Il Vescovo al Crisma: «Preti contenti di Dio»

Mons. Napolioni ha celebrato l'Eucaristia con tutti i sacerdoti della diocesi nella mattinata di giovedì 13 aprile in Cattedrale. Al suo fianco l'emerito Lafranconi e l'arcivescovo eletto di Ferrara- Comacchio mons. Perego

«Un’occasione solenne e reale per ripartire insieme, lodando il Signore “nostro liberatore, consolatore e salvatore”». È così che il vescovo Antonio ha inteso la Messa Crismale che ha presieduto nella mattinata di giovedì 13 aprile, in Cattedrale, insieme a tutti i sacerdoti della diocesi. Una vera e propria manifestazione della Chiesa, corpo di Cristo, organicamente strutturato in diversi ministeri e carismi che hanno la loro radice nell’iniziazione cristiana. Non è un caso, infatti, che proprio in questa celebrazione, il vescovo benedici gli oli per i Battesimi e le Cresime oltre a quello degli infermi. E sempre in questa solenne liturgiA i sacerdoti rinnovano le loro promesse presbiterali e il loro impegno a vivere nella comunione il loro servizio di pastori del popolo di Dio.

Come da tradizione la processione introitale è partita dal palazzo vescovile: i sacerdoti, per file di quattro, hanno attraversato la piazza del Duomo intonando le litanie dei Santi della Chiesa cremonese. Ad aprire la lunga teoria i seminaristi diocesani con i diaconi permanenti e a chiuderla il vescovo Antonio affiancato dall’emerito Lafranconi e da mons. Gian Carlo Perego, arcivescovo eletto di Ferrara-Comacchio e abate di Pomposa che sabato 6 maggio riceverà l’ordinazione episcopale proprio in Duomo da mons. Napolioni. Presenti anche il vicario generale, don Massimo Calvi, il vicario per il clero e la pastorale don Maccagni, il delegato per la vita consacrata don Giulio Brambilla, il vicario giudiziale mons. Marchesi, l’intero Capitolo della Cattedrale e gli undici vicari zonali.

Posti d’onore per i sacerdoti che quest’anno festeggiano un particolare anniversario di ordinazione:  don Aldo Grechi, don Mario Olivi e don Silvano Rossi ricordano il 65°; don Giovanni Amigoni, don Ennio Asinari, don Stefano Bonfatti, don Sergio Lodigiani e mons. Giuseppe Soldi celebrano il 60°; don Giuseppe Bernardi Pirini, don Giuseppe Giori, mons. Mario Marchesi, don Franco Morandi, mons. Marino Reduzzi e don Angelo Scaglioni festeggiano il 50°. Don Claudio Rubagotti è l’unico presbitero che taglia il traguardo del 25° di sacerdozio.

All’inizio della sua omelia il vescovo Antonio ha invitato ad essere contenti di Dio, «del dono della fede, della compagnia della Chiesa, della grazia del ministero, che con Lui ci mette in contatto quotidiano, che di Lui ci fa intuire i sentimenti, che Lui ci fa vedere a riconoscere in ogni cosa, specie nei colti delle nostre comodità». Occorre, in ultima analisi, una svolta contemplativa nel modo di essere, di pensare e di fare.

Quindi si è soffermato sul significato degli oli santi cercando di scorgere in essi «i segni dell’azione di Cristo nella Chiesa, le tracce dell’identità presbiterale, le priorità della missione e le risorse per la vita di ciascun chiamato».

Anzitutto l’olio dei catecumeni. Per il presule esso chiede di «non perdere di vista l’essenziale del fatto cristiano, non solo come nucleo di verità da trasmettere, ma come Vangelo da penetrare instancabilmente, incontro che opera in noi la vera liberazione, per esserne riflesso vivo, eloquente e silenzioso insieme». In tal senso mons. Napolioni ha invitato ad evitare il rischio di diventare solo amministratori della grazia di Dio e di intendere il proprio ministero solo un lavoro e non una vera e propria grazia. Da qui l’invito provocatorio a farsi come «catecumeni in perenne riforma», oltre che pronti sempre a servire la Chiesa attraverso un dialogo fraterno «vincendo la paura di stare insieme».

Attraverso l’olio degli infermi mons. Napolioni ha ricordato anche le fragilità del prete immerso in pastorale e la necessità di un «aiuto nei confronti di solitudini ed infermità psicologiche, morali, affettive e spirituali» che possono colpire tutti. Altrettanto chiaro però è l’impegno a contrastare queste infermità: «La cura delle nostre persone e relazioni è responsabilità di tutti,e dovrà tradursi anche in concrete scelte ed assetti di Chiesa».

Infine il Sacro Crisma, la «risposta stupefacente e sovrabbondante di Dio a ogni nostro possibile desiderio e timore». In questo caso l’invito è a essere «cristiani e preti di carattere», non cristiani per mera tradizione socioculturale, nè attivisti di una fazione religiosa, «ma testimoni di un evento accaduto nella propria vita, come al centro della storia». E ancora «non preti individualisti ed impermeabili al cambiamento, ma peccatori rifatti discepoli ogni giorno alla scuola del Maestro e della vita».

Il pensiero è quindi andato a mons. Gian Carlo Perego pronto ad «abbandonarsi al Mistero» come successore degli apostoli, a don Nicola Premoli che il 10 giugno sarà ordinato sacerdote, l’unico quest’anno per la Chiesa cremonese, e a tutti i giovani incamminati verso il sacerdozio: «essi potranno splendere, sempre di più, man mano che si lasceranno “caratterizzare” da una formazione spirituale e missionaria adeguata alle sfide dei tempi».

Infine l’invito ad essere preti contenti «nelle celebrazioni di stasera come di tutto l’anno, nelle iniziative degli oratori e più ancora nelle scuole e nelle case, specie in quelle in cui non siamo ancora entrati. Troveremo famiglie spesso stanche e provate, e gli anziani e i malati e ovunque tanta ignota attesa di Vangelo e di Dio».

Nell’omelia mons. Napolioni ha ricordato anche i consacrati deceduti in questi ultimi dodici mesi: don Luciano Sottili, don Angelo Merisio, don Giampaolo Rossoni, don Mario Bergami e il diacono permanente Giuseppe Mazzolini. 

La solenne liturgia è proseguita con le rinnovazione delle promesse sacerdotali, la preghiera per il vescovo e per tutti i presbiteri e la benedizione degli oli. Tre grosse anfore in argento sono state portate dinanzi al Vescovo da alcuni diaconi. Prima è stato benedetto l’olio degli infermi, poi quello dei catecumeni e infine, il Sacro Crisma fatto di olio del Getsemani, profumo di Nardo di Gerusalemme e bergamotto della Locride, terra santa della lotta al male organizzato.

La Messa è continuata con la liturgia eucaristica e i riti di comunione. Prima della benedizione mons. Napolioni ha consegnato agli undici vicari zonali un confanetto contenente le ampolle degli oli da distribuire in tutte le parrocchie della diocesi.

Terminato la liturgia il vescovo, affiancato da don Nicola, si è intrattenuto con alcuni gruppi di cresimandi che hanno assistito all’intera celebrazione. Nessun discorso di rito, ma tante strette di mano e molti incoraggiamenti a vivere seriamente da cristiani. Non sono mancati, in questa epoca digitale, i selfie o le foto con i cellulari.

La mattinata per tutti i sacerdoti si è conclusa in Seminario con il pranzo fraterno.

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