Il vescovo di Lugano Valerio Lazzeri il 13 maggio al Santuario di Ariadello

Il 10 maggio al via la tradizionale sagra presso il luogo mariano soresinese
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È prossimo l’appuntamento con la tradizionale sagra di Ariadello, il santuario mariano a cui sono particolarmente devoti i soresinesi. È di fronte all’immagine della Madonna di Ariadello che, nei secoli, fin dalla fine del lontano 1600, i soresinesi hanno rivolto preghiere di suppliche contro la peste, le carestie, le malattie per ottenere una grazia. A distanza di secoli, di fronte alla stessa immagine, la devozione continua e trova il suo culmine la seconda domenica di maggio e il lunedì seguente.

Dunque domenica 12 maggio, in occasione della sagra della Beata Vergine di Ariadello, il santuario sarà aperto e saranno celebrate Messe alle 7, alle 9, alle 11 e alle 17.30. Alle 16 è fissata l’ora mariana. Lunedì 11 maggio, giorno del “feren” particolarmente sentito e molto frequentato, la Messa solenne al Santuario sarà celebrata dal vescovo di Lugano mons. Valerio Lazzeri, che raggiungerà il Santuario in carrozza, lunga la via campestre che congiunge la città ad Ariadello. Dopo un breve momento di accoglienza, alle 18 sarà celebrata la Messa.

Le iniziative della sagra tuttavia partiranno già da venerdì 10 maggio con la Messa per i defunti dell’Azione Cattolica. Sabato 11 maggio invece, alle 21, sarà recitato il Rosario, cui seguirà l’adorazione eucaristica. Chiude il programma della sagra la Messa, alle 18, martedì 14 maggio in ricordo dei benefattori defunti del Santuario.

Durante tutti i giorni della sagra funzioneranno a pieno ritmo i punti di ristoro organizzati presso il santuario, le giostre e le bancarelle tipiche di una fiera. Nel corso dei secoli, infatti, sacro e profano si sono fusi in un’unica gioiosa tradizione.

Annalisa Tondini

 

Il miracolo di Ariadello tra realtà e tradizione

Lo storico locale Roberto Cabrini prima e il Gruppo culturale San Siro (sotto la guida della responsabile Adele Emilia Cominetti) poi, hanno raccolto notizie sulla storia del Santuario di Ariadello, partendo dal miracolo a cui seguì la costruzione come ringraziamento alla Madonna, garantendo così una ricca documentazione.

La storia di Ariadello, del miracolo e della costruzione del Santuario sono indissolubilmente legate alla storia della famiglia Barbò, signori di Soresina.

Alla fine del sec. XVI, i campi intorno ad Ariadello furono acquistati da Camillo Barbò, capostipite del casato C, già signore di Soresina dal 1578, ma per parlare delle vicende legate alla costruzione del Santuario, bisogna attendere l’epoca del nipote di Camillo, cioè Giovanni Battista Barbò, II marchese di Soresina, figlio di Ludovico, I marchese di Soresina.

Giovanni Battista Barbò (1604-1664), feudatario dal 1629, nonostante la carriera di “mastro di campo”, le ricchezze ed i dieci figli, pare avesse il cruccio di una bimba sordomuta dalla nascita, la quartogenita Teresa Gertrude.

Secondo la tradizione popolare (su questo aspetto i documenti d’archivio non aiutano), un giorno di maggio (anno imprecisato) la famiglia Barbò avrebbe sostato in contrada Ariadello, in un campo con dei ruderi. Su una parete di quei ruderi, protetta da un portico, era dipinta una Madonna col Bambino che era meta di devozione per i contadini del luogo ed i pellegrini. Si diceva, infatti, che la “Madonna del portico di Ariadello” ascoltasse le suppliche degli oranti e facesse grazie. Ebbene, mentre la famiglia Barbò si trovava in preghiera davanti all’immagine della Madonna, la piccola Teresa Gertrude si allontanò dal gruppo per cogliere alcuni fiori di campo. Tornando, la bambina si avvicinò alla marchesa madre e avrebbe detto: <<Vedi, mamma, la Madonna di Ariadello!>>.

