Mons. Napolioni: «Dietro la preghiera, la riscoperta della Parola, la fiducia filiale e l’amore scambievole c’è l’unità» (AUDIO e FOTO)

Nella serata di giovedì 14 marzo nella chiesa di Cristo Re, a Cremona, il Vescovo ha presieduto la Messa per il Movimento dei Focalari nell'11esimo anniversario della morte della fondatrice, Chiara Lubich
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Nella serata di giovedì 14 marzo, nell’11esimo anniversario della morte di Chiara Lubich, il vescovo Antonio Napolioni ha presieduto l’Eucaristia per il Movimento dei Focolari da lei fondato. La Messa è stata celebrata a Cremona, nella chiesa parrocchiale di Cristo Re.

A ricordare il senso di questo ritrovarsi è stato, a nome del Movimento, Pierluigi Adami che all’inizio della liturgia, nel saluto rivolto al Vescovo, ha ricordato il carisma dell’unità, che nel maggio dello scorso anno a Loppiano Papa Francesco aveva voluto leggere come «uno stimolo provvidenziale e un aiuto potente a vivere la mistica evangelica del noi» realizzando la fraternità universale. Parole cui ha fatto eco mons. Napolioni ricordando come in occasione del Giubileo dei Giovani del 1984 le tre catechesi furono guidate proprio da Chiara Lubich insieme a don Luigi Giussani e Kiko Arguello, mentre la Via Cricus fu affidata a madre Teresa di Calcutta e frère Roger, con Giovanni Paolo II a presiedere l’Eucaristia. E ha proseguito: «E noi diciamo che questo non è tempo di santi?». Ricordando subito dopo che «ogni santo diventa di tutta la Chiesa, ogni carisma è per l’edificazione della comunità e per il servizio del Regno. E allora non importa quanti siamo, ma quanto ci consumiamo per il Signore Gesù».

Le letture della Messa (Est 4,17k-u e Mt 7,7-12) sono state, poi, lo stimolo per una ulteriore riflessione. Il grande pericolo vissuto dalla regina Ester è stato lo spunto per ricordare le origini dell’esperienza focolarina, nata come reazione al grande dramma della guerra. I “libri dei miei antenati” della prima lettura sono stati, invece, un richiamo all’amore per la parola di Dio che rende quotidiano e vissuto il Vangelo. Senza, naturalmente, tralasciare l’aspetto della preghiera, che deve essere incessante e fiduciosa nel Padre. Per finire con il comandamento dell’amore proposto dal Vangelo.

«Dietro la preghiera, la riscoperta della Parola, la fiducia filiale e l’amore scambievole – ha affermato il Vescovo – c’è l’unità: l’unità di Dio e della realtà umana che sempre risorge, per quanto noi la spezziamo e la confondiamo, pensando persino di distruggerla. Perché la potenza dell’amore creativo e redentivo di Dio realizza esattamente questo, giorno dopo giorno, finché saremo riuniti con il Signore».

La liturgia, che è stata animata con il canto dal gruppo vocale “Diapason” di Manerbio, è stata concelebrata dai preti della parrocchia – il parroco don Enrico Trevisi, affiancato da don Mario Aldighieri – e alcuni sacerdoti vicini al Movimento: don Franco Morandi, don Bernardino Orlandelli e don Angelo Bravi, oltre al cerimoniere vescovile don Flavio Meani. Ha servito all’altare il diacono permanente Flavio Carli, di Cristo Re.

Dopo la Messa tutti i presenti si sono spostati in oratorio per un momento di fraternità che ha chiuso la serata.

Photogallery della celebrazione

 

Chiara Lubich: le tappe della vita

Chiara Lubich nasce a Trento il 22 gennaio 1920, seconda di quattro figli. La madre è una fervente cattolica, il padre socialista. Il fratello Gino è fra le fila dei partigiani, poi giornalista dell’Unità. Poco più che ventenne, insegna alle scuole elementari e inizia gli studi di filosofia all’Università di Venezia, spinta da un’appassionata ricerca della verità.

