro sono 277, ma nel periodo estivo il numero degli abitanti sale a oltre 2 migliaia. Per questo la notizia che il sostegno alla ricostruzione non riguarderà solo le prime case, ma gli interi nuclei abitatiti, è stata accolta con particolare sollievo.

Tra le maggiori preoccupazioni, insieme a quella della scuola, anche quella riguardo al futuro della casa di riposo, dove la notte del terremoto erano ricoverati 23 anziani (dei quali 10 non autosufficienti). Proprio il ripristino della struttura è una delle priorità: non solo per garantire nuovamente un servizio essenziale per la popolazione, ma anche per salvaguardare i posti di lavoro offerti dalla struttura.

Unanime la richiesta di una ricostruzione che avvenga sugli stessi territori, così ricchi di cultura e storia. Un cantiere che sarà occasione per un nuovo adeguamento antisismico, garantendo così di continuare a vivere la montagna.

Prima di rimettersi in viaggio alla volta di Cremona non è mancata neppure una sosta al monastero di clausura delle Clarisse, a Camerino, con la bella chiesa appena restaurata di nuovo inagibile.

La visita nella Marche, di carattere esplorativo, è stata dunque l’occasione per visitare alcune strutture civili e religiose del territorio in modo da comprendere le reali necessità delle popolazioni e stringere contatti con i referenti delle Caritas locali. Il punto di partenza necessario alla predisposizione di progetti di solidarietà concreta, segno di attenzione e vicinanza tra Chiese sorelle che hanno suggellato nel vescovo Napolioni un particolare legame.

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