Giornata del malato, mons. Napolioni: «Samaritani gli uni degli altri»

L'11 febbraio, nella memoria liturgica della Beata Vergine di Lourdes, dopo la Messa nella parrocchiale di Bozzolo, il Vescovo ha visitato gli ospiti della casa di riposo e del presidio riabilitativo

Fare propria la tenerezza di Dio, sull’esempio e la garanzia di Maria, per diventare buoni samaritani gli uni degli altri, nella consapevolezza che, prima o poi, a turno, ognuno si troverà morente lungo la strada. Questo l’invito espresso dal vescovo Antonio Napolioni in occasione della celebrazione diocesana della Giornata mondiale del malato che, come ogni anno, è stata celebrata l’11 febbraio, nella memoria liturgica della Beata Vergine di Lourdes.

L’appuntamento quest’anno è stato a Bozzolo. Una scelta non casuale visto che proprio 80 anni fa, nel 1937 don Primo Mazzolari scriveva “Il Samaritano”, icona per eccellenza di chi assiste poveri e sofferenti. Un testo che, pubblicato un anno dopo per motivi di censura, sa coniugare analisi psicologica dei personaggi e rivisitazione dell’ambiente scenico: ai suoi occhi, la parabola evangelica del Samaritano è una sintesi della vita stessa. Il Samaritano diventa così storia di salvezza e ogni vicenda di redenzione si trova rappresentata in quei gesti.

 

La celebrazione in chiesa

Nel pomeriggio di sabato 11 febbraio l’appuntamento è stato nella chiesa parrocchiale di Bozzolo, proprio lì dove si trova la tomba del celebre parroco per il quale è in corso il processo di beatificazione. Alle 15.30 la recita del Rosario, a seguire la Messa presieduta dal Vescovo.

In prima fila erano presenti naturalmente gli ammalati, chi sulle carrozzine chi accompagnato dai propri familiari. Ma a garantire a tutti la possibilità di spostamento c’erano anche i volontari dell’Avulss e le dame e i barellieri dell’Unitalsi, guidati dalla presidente Maria Enrica Lambri.

Insieme al Vescovo hanno concelebrato l’Eucaristia alcuni sacerdoti, tra i quali il parroco don Giovanni Maccalli che, all’inizio della liturgia, ha porto il proprio saluto.

Sull’altare anche l’incaricato diocesano per la Pastorale della salute, don Maurizio Lucini, il vicario zonale don Luigi Pisani, don Ernesto Marciò (parroco di Cividale Spineda), don Elio Culpo (della Piccola Betania alla Badia) e don Emilio Bini (residente in paese). Ha prestato servizio all’altare il diacono permanente Eliseo Galli. Accanto al cerimoniere don Flavio Meani, il vicario don Gabriele Barbieri, che ha coordinato il gruppo dei ministranti.

 

La riflessione del Vescovo

Il Vescovo ha voluto iniziare l’omelia con l’interrogativo, provocatorio, su chi sono realmente i malati e i sani. Perché lo star bene non è solo questione di diagnosi mediche. Se la salute del corpo è certamente la prima necessità, visto che le precarietà di salute rendono l’intera vita più difficile, è però guardando all’esperienza di Lourdes che mons. Napolioni ha voluto aiutare a capire ciò che realmente fa star bene. «Non dimentichiamo che l’uomo – ha precisato il Vescovo – è fatto di corpo, mente e anima». Ognuna di queste parti può essere malata.

Quindi una riflessione sul «male inevitabile da affrontare», ma anche sull’immenso amore messo in circolo da Dio. Un male che dunque, per quanto grande, rimane comunque circondato dalla misericordia di Dio, ha ricordato il Vescovo citando S. Agostino attraverso Giovanni Paolo II.

E ha proseguito, rileggendo la pagina evangelica: «I cristiani non possono limitarsi a non uccidere. Potremmo dire che per noi il comandamento è: non ti ammalerai e non farai ammalare». Evitando le cose che fanno male al corpo, ma anche alla mente e al cuore. «Come una certa televisione, le chiacchiere, il pessimismo. E con che facilità noi possiamo contagiare gli altri di questi virus terribili, che ci rendono ancora più deboli davanti alle prove della corpo».