L’evento sarebbe stato subito attribuito all’intervento miracoloso della Madonna e la notizia dell’evento prodigioso si diffuse rapidamente.

L’allora vescovo di Cremona, Francesco Visconti, per timore del diffondersi della superstizione e del fanatismo, ordinò che l’immagine della Madonna del portico di Ariadello fosse protetta da un tavolato di legno e il portico recintato.

Nonostante l’ordine del Vescovo di Cremona, la devozione alla Madonna di Ariadello non diminuì, ma l’autorità ecclesiastica indugiò diversi anni prima di approvare il culto della Madonna di Ariadello e permettere ai soresinesi di costruire sul luogo del miracolo un santuario mariano.

 

La costruzione del Santuario di Ariadello

A distanza di un secolo dalla chiusura del Concilio di Trento, la chiesa cattolica aveva reagito al rifiuto protestante della devozione mariana e delle sacre immagini incrementando il numero dei luoghi sacri, promuovendo la trasformazione di primitive e semplici cappelle in veri e propri santuari. Specialmente in Lombardia, si era data attuazione al progetto riformatore di San Carlo Borromeo che prevedeva la sacralizzazione del territorio con una serie di luoghi di culto maggiori e minori. E così, anche la santella di Ariadello divenne santuario con la costruzione della chiesa.

Il 26 settembre 1663, il capitano Pietro Maria Barbò, fratello del marchese Giovanni Battista, istituì un “beneficio semplice” per l’altare maggiore della costruenda chiesa, dotandola di un notevole patrimonio terriero. Altre offerte seguirono generose, in denaro, in natura, in prestazioni d’opera.

L’11 maggio 1664 fu posta la prima pietra dal parroco di Soresina, don Orazio Malossi. Don Bonifacio Cigoli riferisce (da consultazione di un piccolo libro di memorie allora esistente nell’Ufficio Comunale) che la fabbrica del Santuario era stata affidata al mastro muratore Gian Maria con l’assistenza del Sacerdote don Angelo Ferrari. Sorgeva così il santuario mariano più caro della nostra zona, secondo in ordine cronologico (il primo è Santa Maria del Cingaro, detto “la Madonnina”, nato come oratorio extraurbano dopo la peste del 1630), ma senz’altro il primo nella devozione religiosa e nella tradizione popolare.

Il 30 maggio 1666, lo stesso parroco benediceva la nuova chiesa dove, sull’altare maggiore, veniva trasportato il lacerto di muro con l’affresco della Madonna.

Nel settembre 1670, fu costruito un portico vicino alla chiesa per i pellegrini e nel 1674 i Deputati della Comunità di Soresina donarono al santuario il terreno sul quale fu edificata la casa del sagrestano – eremita con i locali atti ad ospitare il clero impegnato nelle celebrazioni di culto.

I beni cospicui, tra cui la grande cascina Le Valli a Castelleone, provenienti da lasciti o da offerte, erano amministrati dai Reggenti del Santuario della Beata Vergine di Ariadello, uno dei tre pii sodalizi che si erano formati a Soresina nel secolo XVII (in aggiunta alle undici confraternite) per amministrare i beni mobili ed immobili donati da benefattori ormai defunti.

Dipendeva dai Reggenti, anche se patentato dalla Curia vescovile di Cremona, l’eremita che aveva cura del luogo sacro e aveva la facoltà di indossare la veste talare nera che il parroco gli aveva imposta durante la cerimonia della vestizione.

Negli ultimi decenni del ‘600, la cura spirituale del santuario fu affidata ai Minori Osservanti del convento soresinese sito in Contrada degli Argini (ora Via Cairoli).

