Il futuro della Chiesa nella missione dei giovani

A Cascina Moreni i giovani cremonesi raccontano esperienze di servizio tra i poveri del mondo. Il Vescovo li esorta: «Non turismo, ma scelta di vita»
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“Da mille strade” gruppi di giovani cremonesi hanno lasciato le loro case e le loro parrocchie per affrontare esperienze di missione ed ora – tornati – portano la loro testimonianza nella giornata che significativamente apre la Settimana della Carità diocesana.

Giovani e missione dunque è il tema della giornata che si è svolta sabato 3 novembre presso Cascina Moreni, dove sette gruppi di giovani hanno raccontato, attraverso linguaggi creativi diversi, utilizzando parole ed immagini, le loro esperienze missionarie svolte durante l’estate.

«Non vi dico bravi – li ha salutati il Vescovo Napolioni dopo aver seguito con attenzione le testimonianze – ma dico che siete quelli fortunati. E ora: lascia o raddoppia? Raddoppia… perché una tantum fa turismo, mentre se è scelta di vita, allora la vostra esperienza cambia voi, cambia la Chiesa e cambia il mondo. Così – ha aggiunto – la Chiesa può rinascere dai giovani».

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L’evento, come ha sottolineato nella sua introduzione il presidente della Federazione Oratori Cremonesi don Paolo Arienti, si è svolto in un luogo che ricorda la figura di Fabio Moreni, di cui quest’anno ricorre il 25° dell’uccisione, e che rappresenta una figura di giovane che non ha esitato a mettersi sulla strada della carità per andare incontro al prossimo bisognoso. Il suo esempio è stato ricordato, in una sala gremita, da Gianluca Arata e da Giancarlo Rovati, vice presidente e presidente della Fondazione Moreni. Oltre al ricordo commosso di chi lo ha conosciuto, è stato un video a ricordare la testimonianza del giovane cremonese assassinato mentre partecipava ad un convoglio umanitario nell’ex Jugoslavia in guerra.

Dopo questa introduzione la parola è passata ai ragazzi. Il gruppo di giovani che con don Davide Ferretti ha prestato servizio presso la missione di don Emilio Bellandi a Salvador de Bahia in Brasile ha raccontato la difficile realtà di una favela, luogo di povertà, violenza e dipendenze, ma anche dalla grande capacità di accoglienza. Il gruppo dell’oratorio del Sacro Cuore di Calcio ha parlato dell’esperienza di fede e di condivisione vissuta in Tanzania presso una scuola e un orfanatrofio delle suore passioniste. Gli scout del clan Agesci di Viadana hanno invece condiviso l’esperienza di servizio a Ventimiglia, sul confine tra Italia e Francia, dove i migranti attendono sperando la possibilità di continuare il loro viaggio e dove i ragazzi cremonesi hanno raccontato di aver toccato con mano la complessità del fenomeno migratorio, che – hanno imparato – «non è fatto di numeri ma di persone con una storia da raccontare».

L’associazione Drum Bun ha poi illustrato le attività di animazione e lavoro di 25 anni di viaggi tra Romani, Albania e Calabria; il gruppo della sottosezione di Cremona dell’Unitalsi ha rappresentato con un breve pezzo teatrale la ricchezza dell’esperienza vissuta con i malati nel pellegrinaggio a Lourdes; il viaggio si è concluso poi in Africa con le esperienze dei giovani di Castelleone in Mozambico e Kenya e con quella animata dalle Suore Adoratrici di Rivolta d’Adda in Senegal.

Esperienze che hanno permesso di «lasciarsi spostare» dalle aspettative e dai pregiudizi con cui si parte e che cadono al contatto con la realtà degli incontri. Nel maxi schermo, mentre i ragazzi parlano, scorrono le immagini di volti: sono i bambini, le famiglie, i poveri e i missionari che hanno condiviso una parte della propria esperienza. Sono soprattutto questi incontri, queste nuove relazioni ad aver lasciato un segno nelle vite dei ragazzi. Come ha sottolineato, prima della chiusura della giornata, il biblista Luca Moscatelli, che ha proposto una sua riflessione raccogliendo le suggestioni emerse dalle testimonianze, e ponendole a confronto con il Vangelo.

«Gesù coglie un segreto – ha detto – incontrando beati e beate lungo il suo cammino. In fila con loro al fiume Giordano, ne ha condiviso l’esodo, la ricerca di rinascita». Così, ha continuato perlando del discorso delle Beatitudini «Gesù parla dei poveri che non si sentivano schiacciati dalla povertà ma che si sentivano figli di re e afflitti che pur piangendo non perdevano la speranza. Li ha incontrati e ha capito il loro segreto, che lui chiamava Padre».

Così, come i giovani si sono liberati da pregiudizi, paure e dalla comodità del proprio quotidiano per incontrare i poveri del mondo, così «per capire come vivevano gli altri, anche i peccatori.. per capire cosa vuol dire desiderare essere liberati dal male Gesù ha guardare e condividere le esperienze delle persone che incontrava. Gesù – osserva – trova Dio nelle esperienze di incontro».

Tra le suggestioni raccolte dal biblista non manca un richiamo alla figura di Fabio Moreni ed in particolare a ciò che di lui – nel video proiettato – diceva la madre: «Voleva veder gli altri contenti, anche se gli dicevano che era uno sciocco. E gli veniva facile essere generoso. Ecco il segreto – ha concluso Moscatelli – è la grazia di Dio. Quando vedrete una persona così, vedete una persona plasmata dalla grazia di Dio».

 

 

 

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