«Indovina chi viene a cena?»: incontri tra famiglie cremonesi e migranti

Da Filiera Corta Solidale di Cremona in collaborazione con Caritas, Nazareth e Il Sentiero, un progetto per l'integrazione

Da pochi giorni ha preso vita «Indovina chi viene a cena?», un percorso sperimentale di incontri conviviali ideato da Filiera Corta Solidale in collaborazione con Caritas Cremonese e le cooperative sociali Nazareth e Il Sentiero. L’idea nasce dall’attenzione all’emergenza migranti che riguarda non solo la cura nell’accoglienza, ma anche percorsi di integrazione ed aggregazione con la cittadinanza.

Laura Rossi, di Filiera Corta, referente del progetto, racconta come è nata l’iniziativa e i primi passi che sono giù stati effettuati.

Com’è nata l’idea di «Indovina chi viene a cena?» e qual è il suo scopo?

«Filiera Corta lavora da sempre sul tema dell’economia solidale e della sovranità alimentare. Vista l’emergenza accoglienza di questi ultimi mesi, abbiamo pensato ad un progetto che, rimanendo legato al cibo, coinvolgesse la famiglie cremonesi nell’integrazione dei migranti giunti sul nostro territorio. L’intento è quello di diminuire sempre più la distanza tra gli abitanti di Cremona e i migranti giunti nel nostro territorio. Per questo si è pensato ad un modo per intessere relazioni, per aiutare sia la popolazione locale, sia gli stranieri ospitati ad abbattere pregiudizi e creare occasioni di confronto e dialogo. Importante è dunque provare ad uscire dalla fase di emergenza e tentare di creare luoghi di aggregazione tra questi due mondi».

Quali sono stati i primi passi per realizzare questa iniziativa?

«Abbiamo contattato le agenzie che sul territorio si occupano di emergenza abitativa e accoglienza migranti. Caritas, Nazareth e Il Sentiero si sono rese subito disponibili nel coinvolgimento di alcuni ragazzi che ospitano nelle loro strutture (rispettivamente presso Casa dell’accoglienza, al Maristella e a Picenengo). Per ora i giovani coinvolti sono una decina e hanno tutti già frequentato un corso di alfabetizzazione. Quando si è cominciato a pensare al progetto, alcune famiglie, già nel circuito di Filiera, si sono dimostrate interessate ad incontrare queste persone e con loro abbiamo iniziato un percorso di preparazione. Il Comune di Cremona ha poi garantito il suo patrocinio».

Quali sono le azioni concrete messe in campo per attuare questa condivisione?

«Ad ogni famiglia è stata associata – in maniera casuale o con abbinamenti legati alla conoscenza delle lingue straniere – una coppia di ragazzi immigrati. Si è scelto di mandare due giovani insieme, soprattutto per garantire loro un sostegno vicendevole, sia per quanto riguarda la lingua, sia per facilitarli nel mettersi in relazione. Una volta ricevuto il loro contatto, la famiglia pensa al modo incontrare la coppia assegnata. La proposta è quella di un invito a cena, ma sulle modalità è lasciata la piena libertà. Si è liberi di proporre anche solo un’uscita per un caffè, un cinema o ancor più semplicemente una chiacchierata insieme. È prevista anche la possibilità, in occasione degli incontri, di unire due o più nuclei familiari. Fondamentale rimane l’idea di offrire a questi ragazzi momenti di serenità in famiglia – due al mese -, per aiutarli a impratichirsi con l’italiano e perché si sentano meno soli».

Qual è stato l’atteggiamento delle famiglie coinvolte?

«Da parte delle famiglie coinvolte – circa una ventina – si sono dimostrate subito attive e propositive. Proprio in questi giorni sono partiti alcuni inviti ai ragazzi e si è già svolto qualche incontro. Ad alcuni nuclei non sono state assegnate coppie di ragazzi, poiché in soprannumero rispetto agli immigrati disponibili. Si spera quindi che il passaparola riesca a coinvolgere sempre più persone in questa importante iniziativa di aggregazione. Inoltre sono previsti anche momenti di confronto successivi all’invito, per condividere le esperienze, le criticità e i punti di forza di quanto vissuto negli incontri».

Si può dunque tracciare un bilancio?

«Il progetto è appena iniziato, ancora non è possibile definire un bilancio significativo. Molte sono le famiglie che in qualche modo si possono coinvolgere perché entrino in questo circuito. Molta sembra essere anche la voglia di mettersi in gioco e provare ad aprire le porte della propria casa e in particolare della mensa familiare. Ed è significativo che la grande sfida dell’integrazione e dell’accoglienza parta proprio dalle famiglie dove, per vocazione, si fa spazio alla vita».

Indovina chi viene a cena

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