La pazienza e la speranza del dialogo tra le religioni nella conferenza di Brunetto Salvarani

Vedere, giudicare e agire per costruire comprensione, ascolto reciproco e conoscenza tra le diverse esperienze di fede nella realtà sempre più plurale

“Quello che il bruco chiama fine del mondo, il resto del mondo lo chiama farfalla”. Un detto orientale che ben riassume l’intervento del prof. Brunetto Salvarani, invitato a Cremona presso il Centro pastorale diocesano nel pomeriggio di sabato 10 febbraio.

Ad accoglierlo don Federico Celini, incaricato diocesano per la pastorale ecumenica ed il dialogo interreligioso, e un gruppo di amici cremonesi che da tempo hanno conosciuto e frequentato la produzione saggistica e teologica del relatore, chiamato ad intervenire su un tema impegnativo e avvincente: è possibile oggi il dialogo interreligioso?

Introduzione di don Celini

Il contributo di Salvarani ha preso il via da uno sguardo analitico sull’ “Italia delle religioni”, mostrando come appartenga al passato l’illusione di una “religione degli italiani”. Non solo per l’analfabetismo religioso assai diffuso tra la popolazione, ma per la frammentazione dell’esperienza religiosa. La fine di un mondo.

“Oggi – ha commentato il teologo riferendosi alla crisi delle forti identità confessionali – si sta passando dall’epoca del praticante e quella del pellegrino”.  L’immaginario culturale e religioso che aveva connotato per secoli l’identità di nazioni e tradizioni oggi non descrive più la realtà.

Nel panorama plurale dell’universo religioso il dialogo si presenta faticoso, denso di enfatizzazioni e provocazioni, di semplificazioni e superficialità, a volte volute, in cui i media giocano il loro determinante impatto. “Manca un vero racconto del dialogo – ha sostenuto il relatore – ed è più comodo cercare in qualche modo di dare una fisionomia ad un nemico”. La complessità, anche nell’approccio alle religioni, è bandita. Si preferisce una descrizione uniformata della realtà.

Dinanzi a pregiudizio e ignoranza, o dinanzi alle lacune di un ordinamento civile che attui i principi costituzionali della libertà religiosa, Salvarani ha ribadito un provvisorio “decalogo” (pubblicato in un suo recente saggio) che consenta di riaccendere speranza nell’incontro tra le diversità.

1. Il dialogo si fa tra persone;

2. Il dialogo si fa a partire dalle cose concrete;

3. Il dialogo si fa a partire dalle nostre identità;

4. Il dialogo si fa a partire dalle cose che abbiamo in comune;

5. Il dialogo si fa senza nascondere le cose che ci rendono diversi;

6. Il dialogo si fa, in primo luogo, a partire da qualcuno che racconta;

7. Il dialogo però, è fatto, anche da qualcuno che ascolta;

8. Il dialogo non è fatto solo di parole……

9. Il dialogo come fenomeno glocale;

10. Il dialogo è qualcosa che, mentre lo facciamo, ci arricchisce a vicenda e ci lascia migliori di come eravamo prima.

Questo decalogo è tutto da mettere alla prova, tutto da sperimentare, fuori e dentro le realtà religiose e non, perché – come scrive l’Autore –  «bisogna smetterla di rincorrere il passato, e decidersi a corteggiare il futuro».

Intervento del prof. Salvarani

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