Padre Francesco Spinelli sarà santo

Il Papa ha autorizzato la Congregazione a promulgare il decreto riguardante il miracolo avvenuto il 25 aprile del 2007 nella maternità delle Adoratrci di Binza, a Kinshasa
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Martedì 6 marzo papa Francesco ha ricevuto in udienza il card. Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi. A seguito dell’incontro, il Pontefice ha autorizzato la Congregazione a promulgare il decreto riguardante il miracolo attribuito all’intercessione del beato Francesco Spinelli, il fondatore dell’Istituto delle Suore Adoratrici del Santissimo Sacramento di Rivolta d’Adda. Autorizzata anche la promulgazione dei decreti riguardanti i miracoli attribuito all’intercessione dei beati Paolo VI (Giovanni Battista Montini) e Oscar Arnolfo e di alcuni altri beati e servi di Dio.

Per il fondatore delle Suore Adoratrici si conclude così l’iter di beatificazione e canonizzazione. L’attività pastorale del sacerdote bergamasco, che a 36 anni si trasferì in diocesi di Cremona per continuare la sua instancabile attività di prete e di fondatore, si può sintetizzare nel suo desiderio di “far conoscere e far amare da tutti il SS. Sacramento” (cf CE 12,5) e di “farsi tutto per tutti; e specie negli infelici, vedere con l’occhio della fede e con l’ardore della carità l’Oggetto del proprio più puro amore; vedere, amare Gesù” (cf CE 32).

Il processo di canonizzazione si era aperto solennemente a Cremona, presso il palazzo vescovile, il 1° marzo 1928, sotto la guida di mons. Cazzani. Un itinerario lungo, complesso e non senza ostacoli. «L’opera di Dio – ricordano le Suore Adoratrici – va veramente provata al fuoco! I nemici del beato Spinelli non hanno terminato di colpirlo durante la sua vita terrena, ma hanno continuato a opporvisi anche dopo la sua morte». Ma proprio l’incrollabile certezza delle sue suore che il loro padre fosse un santo e la volontà della Chiesa cremonese, che già dall’agosto 1927 volle che si aprisse il processo informativo diocesano sulle virtù eroiche di don Francesco, hanno portato alla verità.

Oggi si può così affermare che la Chiesa riconosce la santità di questo umile prete, la cui personalità fu ben sintetizzata da don Cesare Perdomini, già parroco di Pieve Delmona: «Incurante di se stesso, egli non cercava che la gloria di Dio nel quale riponeva la sua fiducia. Di una carità veramente universale, tutti amici e nemici amava indistintamente. Se aveva una predilezione, questa era per i poveri e gli afflitti».

Ora non resta che attendere il prossimo Concistoro, nel quale papa Francesco annuncerà la data della canonizzazione, che si svolgerà a Roma, in piazza San Pietro.

 

Il miracolo che ha portato al processo di canonizzazione 

 

Per approfondire: 

 

Il vescovo Bonomelli e il cardinale Ferrari su padre Spinelli

Sembrano oggi avverarsi le profezie che due pastori della Chiesa di inizio XIX secolo avevano espresso senza remore.

Mons. Eugenio Eureti, collaboratore di don Francesco a Rivolta, dopo la morte di questi si recò a Cremona per presentare a mons. Bonomelli, allora vescovo di Cremona, il testamento del defunto. Lettolo, il Vescovo pianse e disse: «L’ho detto io che lo Spinelli era un santo!».

Suor Antonietta Crippa, poi, nelle deposizioni per il processo di beatificazione, aveva così testimoniato: «Il card. Ferrari (allora Arcivescovo di Milano, ndr) affermò più volte essere il nostro Padre un santo; e per questo suo concetto esortava, dopo la di Lui morte, a conservare i Suoi oggetti, che sarebbero diventati reliquie».

Due pastori che avevano intravisto, tra le vicende quotidiane di un altro pastore, l’eroicità di una vita spesa secondo il vangelo. Una santità che può essere sintetizzata con un’espressione del testamento del beato Spinelli: egli stesso, in quelle ultime sue volontà, si definì uno che «negli infelici ravvisò Gesù Cristo e nei nemici i cari di speciale amore». Una felice sintesi di una esistenza consumata per amore, in ginocchio davanti a Dio da adorare, da ascoltare, da ubbidire, in cui porre fiducia confidente e illimitata; e in ginocchio davanti al fratello da servire, perché ogni persona rappresenta Cristo. Ma tra tutti, i fratelli a cui riservare un amore speciale, sono i nemici; a loro va riservata “la vendetta dei santi”, il perdono, di cui padre Francesco fu sempre testimone eloquente, soprattutto nelle pagine più dolorose della sua vita.

 

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