Letture estive, cura dello spirito

Con un buon libro le ferie possono diventare il tempo della cura di noi stessi
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Qualsiasi sia il tempo a nostra disposizione, e qualsiasi il luogo, mare, montagna o casa, la vacanza ci dona anche il tempo della lettura, che non è solo tempo perso, ma, al contrario, tempo di crescita, di comprensione profonda di se stessi e degli altri. Non a caso esiste una branca della psicologia che si chiama biblioterapia, cura dell’anima attraverso la lettura dei libri.

I lunghi, interminabili pomeriggi in cui è troppo caldo per andare in spiaggia o a passeggio, possono diventare il tempo della cura di noi stessi. Ma cosa leggere sotto il solleone o nelle sere estive? Tra i contemporanei si potrebbe dare un’occhiata al singolare “I giorni di scuola di Gesù” (Einaudi), di John Maxwell Coetzee, sudafricano, premio Nobel per la letteratura nel 2003, sèguito di “L’infanzia di Gesù”, per capire come uno scrittore laico racconti altrettanto laicamente la figura di un bambino venuto da chissà dove e che mostra sorprendenti capacità, tanto da mettere in crisi gli adulti. Una sorta di attualizzazione sia della figura di Gesù sia delle potenzialità delle nuove genti che si affacciano in occidente.

Dio e la fede conoscono una nuova stagione narrativa, da “Quattro lettere d’amore” (Neri Pozza) dell’irlandese Niall Williams, che presenta due storie intessute da destino, miracoli, disperazione e amore, a “L’apparenza delle cose” (Bollati Boringhieri) dell’americana Elizabeth Brundage, un romanzo che potremmo definire gotico-familiare, in cui l’Oltre e la giustizia si manifestano attraverso l’amore di una donna per tre orfani, vittime innocenti di una tragedia familiare.

Per non parlare di un autentico capolavoro, “Le cure domestiche” (Einaudi) di Mailynne Robinson, teologa oltre che scrittrice, considerata da molti la più grande narratrice americana: è il suo primo romanzo, che risale agli anni Ottanta e che ora viene presentato in una nuova traduzione (e con un nuovo titolo): affronta i grandi temi della morte e della speranza, del viaggio e delle radici, della casa e della scelta della non appartenenza.

E se volete leggere una storia che nello stesso tempo ci faccia riflettere sulla Storia con la maiuscola, allora è il caso di leggere “Il signore delle ombre” (Guanda) dello spagnolo Javier Cercas, romanzo che tenta di capire senza schemi ideologici cosa portò giovani idealisti a scegliere di combattere per i golpisti durante la guerra civile spagnola.

Se vogliamo tornare in Italia e nel grande tema della famiglia, allora vi consigliamo “Padre per errore” (Robin) di Armando Santarelli, che affronta con coraggio autobiografico – e con scorrevolezza narrativa, priva di compiacimenti gergali – il conflitto tra un padre colto e pieno di aspettative e una figlia che non ne vuole sapere di quelle aspettative. Ma anche il passato della letteratura ha il potere di indurre speranze nei momenti che sembrano più cupi, come “La leggenda del santo bevitore” (Adelphi) di Joseph Roth, uscita postuma nel 1939, storia (ripresa in un bel film di Ermanno Olmi) di un povero vagabondo che cerca, nonostante gli ostacoli, di mantenere fede ad un voto fatto ad uno sconosciuto benefattore.

Il senese Federigo Tozzi, protagonista di una sofferta conquista della fede contro le certezze materialistiche di fine Ottocento, nel suo capolavoro “Con gli occhi chiusi” (Einaudi) presenta le difficoltà a vivere una vita sociale di un ragazzo incapace di manifestare agli altri la sua sensibilità. Per capire la modernità di Tolstoj dovremmo leggere un suo racconto, la “Sonata a Kreutzer” tradotta da vari editori italiani, coraggioso atto d’accusa verso una concezione dell’amore esclusivamente estetizzante e legata al possesso sessuale. Cosa che lo rende drammaticamente d’attualità a più di cent’anni dalla sua uscita.

Segno evidente che la letteratura non è svago e gioco, ma presa di coscienza di cosa è davvero la nostra vita. Anche sotto un ombrellone.

Marco Testi (AgenSir)

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