Il 9 novembre festa a “La Pace” per i 102 anni di mons. Mario Cavalleri

Classe 1915, il prete della Casetta di Cremona è il più longevo della diocesi: dopo di lui i più anziani sono i confratelli nati nel 1926

Festa grande giovedì 9 novembre alla casa di riposo Giovanni e Luciana Arvedi di Cremona per i 102 anni di mons. Mario Cavalleri (in una foto d’archivio). Classe 1915 è il sacerdote più longevo della diocesi: dopo di lui la classe più anziana è quella dei preti nati 11 anni più tardi, nel 1926.

Don Mario è nato il 9 novembre nel 1915 alla cascina Bulgaro di San Marino dove il padre Alessandro era fattore. Entrò giovanissimo nel Seminario di Cremona mentre risiedeva a Castelnuovo del Zappa nella cui parrocchia si impegnò da subito come ministrante sotto la guida di Angelo Dondeo, fratello del vescovo Virginio.

Il 18 maggio 1940, al mattino presto, alla presenza di pochissime persone, l’ordinazione sacerdotale per le mani dell’indimenticato arcivescovo Cazzani. Don Mario fu quindi destinato alla comunità di Sesto Cremonese guidata da don Achille Carpi, “uomo intelligente e riservato” con il quale il novello sacerdote trascorse nove anni.

Nel 1949 il trasferimento a Rivolta d’Adda dove era parroco mons. Stefano Renzi. Don Mario, nato in campagna, si trovò subito a suo agio frequentando le tante cascine della borgata.

Una grave malattia costrinse il giovane prete a un ricovero presso l’ospedale Fatebenefratelli dei Pilastroni di Brescia e, quando fu dimesso, non tornò a Rivolta ma fu inviato al ricovero di Castelverde dove c’era un piccolo reparto per sacerdoti.

In seguito fu nominato vicario della Cattedrale (il cui parroco era mons. Carlo Boccazzi) e mansionario del Capitolo, compito che attese per ben cinquant’anni fino a quando, nel 2006, il vescovo Lafranconi lo nominò canonico effettivo.

Nel 2010, in occasione dei 95 anni, monsignor Cavalleri pubblicò la propria autobiografia, dal titolo “Sulla cresta dell’onda suo malgrado”: un agile volumetto nel quale il sacerdote racconta con semplicità di cuore la sua lunga esistenza segnata fin da subito dalla sofferenza: la morte per annegamento del fratellino Ottorino e lo strazio della mamma Palmira.

Ma don Mario è diventato famoso a Cremona soprattutto per la sua Casetta, un’esperienza di carità e di accoglienza durata circa trent’anni, prima presso la casa vicariale della Cattedrale e poi in via Patecchio, nel centro di Cremona. Le porte della Casetta sono state aperte ad una moltitudine di persone: poveri della città, etilisti, drogati e poi immigrati in cerca di un futuro migliore. Per tutti don Mario è stato un padre amorevole.

La sconfinata carità di don Cavalleri è giunta anche in Africa: nei suoi venti viaggi nel Continente Nero il sacerdote cremonese ha portato a termine tanti progetti, soprattutto a Socrogbo in Costa d’Avorio. In quello sperduto villaggio, grazie alla generosità di tanti cremonesi, sono stati costruiti la chiesa, il campo da calcio, l’ambulatorio e un reparto di maternità.

Don Mario è anche poeta e musicista e trascorre le sue giornate leggendo e scrivendo, sempre pronto a chiedere nuovi libri per alimentare la sua insaziabile sete di conoscenza. La sua arguzia e il suo buonumore si mantengono intatti a beneficio di quanti gli vivono accanto.

Nel corso della sua lunghissima esistenza mons. Cavalleri ha attraversato tante stagioni della vita sociale ed ecclesiale, lasciando in ogni occasione il segno della sua originale testimonianza a sostegno dei poveri e dei diseredati dei quali si è sempre occupato con quel suo tratto inconfondibile capace di mescolare alle opere la curiosità, il candore e l’allegria.

 

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