Il 7 dicembre 1943 è la data che segna convenzionalmente gli inizi del Movimento che nascerà, grazie alla scelta di seguire per sempre il Signore.

Il 13 maggio 1944 Trento è colpita da uno dei più violenti bombardamenti. Anche casa Lubich è gravemente lesionata. Mentre i familiari sfollano in montagna, Chiara decide di rimanere a Trento per non abbandonare la nuova vita nascente. È tra i poveri di Trento che inizia quella che Chiara definisce “una divina avventura”. Condividono con i poveri tutto ciò che hanno. In piena guerra, viveri, vestiario e medicinali arrivano con insolita abbondanza, per le molte necessità. Sperimentano l’attuarsi delle promesse evangeliche: “date e vi sarà dato”, “chiedete e otterrete”. Di qui la convinzione che nel Vangelo vissuto si trova la soluzione di ogni problema individuale e sociale. Tra le macerie abbraccia una donna impazzita dal dolore, che le grida la morte dei suoi 4 figli. Avverte la chiamata ad abbracciare il dolore dell’umanità.

Dall’incontro, nel 1948, con Igino Giordani, deputato, scrittore, ecumenista, padre di 4 figli, il Movimento nascente ha una sua nuova apertura sul sociale, sulla famiglia e poi sul mondo ecumenico, tanto che Giordani viene considerato cofondatore.

Da quel piccolo gruppo nasce e si diffonde un movimento di rinnovamento spirituale e sociale chiamato Movimento dei Focolari. Pur essendo una realtà unica, per la varietà delle persone che lo compongono (famiglie, giovani, sacerdoti, religiosi e religiose di vari istituti, e vescovi) si snoda in 18 diramazioni, di cui 6 movimenti ad ampio raggio: Famiglie Nuove, Umanità Nuova, Movimento Parrocchiale, Movimento Diocesano, Giovani per un mondo unito, Ragazzi per l’unità, e molteplici realizzazioni tra cui il progetto per una Economia di comunione in cui sono impegnate oltre 750 aziende. 26 le cittadelle di testimonianza, case editrici, periodici in varie lingue, più di 1000 opere e attività sociali.

Con la diffusione mondiale del movimento, crollano nazionalismi e razzismi – pur a dimensione di “laboratorio” – anche nei punti caldi del mondo, come Medio Oriente, Balcani, Congo e Burundi, Irlanda del nord.

“Lo sviluppo del Movimento dei Focolari getta ponti tra le persone, le generazioni, le categorie sociali e i popoli, in un’epoca in cui le differenze etniche e religiose conducono troppo spesso a conflitti violenti”: è la motivazione del Premio Unesco ’96 per l’Educazione alla Pace. Questo contributo è riconosciuto anche da altri premi internazionali, come il Premio Diritti Umani ’98, e da cittadinanze onorarie conferitele da città come Buenos Aires, Roma, Firenze.

È per l’impatto con il dramma della miseria alle periferie di una metropoli come San Paolo, durante un viaggio in Brasile, nel 1991, che Chiara dà il via al progetto dell’Economia di Comunione, che ispira la gestione di centinaia di aziende nel mondo e fa intravedere una nuova teoria economica. Viene presentata in convegni promossi da numerosi atenei e organizzazioni internazionali, come a Strasburgo, in occasione del 50° anniversario del Consiglio d’Europa, dove Chiara stessa è invitata ad intervenire.

Chiara Lubich muore il 14 marzo 2008, dopo una lunga malattia nella sua casa di Rocca di Papa, dopo aver ricevuto la visita di centinaia di persone, dopo aver ricevuto la visita in ospedale del Patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I ed essere stata confortata da una lettera personale di Benedetto XVI. Il 18 marzo si svolge il funerale nella basilica di San Paolo fuori le mura, celebrato dal Segretario di Stato vaticano, card. Tarcisio Bertone.

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