La Veglia per la vita nella Zona 4: sui temi etici la tenacia e la fede dei cristiani possono fare la differenza

Due donne, due esperienze che testimoniano la forza generatrice della fede, hanno scandito i momenti salienti della serata a Isola Dovarese

Una veglia di preghiera davvero coinvolgente sabato 3 febbraio nella chiesa parrocchiale di Isola Dovarese per le parrocchie della zona pastorale 4. Alternando stralci del messaggio dei Vescovi italiani in occasione della 40^ Giornata per la vita, canti e preghiere, si è fatta risuonare interiormente la gioia e la gratitudine per il dono della vita che scaturisce dell’amore creatore di Dio. Al centro della veglia alcuni versetti della prima pagina del Vangelo di Giovanni. 

Lo spazio dedicato alle testimonianze ha catturato l’attenzione dell’assemblea. Rosa Delle Donne, responsabile del Centro aiuto alla vita (CAV) di Asola, e la mamma di Massimiliano Tresoldi, rinato alla vita dopo anni di coma vegetativo. La voce di due donne che hanno permesso alla fede di tradursi in impegno appassionato e concreto per la difesa e la promozione del  valore irrinunciabile della vita umana.

La prima ha raccontato la storia di famiglie o singole persone che si sono rivolte al CAV proprio nel momento in cui, per la precarietà della loro situazione, erano tentate o consigliate di interrompere una gravidanza. L’incontro con le operatrici e con la fede di molte persone di buona volontà ha ridato coraggio e speranza, evitando l’aborto. La responsabile ha voluto sottolineare come proprio grazie all’aiuto e al sostegno economico dei fedeli delle parrocchie si sia potuto garantire il buon esito del loro intervento

Lucrezia Tresoldi, mamma di Massimiliano, ha poi raccontato la sorprendente vicenda di suo figlio, a vent’anni coinvolto il 15 agosto 1991 in un grave incidente dal quale – a causa delle lesioni riportate al cervello – sembrava non sarebbe riuscito a sopravvivere, tanto da convincere i medici dell’opportunità di interrompere il funzionamento delle macchine che lo tenevano in vita.

Il giovane invece, superato il momento critico e ripresa la respirazione in modo autonomo, è rimasto in vita in stato vegetativo permanente. Solo la speranza e la caparbietà di sua madre e dei famigliari hanno sostenuto la decisione di riportare a casa Massimiliano per poterlo assistere nel suo ambiente, col sostegno di una rete di amici e volontari lungo il corso di tutta la giornata. Il 28 dicembre 2000 Max, smentendo le previsioni dei medici, sotto lo sguardo incredulo della mamma e del papà, ha ripreso a muoversi e a comunicare. E ha testimoniato che negli anni di stato vegetativo poteva vedere, capire e seguire ciò accadeva attorno a lui.  

La straordinaria esperienza, che oggi viene portata a conoscenza di quante più persone possibile, ha lasciato viva commozione nei presenti e suggerito l’urgenza di una ulteriore riflessione dei cristiani e della società civile sulle delicate scelte che toccano i confini estremi della vita.

 

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