Il festoso ingresso di mons. Napolioni: «Farò quello che mi dirà il Signore»

In migliaia hanno partecipato all'ordinazione del vescovo Antonio che ha indicato nell'Evangelii Gaudium il suo programma pastorale

Farò quello che mi dirà il Signore”. Un programma per un episcopato che si prospetta segnato dalla gioia di vivere il Vangelo. Gioia sottolineata anche dal motto scelto “Servite Domino in laetitia”. Alle 17 di sabato 30 gennaio mons. Antonio Napolioni è divenuto il nuovo pastore della diocesi di Cremona. È stato consacrato in cattedrale dal predecessore mons. Dante Lafranconi insieme a mons. Francesco Giovanni Brugnaro, arcivescovo di San Severino- Marche e all’emerito mons. Francesco Gioia.

Presenti alla celebrazione 200 sacerdoti, circa 40 vescovi (tra cui i cremonesi mons. Eliseo Ariotti nunzio apostolico in Paraguay, mons. Carmelo Scampa, pastore di São Luís de Montes Belos in Brasile e mons. Valter Dario Maggi di Ibarra in Ecuador). Ben 4 i cardinali: mons. Edoardo Menichelli, mons. Salvatori De Giorgi, mons. Francesco Coccopalmerio e mons. Raffaele Farina. Il Duomo gremito di fedeli laici e di consacrati della diocesi ma anche arrivati da Camerino e San Severino-Marche e da Roma, dove mons. Napolioni ha insegnato come docente alla Lateranense e all’università Salesiana. A decine gli scout giunti da ogni parte d’Italia.

Una celebrazione articolata e solenne. Semplice da leggere nella sequenza dei gesti ma di forte intensità spirituale. Imponente il servizio d’ordine in piazza e in cattedrale.

L’accoglienza in piazza

Puntuale, in una piazza bagnata dalla pioggia, con il duomo vestito a festa grazie a preziosi arazzi, si è presentato, mons. Napolioni. Il complesso bandistico Città di Cremona lo ha accolto. Poi le note del violoncello suonato dalla 15enne Sara Castellani, dell’Istituto superiore di studi musicali Claudio Monteverdi. Presenti oltre al Sindaco, Gianluca Galimberti, il primo cittadino di S. Severino Marche, Cesare Martini, e quello di Camerino, Gianluca Pasqui, il Sottosegretario alle Riforme costituzionali, il cremonese Luciano Pizzetti, il prefetto di Cremona Paola Picciafuchi e il presidente della Provincia di Cremona, Carlo Vezzini, insieme al questore Gaetano Bonaccorso e i comandanti provinciali delle forze dell’ordine.

Il sindaco Gianluca Galimberti, emozionato, al nuovo pastore ha rivolto le sue parole espressione di tutti, in primis malati, bambini, rifugiati chiedendo a Napolioni di “aiutare la comunità a prendersi cura delle fragilità nella quotidianità”. Poi due inviti: “Continuiamo a lavorare insieme rafforzando quelle reti di comunità presenti nei nostri quartieri, costruiamo insieme nuove risposte alle povertà”. E quindi “Alimentiamo la capacità di coltivare lo spirito, uno spirito civile, umano, pieno e ricco, capace di sperare”.

Il saluto del sindaco di Cremona [testo dell’intervento]

Dopo il saluto del sindaco, mons. Napolioni ha preso la parola ringraziando per la calorosa accoglienza e assicurando il suo impegno nel servire tutti: “Giungo qui dalle Marche, terra altrettanto laboriosa, cresciuto in una famiglia più laica che cattolica, educato al dialogo con tutti, desideroso di scoprire ogni valore, e di cercare insieme il bene di tutti, soprattutto dei più deboli”.

Dopo aver ricordato la grande eredità di pastori lungimiranti, ultimi dei quali mons. Lafranconi, e di santi di ieri e di oggi – Omobono e Primo Mazzolari fra tutti – il vescovo eletto ha ricordato la fecondità della Chiesa locale ma anche della società cremonese: “Maestra in tante forme di volontariato”. E alla comunità ecclesiale e civile ha chiesto di aiutarlo a fare la propria parte.

Pur vivendo in una società che sconcerta il Vescovo ha annunciato di non voler alimentare allarmismi o il pessimismo ma piuttosto di dar voce alle tante ragioni di speranze. Poi il ricordo a tutti gli angoli della diocesi, anche quelli più remoti, e soprattutto quelli dove la “crisi economica e sociale, la deriva morale e tante forme di disperazione mordono di più”. In questi luogo occorrerà andare per farsi prossimi o almeno per ascoltare.

