Il 7 dicembre a Bozzolo presentazione in anteprima del libro “Un’obbedienza in piedi”

Raccolta completa del carteggio tra don Primo Mazzolari e i Vescovi di Cremona dal 1912 al 1959

Sarà presentato in anteprima assoluta giovedì 7 dicembre a Bozzolo (ore 21 nella sala Civica di piazza Europa 1) il libro “Un’obbedienza in piedi”, raccolta completa del carteggio tra don Primo Mazzolari e i vescovi cremonesi, dal 1912 al 1959, la cui presentazione ufficiale avverrà a metà gennaio a Cremona in occasione dell’anniversario della nascita di don Mazzolari, avvenuta al Boschetto il 13 gennaio 1890.

Il volume, con un’introduzione del vescono Antonio Napolioni e curato da don Bruno Bignami e dalla dott.sa Diletta Pasetti fa parte della collana “Primo Mazzolari” della casa editrice EDB, ed è nato dalla volontà di realizzare un’edizione critica che presentasse al lettore la corrispondenza in successione cronologica, mantenendo ridotto all’indispensabile l’intervento dei curatori. Questo, per rispettare al massimo la verità filologica dei testi, lasciandoli parlare da soli. Una quantità davvero importante di materiale che non stupisce, data la predisposizione alla scrittura che per tutta la vita ha contraddistinto don Mazzolari. Sono lettere che sanno raccontare dei dolori di un uomo e dei suoi tormenti, delle difficoltà di rimanere dentro una Chiesa della quale non condivideva sempre le scelte e che troppo spesso lo faceva sentire figlio non voluto.

È materiale prezioso questo, perché capace di portare in scena la parte intima di don Primo, quella che rimaneva in parte nascosta nelle opere e nelle prediche. In queste lettere tra il parroco di Bozzolo e i vescovi che si sono succeduti nella diocesi di Cremona è condensata tutta la vicenda umana del parroco a cui il Papa ha reso omaggio il giugno scorso.

È stato un lavoro denso, che ha preso le mosse da “Obbedientissimo in Cristo” di don Bedeschi e dagli archivi della Fondazione don Primo Mazzolari; un lavoro di trascrizione e revisione degli originali – spesso scritti a mano – che ha cercato di essere il più ampio e comprensivo possibile, con l’obiettivo di mettere in luce uno degli atteggiamento che meglio ha contraddistinto Mazzolari: l’obbedienza in piedi.

La scelta del titolo punta proprio a fare uscire dalla trama del carteggio quel filo rosso che corre lungo le oltre 300 pagine del volume. L’ “obbedire in piedi” implica quella volontà che ha animato la continua ricerca da parte di Mazzolari di rimanere fedele a quello che la sua coscienza gli diceva, senza rinnegare la Chiesa e le regole che questa imponeva.

Un percorso sicuramente travagliato, che ha accompagnato per tutta la vita il parroco nato a Boschetto: le censure e le polemiche sui testi pubblicati e spesso non capiti perché in anticipo sui tempi, la sospensione obbligata del quindicinale “Adesso” – di cui era direttore – per gli articolo sul pacifismo considerati troppo estremi, i continui richiami dal Santo Uffizio.

Emerge dall’inchiostro di queste lettere la ricerca di un equilibrio che è durata davvero una vita, tra quello che sentiva giusto secondo la sua lettura del Vangelo e gli inviti, che gli venivano dalla Chiesa di Roma, al silenzio, alla moderazione.

Negli “obbedientissimo in Cristo” che chiudono come firma tante delle lettere scritte c’è dentro tutto: la necessità di don Primo di rimanere fedele al messaggio di Dio prima di ogni altra cosa, di non tradire quel sentire, anche se questo gli costava richiami formali, incomprensioni e obblighi al silenzio. Una pena pesantissima per un uomo che faceva della predicazione la sua missione più impellente.

Questo libro significa, per chi ci ha lavorato e per chi lo leggerà, esplorare da dentro le difficoltà e i dolori di un uomo che ha sempre voluto rispettare la propria coscienza, cercando di rimanere sul cammino che aveva scelto, pur non condividendone sempre il percorso, scegliendo quindi spesso la via meno comoda.

È stato guardare le contraddizioni mettersi nero su bianco e farsi concrete, senza negarle; la dimostrazione del coraggio più grande che ci vuole: quello verso noi stessi e i nostri limiti.

Perché “obbedire in piedi” è una delle cose più faticose e più belle che possiamo fare per noi stessi, e quindi per gli altri. È questa una delle lezioni più preziose che don Primo Mazzolari ci ha lasciato, e di cui abbiamo il dovere di farne tesoro.

 

Una selezione delle lettere nel libro “La carità è sempre un po’ eccessiva”

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