I coniugi Scaravelli e don Pezzetti testimoni per la vita a Bozzolo

Sabato 2 febbraio la Veglia per la Vita per la Zona 5
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La Zona 5 ha celebrato la 41ª Giornata Nazionale per la vita (3 febbraio 2019), organizzando sabato 2 febbraio una veglia di preghiera a Bozzolo che ha visto la partecipazione del Movimento per la vita, del Centro di Aiuto alla vita di Casalmaggiore coadiuvato dai parrocchiani bozzolesi e di alcuni importanti testimoni.

La serata, presieduta dal parroco don Luigi Pisani alla presenza del vicario zonale don Davide Barili e di numerosi parroci provenienti dalle parrocchie limitrofe, ha messo al centro momenti di riflessione ispirati al messaggio del Consiglio Episcopale Permanente, intervallati da canti condotti dal Coro della zona V (diretto dal M. Donato Morselli con all’organo il M. Ugo Boni) e da importanti testimonianze che hanno ricondotto alla vita reale i valori invocati con la preghiera.

La speranza nell’opera sorgiva di Dio, la vita che ringiovanisce, le generazioni solidali e l’abbraccio alla vita fragile che genera futuro, sono stati i temi salienti della meditazione per portare a riflettere sulla vita dal nascere al suo svilupparsi nelle sue numerose complessità.

La prima testimonianza ha visto la partecipazione dei coniugi Scaravelli, che hanno condiviso la tragica perdita di Marco, il loro unico figlio di soli 6 anni, che il 16 luglio 2016 se n’è andato cambiando per sempre le loro vite. A seguito di quella morte i genitori hanno preso la decisione di donare gli organi per salvare la vita ad altri bambini.

Ascolta qui la testimonianza

“il nostro Marco ha dovuto cedere di fronte a un qualcosa di troppo grande. Loretta ed io, in quell’occasione, abbiamo preso l’unica decisione che potevamo prendere, la più bella, quella che meglio rappresentava nostro figlio” racconta il padre Cristian dopo aver accompagnato i presenti nell’ascolto della loro storia passo per passo, una storia fatta di sofferenza ma anche di tanta speranza, quella donata alle famiglie che, grazie al contributo di Marco, hanno potuto dare un futuro ai loro figli.

Con la seconda testimonianza si è voluto toccare invece il tema della vita nel suo corso, anche quando questa sembra non essere compresa e accettata da tutti: l’accoglienza del migrante. A parlare don Antonio Pezzetti, direttore della Caritas diocesana. Al suo intervento è stato dato il titolo “Per aiutare la vita degli immigrati nella loro terra” al fine di suscitare una riflessione sulle necessità che spingono tanti giovani ad abbandonare il continente africano in cerca di un progetto di vita migliore. Don pezzetti ha ricordato come una delle vocazioni principali della Chiesa sia la missio ad gentes, la missionarietà che chiede di partecipare alla vita delle comunità che hanno bisogno di sostegno, dove possibile, direttamente nei paesi di appartenenza. Don Antonio ha scelto per l’occasione di presentare l’azione di un’associazione cremonese che dal 1995 opera in Africa, in particolare modo nello Stato del Kenya, Cremona for Kenya onlus, al fine di raccogliere, durante la serata, delle offerte che andranno a contribuire alla costruzione di un asilo dedicato proprio a Don Primo Mazzolari.

Ascolta la testimonianza di don Pezzetti

I membri di questa associazione cremonese si occupano di organizzare iniziative volte a sensibilizzare e informare la cittadinanza sui problemi dell’Africa e a permettere, grazie a raccolte fondi apposite, la costruzione di scuole e di istituti educativi in loco, finalizzati a crescere le giovani generazioni che popolano il Kenya.

Il messaggio lanciato dal direttore della Caritas diocesana allora è stato che alcuni progetti vanno sostenuti a distanza perché “con l’aiuto di associazioni e persone è possibile dare un segno importante che ci piace mettere in campo, sapendo che questo non basta e che è un primo passo  per dimostrare che le persone si possono aiutare anche nel paese di appartenenza”, anche se va ricordato che “in Africa si continua a crescere ma le  loro risorse sono portate via o a disposizione  di poche persone e di oligarchie. Quindi queste persone continueranno a premere e a cercare di lasciare la terra dove sono”. Allora “nello stesso tempo” -continua don Pezzetti- “ non deve chiudere la nostra coscienza il fatto che li stiamo aiutando là. Si deve aiutare là, li dobbiamo aiutare qua, ci dobbiamo aiutare a vicenda come ci chiede il Vangelo. Non c’è colore, non c’è razza, non c’è religione. Siamo fratelli e questo nostro essere tutti fratelli in Cristo ci deve chiedere quella solidarietà che il Vangelo ci insegna e che la Chiesa non si stanca di predicare e annunciare dappertutto. Noi li aiutiamo volentieri là ma non ci impegniamo a proibire che possano venire anche qua. Bisogna cercare di fare le cose nel modo più giusto perché ognuno possa vivere con dignità la propria vita”.

La terza testimonianza, che sarebbe stata volta a ragionare sull’accoglienza della vita anche di fronte a una malattia, è saltata a causa dell’assenza per cause di forza maggiore del suo relatore, il sindaco di Cremona Gianluca Galimberti.

Tra una riflessione e l’altra sono stati significativi anche i gesti di alcune famiglie e di giovani che hanno portato all’altare dei ceri, simbolo di Cristo luce del mondo, e delle primule del Centro di aiuto alla vita, segno della vita del mondo.

La serata si è conclusa con la lettura di una riflessione tratta da “Impegno con Cristo” di don Primo Mazzolari ( ed. Il Crivello, 1943) dal titolo Ci impegniamo noi e non gli altri. Un invito vivido e profondo ad essere, per citare le parole che don Primo usa in Tu non uccidere, cristiani uomini di pace ma non uomini in pace.

 

 

 

 

 

 

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