E ricordando l’invito del Papa di “uscire“, mons. Napolioni ha assicurato di voler camminare insieme “nella cura di relazioni autentiche, vivendo la vita come un viaggio, non come un possesso. Anche il ricorso alla preghiera deve tradursi in passi concreti, degli uni incontro agli altri, specie dove il disagio, la diversità, l’inedito e persino il male, ci sconcertano ed impauriscono. La fiducia vincerà”.

E infine: “Oggi, per me, è questa la terra promessa, in cui pongo la mia tenda, che sarà sempre aperta all’ascolto e al dialogo, per condividere le fatiche e le gioie delle nostre città e famiglie. Intanto, siete nella mia preghiera, con tanta gratitudine per l’affetto e la cordialità che già mi fanno sentire a casa”.

La risposta di mons. Napolioni al saluto del Sindaco [testo dell’intervento]

L’ingresso in Cattedrale

Ad accogliere mons. Napolioni sulla porta del duomo, il Capitolo dei Canonici guidato da mons. Giuseppe Perotti. Quindi il bacio alla croce e allo stipite del portale a cui è seguita l’aspersione dell’assemblea con l’acqua benedetta. Infine un momento di personale raccoglimento prima di recarsi in sacrestia, presso la Cappella del Santissimo Sacramento.

La celebrazione eucaristica

La celebrazione, presieduta da mons. Lafranconi, è iniziata con l’annuncio che anche nella comunità ecumenica di Taizè si pregava per don Antonio e per la sua nuova comunità. Quindi la presentazione dell’ordinando da parte di mons. Brugnaro che ne ha ripercorso le tappe significative della vita e alla Chiesa cremonese ha affidato “il compito di far venir fuori i doni che lo Spirito Santo ha seminato” e di sostenere Napolioni “perché, come Mosè, abbia sempre gli occhi vividi e resistenti per il futuro della fede, perché sappia rispondere con la Parola di Dio, la preghiera, la fraternità al bisogno di speranza, perché abbia il cuore trafitto dalla misericordia del Padre per rendere profetica la carità”.

La presentazione, da parte dell’arcivescovo Brugnaro, di mons. Napolioni [testo dell’intervento]

L’ordinazione, i riti esplicativi e l’insediamento

Dopo le letture: il rito di ordinazione episcopale introdotto dal “Veni, Creator Spiritus”. Quindi mons. Napolioni si è portato davanti a mons. Lafranconi. Ad accompagnarlo don Bertoni, il sacerdote più giovane di ordinazione e il vicario generale mons. Marchesi, il quale, rivolgendosi al Vescovo presidente, ha chiesto l’ordinazione episcopale. Alla presenza del cancelliere, mons. Marino Reduzzi, il presidente del Capitolo, mons. Giuseppe Perotti ha letto la bolla papale.

È seguita l’omelia pronunciata da mons. Lafranconi nella quale, sulla scorta delle letture, ha ricordato “il gravoso compito” del pastore di diffondere la Parola di Dio in un contesto non sempre favorevole. Ma con “tranquillità e coraggio perché si può contare su Dio che ci ha conosciuti prima che esistessimo”. Come a dire che se Dio sceglie i suoi pastori, dona loro anche la forza per affrontare le difficoltà e la certezza della sua vicinanza. Il tutto nella ferialità di una missione dove “ciò che conta non è lo straordinario, l’eccezionale, quello che conta è la carità del quotidiano”.

E a chiudere la sottolineatura “della bellezza di scegliere Cremona per la consacrazione”, un segno di continuità “molto apprezzato e capito dai cremonesi”.

L’omelia del vescovo Dante Lafranconi

Dopo l’omelia mons. Lafranconi, secondo l’antica tradizione dei Padri, ha interrogato Napolioni sul proposito di custodire la fede e di esercitare il proprio ministero. Poi sono seguiti segni ricchi di potere evocativo: mons. Napolioni si è prostrato a terra mentre venivano intonate le litanie, quindi l’imposizione delle mani da parte di un vescovo dopo l’altro. E mentre due diaconi reggevano sul capo dell’ordinando il Vangelo, mons. Lafranconi ha pronunciato la lunga preghiera di ordinazione. Infine l’unzione col crisma e la consegna di anello, pastorale e mitria e l’insediamento, cioè la presa di possesso della cattedra dalla quale ha continuato a presiedere la celebrazione al posto dell’ormai emerito Lafranconi.

L’anello è un dono dell’arcivescovo Gioia avuto da san Giovanni Paolo II. Mentre la mitria è un regalo delle famiglie della parrocchia e delle clarisse di San Severino, infine il pastorale è quello usato da mons. Bruno Frattegiani, già arcivescovo di Camerino – San Severino Marche che ordinò sacerdote mons. Napolioni il 25 giugno 1983.