Quindi il messaggio di speranza, per la possibilità di guarigione di se stessi e nei confronti degli altri: «Chi di noi non conosce sante famiglie, sante storie di grandi sofferenze portate con grande dignità». E qui il ricordo personale dell’amico che da 10 anni è immobilizzato dalla Sla.

Paure e debolezze che non tolgono di sentirsi amati da Dio con la capacità di riconoscere che, comunque, la vita è bella. La certezza di essere amati che scaturisce dall’Incarnazione con Dio che «vuole che ognuno di noi sia per l’altro un riflesso della sua presenza».

Rifacendosi al messaggio di Papa Francesco per la Giornata mondiale del malato di quest’anno ha sottolineato due aspetti. Anzitutto l’esigenza che chi sta male non sia un numero (e un peso), ma una persona, con la sua storia e la propria sensibilità. Da accostare in punta di piedi, da fratelli, con la tenerezza di Dio di cui Maria è garante.

Infine il riferimento a don Mazzolari, che proprio 80 anni fa scrisse “Il Samaritano”. «Ci aiuti con la sua preghiera, e noi invochiamolo affinché prendiamo il gusto di essere gli uni samaritani degli altri, sapendo che prima o poi, a turno, siamo tutti mezzi morti lungo la strada. Ma se avremo imparato a uscire da noi stessi e a venirci incontro allora sì che la civiltà dell’amore che Paolo VI prefigurava 50 anni fa cresce in mezzo a noi». E ha concluso: «Preghiamo gli uni per gli altri, guardiamoci con benevolenza, soccorriamoci quando è necessario, ringraziamo coloro che dedicano la vita ai più deboli con la loro professionalità e la loro vocazione. Tutto mettiamo nelle mani di Dio: Maria garantisce che la tenerezza di Dio diventerà la nostra».

Al termine della Messa, animata dalla corale parrocchiale, l’omaggio alla Vergine con l’offerta del cero e dei fiori e la recita della preghiera.

Il messaggio del Papa per la Giornata

Photogallery della celebrazione

 

La visita alle strutture sanitarie

Il pomeriggio del Vescovo a Bozzolo è proseguito, dopo la Messa, con la visita ai ricoverati della casa di riposo e del presidio riabilitativo.

Prima tappa presso la “Domus Pasotelli Romani” che, gestita dalle Piccole Suore della S. Famiglia, accoglie circa un centinaio di anziani. Dopo il momento d’incontro nella sala comune, dove mons. Napolioni si è intrattenuto con i presenti, salutati personalmente e con i quali ha condiviso un momento di preghiera, prima di ricevere un gradito dono. Tra i presenti anche don Giuseppe Giussani, a lungo presidente della Fondazione Mazzolari e don Alberto Crovetti, originario della diocesi di Camerino. La visita è continuata con l’incontro con i responsabili della struttura e la visita agli anziani allettati.

Photogallery della visita alla Domus

 

Successiva tappa presso il presidio riabilitativo multifunzionale “Don Primo Mazzolari”, dell’Asst di Mantova “Carlo Poma”. Accolto dal direttore sanitario, alla presenza anche del sindaco Cinzia Nolli, il Vescovo si è quindi recato in cappella per un momento di spiritualità guidato dal gruppo della Piccola Betania alla Badia.

Poi, accompagnato dai medici e dagli operatori sanitari, oltre che da don Culpo, ha visitato i reparti, dove ha dedicato tempo e attenzioni agli oltre 70 ricoverati, alcuni incontrati durante la cena e altri nelle stanze. Nell’occasione il Vescovo ha invitato a seguire gli importanti progetti intrapresi sempre all’insegna del dialogo e nella sinergia tra Chiesa e Istituzioni, nella consapevolezza che faro per le scelte da compiere deve essere sempre la ricerca del bene comune.

Photogallery della visita all’ospedale Don Mazzolari

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