Il Santuario ha la facciata volta verso mezzogiorno, di ordine ionico, ed un campanile. Dal 1950 suona una nuova campana dedicata all’Assunta dopo che la campana originale, fusa nel 1865, era stata requisita per ragioni belliche nel 1942. L’interno di architettura molto semplice è di ordine toscano, a navata unica, ma i due altari laterali sfondano un poco, abbozzando una croce latina. Sulle lesene decorate in finto marmo delle pareti sono infissi portaceri lignei che sono stati rifatti recentemente su modello degli originali, purtroppo rubati. La prima decorazione risale al 1880, quando i decoratori Zanni, padre e figlio, ornarono la chiesa con opere in stucco: rosoni nella volta e cornicione di finto marmo di Carrara. Altri interventi, compiuti dal signor Allodi di Cremona, furono realizzati per volontà di don Giacomo Olzi che, negli anni della sua parrocchialità (1895 – 1914), ebbe a cuore la bellezza artistica dei luoghi sacri soresinesi e portò a compimento, nel 1902 – 1904, la decorazione pittorica della volta di San Siro con l’opera degli artisti bergamaschi Domenighini e Riva. Dal 1909, furono fatte le decorazioni in stucco del presbiterio e nel 1912 tutta la chiesa fu rimessa a nuovo, come si legge nel numero unico del Bollettino Parrocchiale del 12 settembre 1912.

La chiesa, a sinistra, ospita la cappella dedicata alla Visitazione di Maria a Santa Elisabetta. Già il 1° settembre 1667, la nobildonna Elisabetta Cattaneo Barbò, senza figli e vedova del capitano Pietro Maria (fratello del marchese Giovanni Battista), dotava di “beneficio semplice’ questo altare con un notevole patrimonio terriero per assicurare suffragi al defunto marito. Nella pala d’altare, accanto alla scena religiosa della “Visitazione”, è dipinto il ritratto del nobile Pietro Maria con lo stemma araldico della sua casata. Nella cappella laterale di destra, invece, è collocato l’altare di San Fermo.

Il presbiterio, che in origine era separato da una balaustra in marmo di vari colori, ha avuto una nuova sistemazione nel maggio 1986 quando vennero compiuti anche altri lavori di abbellimento come il restauro delle vetrate.

Nell’altare maggiore, l’ancona barocca, con fastigio adorno di statue e colonne tortili in coppia ai lati, racchiude l’affresco antico del miracolo.

Ancona e altare sono opere pregevoli in scagliola modellata secondo una tecnica ormai desueta. Bellissimo il paliotto che imita la tarsia marmorea.

Il santuario ospita alcune tele votive, tutte di pittore anonimo, datate intorno alla seconda metà del XVII secolo. Nelle tele si riconoscono San Gerolamo, San Nicola di Bari, San Francesco e Sant’Antonio. La tela più significativa è quella che, secondo la tradizione, vuole rappresentati i protagonisti del miracolo, ma la loro individuazione non è sicura. L’ipotesi già di don Cigoli (1880), ripresa da don Boni (1928) sembra ricondurre a Giovanni Battista, II marchese di Soresina con la moglie Eleonora Sfondrati e la quartogenita Teresa Gertrude, la miracolata. Un’altra ipotesi parla della figlia del capitano Pietro Maria Barbò. Altre ipotesi sono state avanzate dal prof. Roberto Cabrini, soresinese, studioso di storia locale: la prima individua nei personaggi Teresa Gertrude Barbò, già adulta, il marito marchese Baldassarre Castigliani di Mantova con la figlia Collatina, ritornati ad Ariadello dopo parecchi anni per onorare la Madonna. Un’altra, quasi imposta dall’esame dei tratti somatici del personaggio maschile e suggerita anche da alcuni raffronti cronologici, individua nella miracolata Costanza Barbò, figlia di Giuseppe Maria e di Elisabetta, del ramo B del casato, parenti dei marchesi Barbò di Soresina e ivi abitanti. Indipendentemente dalle teorie, la tela si può considerare il più significativo ex voto del Santuario.

(Fonte: TeleRadio Cremona Cittanova)

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