Pandino, all’oratorio S. Luigi inaugurata la nuova cappellina

Domenica 10 marzo l'inaugurazione di spazio dove la liturgia possa tornare ad essere patrimonio vivo nella vita della Chiesa
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Nel tardo pomeriggio di domenica 10 marzo è stata inaugurata, all’interno dell’oratorio di Pandino, la sala San Luigi Gonzaga. A seguito, infatti, dei lavori di ampliamento della preesistente cucina, resi necessari dall’elevato utilizzo della stessa per attività pastorali, si è compiuta la scelta di “rubare” qualche metro alla sala adiacente. Fino a quel momento utilizzata per incontri catechistici e di carattere pastorale o culturale, dotata di impianto di videoproiezione e amplificazione, la stessa ha visto ridursi la sua capienza di posti a sedere da cento alle poco più di sessanta unità. Questa “perdita”, unita all’utilizzo di quell’ala della struttura oratoriana per incontri di catechesi e per esperienze di vita comunitaria con i ragazzi adolescenti, ha portato il confronto tra i presbiteri ed alcuni giovani e adulti che più da vicino collaborano alla vita dell’oratorio, a rispolverare un antico progetto: dare alla struttura oratoriana un luogo adatto alla preghiera delle giovani generazioni che la frequentano.

Ecco allora riproporsi l’eterno dilemma: dar vita ad una “cappella” nel senso classico del termine oppure a uno spazio dove la liturgia potesse tornare ad essere patrimonio vivo nella vita della Chiesa, parole e gesti capaci di attualizzare il Mistero? Propendendo per questa seconda direzione, il successivo confronto con il responsabile dell’Ufficio diocesano per i beni culturali ecclesiastici, don Gianluca Gaiardi, ha portato a individuare in Davide Tolasi l’artista a cui affidare la realizzazione dell’opera che caratterizza e impreziosisce la sala.

Scrive proprio don Gaiardi nella sua presentazione dell’opera:

La capacità innovativa del vero artista contemporaneo è quella non solo di contestualizzare e attualizzare, cosa che al Caravaggio riusciva bene, ma è anche quella di raccontare, senza necessariamente doverlo spiegare, un messaggio e veicolarlo così semplicemente e subitaneamente agli occhi di qualsiasi spettatore, sia esso bambino, giovane o adulto.
Piace pertanto vedere che i classici segni iconografici del figlio cadetto dell’importante famiglia mantovana, siano ripensati e riusati in modo nuovo. La veste del chierico adattata con il clergyman del prete vicario dell’oratorio di oggi e il giglio tenuto in mano non come un fiore da odorare, ma da porgere, come se stesse offrendo contemporaneamente una virtù, quella della purezza: fisica, spirituale e mentale.
Il Crocifisso è sostituito dal Cristo stesso, non più sulla croce, ma in procinto d’essere adagiato e avvolto nel sudario. A donarsi anch’esso come il vero educatore che ne prende le sembianze e che offre lavoro, vita e cioè passione. Ci sono i giovani, che fanno, interpretando le persone che attorno al santo e al Cristo sono rimaste.

Partendo dall’idea complessa di una controfacciata (si pensi alle opere del Pordenone nella nostra Cattedrale di Cremona e di Barnardino Campi, o della sua scuola, nella chiesa di San Bassiano a Pizzighettone, Tolasi ha reinterpretato la consegna con grande estro e sapienza, riuscendo a fornire ad un impianto classico quello stile fresco, capace di “strizzare l’occhio” al mondo giovanile.

La biografia di grandi maestri come il Caravaggio, ricorda che a prestare il volto ai personaggi dei suoi dipinti non erano personaggi altolocati del tempo, ma gente del popolo. Oggi come allora c’è chi ha accettato di lasciarsi immortalare in quest’opera.

Così il critico d’arte Vincenzo Denti che in anteprima ha potuto visionare l’opera:

“Ogni opera d’arte è figlia del suo tempo, e spesso è madre dei nostri sentimenti” (da Lo spirituale nell’arte di Vasilij Kandinskij, 1910)

Con questa frase Vasilij Kandinskij ribadiva il concetto che l’arte è contemporanea al tempo che la vede realizzarsi, indipendentemente dal tema trattato o dal soggetto rappresentato. Questo pensiero è ben chiaro a Davide Tolasi che affronta la rappresentazione di San Luigi Gonzaga con l’energia e la freschezza stilistica e pittorica della sua giovane età.

L’aula liturgica dedicata a San Luigi Gonzaga si presenta oggi non ancora conclusa. Manca completamente l’arredo, un tabernacolo per la custodia dell’Eucarestia e il restauro della statua lignea raffigurante il santo che, iscritta nel catalogo delle opere d’arte della chiesa sussidiaria di Santa Marta, si è deciso di trasferire in oratorio dai magazzini parrocchiali nei quali era stata fin’ora custodita.

Si conta ora di completare quest’opera abitandola, esattamente come su richiesta dall’autore il dipinto è stato “abitato”.

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