Gemellaggio terremoto/24. Ancora forti scosse: con la neve e senza corrente è emergenza

Il diario di Nicoletta D'Oria Colonna, di Caritas Cremonese, sui luoghi del sisma dove la Diocesi di Cremona sta portando un generatore e generi di conforto
image_pdfimage_print

Pian di Pieca, 18 gennaio 2017

È di nuovo emergenza. Forti scosse di terremoto nelle ultime ore! E continua intanto a nevicare! Nelle zone di montagna ci sono anche due metri di neve. Ormai da quasi due giorni manca l’energia elettrica e in alcuni punti è assente anche la connessione.

Il vicedirettore di Caritas Cremonese, Cristiano Beltrami, è in viaggio per andare a recuperare la collega Gloria Manzoli e per portare un generatore di corrente e altri generi di conforto. Con lui Dennis Galasi – un amico elettricista – e il collega Marco Tassini.

A causa dell’isolamento per la neve, della mancanza dell’elettricità ed ora anche del terremoto, diverse persone sono tornate nel “bunker” di don Luigi: c’è molta tensione tra la gente, scompiglio, disagio. Le scuole sono chiuse da giorni. I bambini hanno di nuovo paura.

Nei giorni scorsi l’attività è stata incentrata sull’ascolto, a Sarnano negli alberghi e poi a Camerino. Qui abbiamo incontrato due persone nel nuovo campo container. «Si sta bene – ci dicono – meglio che nella roulotte dove abbiamo dormito per tre mesi in sei». E continuano speranzosi, sostenendo che «tanto qui ci starò poco, la mia casa è lì sopra e presto mi faranno rientrare». Glielo auguro con tutto il cuore, anche perché, anche se è vero che il male minore è sempre il migliore, a me il campo container non è piaciuto neanche un po’.

Nell’area di Vallicelle di Camerino abbiamo visitato il primo di tre campi container che ospita già circa ottanta persone. Un unico “complesso” tutto comunicante in cui si dislocano corridoi di camere e intorno un “anello” di servizi igienici, le docce, la sala mensa e la sala tv. Le camere sono da tre o quattro posti: letti e comodini, qualche armadietto, una scrivania. Penso a quando la sera una famiglia si ritrova tutta insieme, finalmente insieme dopo una giornata di scuola, lavoro, e le tante cose quotidiane, come ad esempio il dentista … E penso ai miei figli che, quando mi vedono dopo otto ore, la prima cosa che mi chiedono è «che c’è per cena?» (pronti a dar battaglia se la risposta non è di loro gradimento).

Facendo questi pensieri mi rendo conto di quanto sia importante il momento della cena in famiglia. Perché la cena diventa “luogo di cura”, espressione dell’amore dei genitori che preparano per i propri figli, manifestazione di cura per la coppia. Le famiglie ospitate nei nuovi campi container saranno private – ancora una volta – della dimensione familiare, probabilmente a nome della condivisione e della compagnia (ma è così vero che anche gli anziani sono sempre contenti di guardare la tv con gli altri? di rinunciare ad andare a comprare due patate e bollirle con calma?).

In realtà ho l’impressione che sia solo una risposta di natura economica (si è risparmiato sulle cucine e sui bagni, per esempio…). La stessa cosa sta succedendo a Tolentino nella zona de La Rancia, mentre non succederà a San Severino dove l’Amministrazione comunale non ha ritenuto idonei i container perché «privano i cittadini della loro dignità».

Photogallery

Nicoletta D’Oria Colonna
operatrice Caritas Cremonese

Gli ultimi diari:

Speciale terremoto con il diario dei giorni precedenti

 

Facebooktwittermail