A suggellare il rito il lungo abbraccio con tutti i vescovi. Quindi la celebrazione è continuata sotto la presidenza del nuovo pastore che all’offertorio ha accolti i doni da un disabile in carrozzina e da alcuni scout del gruppo di Cassano.

L’inno di ringraziamento

Dopo le comunioni, accompagnato da mons. Brugnaro, il novello vescovo ha percorso la navata centrale benedicendo l’assemblea mentre il possente coro intonava il Te Deum, il canto di ringraziamento a Dio per eccellenza. Quindi mons. Napolioni, con la mitria in capo, dall’ambone ha rivolto il suo primo saluto, interrotto da diversi applausi, da pastore della Chiesa cremonese. E il primo pensiero è andato alla magnifica Cattedrale: “I cremonesi che l’hanno voluta – ha detto – dovevano essere ‘pazzi di gioia’ per il Vangelo, con una santa smania di raccontarlo nei secoli, affrescando le pareti e scolpendo la pietra. Ispirati dai nostri santi patroni”. Un vero e proprio scrigno d’arte che ha ricevuto nuova vita “con questa celebrazione bellissima, non per il luccichio dei paramenti, ma per quanto traspare dagli occhi di tutti voi, membra – come me – del corpo di Cristo, il Signore vivente”.

E alla folta assemblea, di cremonesi e marchigiani, “madre del mio episcopato”, il presule ha ricordato che “Gesù è il protagonista assoluto, il motivo di tutto, l’unica fonte di luce e vita per la Chiesa”. E il pensiero è andato al papa lombardo Paolo VI che “aggiornò per il nostro tempo le vie della perenne riforma della Chiesa”, ma anche a papa Francesco che “quotidianamente ci mostra come anche oggi il Vangelo si irradia e attira” e al vescovo Dante che nella Messa di saluto aveva ribadito la necessità di un costante rinnovamento ispirato dallo Spirito.

Mons. Napolioni ha poi rivelato di sentire particolarmente sue le parole di Maria ai servi durante le nozze di Cana: “Fate quello che vi dirà. Uniche parole – ha spiegato – a cui possa affidare questo passaggio della mia vita. Parole di obbedienza, spirituale prima che giuridica, l’obbedienza che dà pace e vera libertà. L’obbedienza alla realtà e alla voce di Dio in essa”. Alla luce di quelle parole egli ha poi riletto la sua vita a partire dall’esperienza familiare, da quella giovanile nei banchi del liceo fino a quella scout dove il novello vescovo ha intravisto nuovamente “il fascino di Gesù Risorto, grazie alla testimonianza di laici maturi e coraggiosi come chiedeva il Concilio”.

Il pensiero è andato poi alla Chiesa di Camerino-San Severino Marche  e ai suoi vescovi, al seminario regionale delle Marche dove per tanti anni ha ricoperto il ruolo di rettore, all’università salesiana e Lateranense dove ha insegnato, ai cinque anni da parroco a San Severino nella comunità di don Orione: “Sì, mi sono innamorato della grande attualità pastorale della parrocchia. È la realtà umile che meglio può aprire le porte della Chiesa Madre a tutti, come a quelle persone che in questi anni erano lontane dalla parrocchia, eppure hanno espresso il rammarico per una partenza, prematura rispetto al loro ritmo di riavvicinamento”.

Ancora poi un accenno a Papa Francesco e al suo invito – contenuto nell’Evangelii Gaudium – di “abbandonare il comodo criterio pastorale del sì è sempre fatto così”. Tutto ciò “chiede a me e a voi fratelli e sorelle della Chiesa di Cremona, di scambiarci doni ed esperienze, di dilatare i nostri orizzonti culturali, di ritrovarci decisamente nell’entusiasmante cantiere del Regno di Dio”. E per chi si aspettava programmi pastorali già confezionati mons. Napolioni ha chiesto di rifarsi al mistero dell’incarnazione, “cuore e sostanza di tutto”, ma anche all’Evangelii Gaudium “da capire e attuare davvero, in tanti ambiti della nostra vita, personale ed ecclesiale”.

