Gemellaggio terremoto/52. A un anno dal sisma senza dimenticare

Tra le iniziative di solidarietà anche la vacanza alternativa di un gruppo di giovani famiglie cremonesi
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Il 24 agosto 2017 ricorre il primo anniversario della triste scia di eventi sismici che ha seminato morte e distruzione in intere aree dell’Appennino e dell’Italia centrale. Una data che assume un particolare significato per la Diocesi di Cremona che dal novembre scorso si è fatta accanto alle popolazioni dell’arcidiocesi di Camerino-S. Severino Marche, terra d’origine del vescovo Napolioni.

Il gemellaggio tra le due Chiese ha visto la presenza stabile di Caritas Cremonese, sotto il coordinamento di Nicoletta d’Oria Colonna, supportata da Fermano Nobile e altri colleghi che per alcuni periodi sono stati distaccati nelle Marche.

Molto è stato fatto, anche grazie all’aiuto generoso di tanti cremonesi che non hanno voluto fare mancare il proprio sostegno ai terremotati sin dai primi momenti e che, ancora oggi, in vario modo, cercano di sostenere la rinascita di questa terra.

Come i gruppi di giovani volontari che all’inizio di agosto si sono resi disponibili per animare l’estate dei più piccoli a S. Severino Marche e a Pian di Pieca (basa operativa della Caritas), o quanti hanno aiutato l’economia locale attraverso acquisti dalle aziende del posto che, rimosse le macerie, si sono presto rimesse al lavoro.

Un altro modo di sostenere le popolazioni locali è stata la scelta di passare proprio lì le vacanze estive. È stato così per alcune famiglie cremonesi, quelle della cosiddetta “Drum Bun Family”, gruppo nato come naturale evoluzione dell’esperienza di volontariato “Drum Bun”, sorto vent’anni fa su stimolo del Servizio diocesano per il Disagio dell’età evolutiva. Un progetto che, coinvolgendo più di 200 tra giovani ed adulti, continua a portare l’esperienza dell’animazione oratoriana in Romania, Albania e Calabria.

Davide Longhi, giovane papà della “Drum Bun Family”, sintetizza bene il punto di partenza del capitolo “Family”: «Dalla nascita di nostro figlio non ci è stato più possibile partire, ma il desiderio di riprendere questo tipo di esperienza con gli amici che in passato l’hanno fatta con noi, e che sono diventati anche loro famiglia, era forte».

Per due anni un gruppo di cinque nuclei si è recato in Calabria, grazie alla collaborazione tra la cooperativa “Nazareth” di Cremona e “Il Segno” di Fuscaldo. Con l’aiuto di Green Hub, per le famiglie è stato possibile incontrare persone che “vivono, lavorano, sudano, soffrono e gioiscono” in Calabria, unendo la vacanza con la conoscenza di un territorio ricco ma sofferente.

Per l’estate 2017, a seguito di alcuni stimoli e considerazioni, queste giovani famiglie hanno deciso di cambiare meta e recarsi nelle zone colpite dal terremoto. Quelle di un anno fa e anche quelle di vent’anni fa. Per una decina di giorni l’alloggio delle sei famiglie – con tanti bambini al seguito – è stata, infatti, a Scopoli, proprio nelle casette di legno utilizzate da chi allora aveva avuto la casa inagibile a causa del sisma. Un luogo già fortemente legato a Cremona per il gemellaggio post-terremoto instauratori allora e che oggi ha consolidato nuovamente il proprio rapporto diventano la base operativa dei gruppi di volontariato che quest’estate hanno prestato servizio nelle Marche, aderendo al progetto ideato da Caritas Cremonese e Federazione Oratori Cremonesi.

Un contesto che ha permesso a queste giovani famiglie di riflettere in profondità su quanto è accaduto, nel tentativo di comprendere e, nello stesso tempo riscoprire e rilanciare, la bellezza di luoghi in parte abbandonati dal turismo.

Oltre a brevi gite, in località poco note ma straordinarie dal punto di vista paesaggistico e naturale, è stato riservato uno spazio per approfondire la conoscenza dei luoghi francescani. San Francesco ha conquistato immediatamente i bambini, incuriositi da un santo che “parlava agli uccelli” e lodava la bellezza del creato.

Molto apprezzata anche la possibilità di vivere fianco a fianco ai ragazzi della parrocchia di Castelverde e di Pandino, impegnati nei Grest a Pian della Pieca e a San Severino Marche, nel contesto del progetto “Diamoci una mano”.

L’interazione è stata particolarmente stretta con il gruppo di Pandino, grazie allo spirito di iniziativa del vicario, don Andrea Lamperti Tornaghi, e dei suoi animatori. Oltre a momenti di preghiera, gioco e riflessione, è stata creata l’occasione di un breve ma intenso incontro con le famiglie della pastorale famigliare di San Severino Marche.

Dopo il rientro rimangono nella mente la bellezza dei luoghi visitati, le immagini delle ferite ancora visibili sugli edifici e la richiesta delle famiglie locali: «Non abbandonateci: c’è ancora tanto che possiamo fare insieme». Un appello che sicuramente non cadrà nel vuoto.

 

Un anno dal sisma: bilancio degli interventi Caritas

 

 

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