E dopo il saluto deferente al metropolita Scola, ai cardinali e vescovi presenti, alle autorità civili e militari schierate in gran numero nelle prime file, mons. Napolioni si è rivolto ai suoi sacerdoti: a quelli ammalati e in difficoltà, ma anche a quelli che hanno lasciato il ministero: “A voi preti dico: farò quello che il Signore mi dirà attraverso le vostre storie ed esperienze, nell’amicizia e nel discernimento che sapremo condividere. Dovremo fare a gara per cogliere i segni dei tempi, anche con un dibattito coraggioso sui nodi di un tempo così complesso e agitato, ma sempre affamato di Dio e di senso. Per fare quello che ci dirà la gente: non solo quanti vivono con noi la fecondità del Battesimo, ma anche i lontani e gli allontanati, gli smarriti e gli scartati, chi contesta, impreca o tace nell’indifferenza. Chi non ce la fa, chi è disperato, chi ci costringe alla non facile fantasia della solidarietà. In particolare, con l’aiuto dei consacrati e delle famiglie, cercheremo di decifrare i silenzi e i linguaggi dei giovani, perché crescano liberi ma non senza identità e senza vocazione. Racconteremo la misericordia di Dio anche nel dialogo, fatto di rispetto e coraggio, con uomini e donne di altre culture e religioni”.

E al termine del discorso mons. Napolioni ha rivelato di essere andato, la mattina stessa, a pregare sulla tomba di Gianluca Firetti, il giovane di Sospiro morto per un sarcoma proprio il 30 gennaio di un anno fa: “Non si tratta solo di un gesto di tenerezza pastorale, quanto di una certezza di fede che mi si impone all’inizio del mio servizio di Vescovo a Cremona. Cristo mi precede, mi manda angeli come Gianluca, storia letta con ammirazione prima ancora di venire qui. Ho già sperimentato altre volte questo metodo di Dio: quando 5 anni fa iniziavo a fare il parroco, mi affidavo a Luca, Cristina e Alessio, ventenni morti sulla strada 5 anni prima. Non li ho mai conosciuti, ma i loro genitori sono oggi miei fratelli carissimi. E con loro, penso ad altre famiglie ferite, ma non sconfitte. Come sento il sostegno di tanti infermi, veri “motori della missione”, a cominciare da Franco, inchiodato alla SLA da 10 anni, ma spiritualmente vivissimo, che considero come un mio “vicario” silenzioso e fecondo”.

Così ha concluso: “Lo Spirito che mi ha reso Pastore di questa Chiesa, si manifesterà nelle relazioni quotidiane tra noi, perché ciò che ammala e congela il nostro cuore, sia vinto dalla carità fraterna e dalla gioia del Vangelo”.

L’intervento del nuovo Vescovo di Cremona al termine dell’ordinazione [il testo dell’intervento]

Importante accompagnamento alla celebrazione, i canti sono stati eseguiti da circa 100 coristi diretti da don Graziano Ghisolfi, maestro del coro della cattedrale. Diverse scholae diocesane hanno dato il loro contributo (il coro della Parrocchia della cattedrale, la schola cantorum di Castelverde, il coro S. Pio V di Soncino, il coro Il Discanto) fondendo le loro voci all’unisono con il coro interparrocchiale di S. Severino Marche diretto da Morena Rinaldi.

All’organo Mascioni, uno strumento di pregio, è seduto Fausto Caporali, mentre l’organo positivo Giani è stato suonato da Camillo Fiorentini. Sono intervenute poi trombe (Antonio Stabilini e Gigi Ghezzi), tromboni (Ivo Salvi e Massimo Blini) e un corno (Matteo Taboni).

La scelta dei brani musicali non a caso è caduta su autori cremonesi antichi e contemporanei: Claudio Monteverdi, Antonio Concesa, Federico Caudana, Federico Mantovani, Fausto Caporali e Roberto Grazioli. Un modo per mostrare la ricchezza della tradizione locale di musica sacra.

Conclusione

Dopo la benedizione solenne e l’inno a S. Omobono, una lunga processione di sacerdoti  si è snodata dalla cattedrale attraverso la piazza per giungere in Palazzo Vescovile ora sede del neovescovo. Un immagine imponente della Chiesa in cammino.

Maria Chiara Gamba
Claudio Rasoli

Anteprima della photogallery

Il libretto della celebrazione

Photogallery

  1. Arrivo in piazza e saluto del sindaco
  2. Accoglienza in Cattedrale
  3. Inizio della Messa e presentazione da parte dell’arcivescovo Brugnaro
  4. Liturgia della Parola
  5. Invocazione dello Spirito, presentazione dell’eletto e omelia del vescovo Lafranconi
  6. Litanie dei Santi
  7. Rito di ordinazione: imposizione delle mani
  8. Rito di ordinazione: riti esplicativi
  9. Saluto della Chiesa cremonese e abbraccio di pace
  10. Liturgia eucaristica
  11. Comunioni
  12. Benedizione dell’assemblea e discorso del nuovo Vescovo
  13. Processione finale e saluto dalla finestra di Palazzo vescovile
  14. Buffet e saluti a Palazzo vescovile
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