Gemellaggio terremoto/14. Attraverso Caritas Cremonese non si ferma la solidarietà dei cremonesi

Il diario di Nicoletta D'Oria Colonna, di Caritas Cremonese, sui luoghi del sisma, dove è stata raggiunta dal collega Mattia Ferrari
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Pian di Pieca, 14 dicembre 2016

Appena arrivata ho trovato a Pian di Pieca i colleghi Marcello Pietrobon e l’ingegnere Pericoli di Caritas Italiana. Condividendo un super piatto di spaghetti al tonno, li ho aggiornati rispetto al nostro gemellaggio e abbiamo condiviso la disponibilità ad adottare una modalità operativa in merito agli interventi (di natura economica) che si dovessero rendere necessari e possibili.

Il teP_20161214_171938mpo di scaricare latte in polvere, pannolini e quaranta chili di grana padano per la gente di Cessapalombo e poi con Fermano sono andata a consegnare un pacco di materiale per la didattica che la scuola primaria “Visconti “di Cremona ha amorevolmente inviato all’Istituto Comprensivo statale “Leopardi” di Sarnano.

Ma le visite per oggi non sono finite: infatti, nel pomeriggio è arrivato il mio collega Mattia Ferrari, di Caritas Cremonese, che si fermerà qui per quindici giorni. Rinuncio al camper e mi godo un po’ di caldo in oratorio. La mia nuova cuccia è nella stanza del catechismo in cui abbiamo messo i farmaci.

Oggi ci saranno state cinquanta scosse di terremoto! Non posso fare a meno di continuare a chiedermi come potrebbero e dovrebbero fare gli abitanti delle tante Amatrice completamente “lamate”, abbattute, disintegrate a dimenticare, a non pensare a tutto ciò che avevano e che erano. Come ci si può rassegnare a non poter più tornare a casa, bussare alla vicina di una vita per chiedere due uova in prestito, come ci si può adattare a vivere in un luogo che non ti appartiene, dimenticare i tramonti sulle colline? Questa è la situazione dei tanti sfollati che hanno subito l’allontanamento dalle loro comunità. Quasi una diaspora! In attesa di poter tornare, in un container, a primavera, e ancora in promiscuità, se è vero che i moduli saranno da tre posti e, immaginando la mia famiglia, mio marito dovrebbe dormire in “casa” con altri.

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Di sera Don Luigi ed io ci siamo recati a Ripe San Ginesio e abbiamo incontrato un piccolo gruppo di volontari e il parroco. Abbiamo insistito sulla necessità di creare un gruppo caritas che, con le dovute modalità, possa occuparsi dell’ascolto delle varie forme di povertà cui , purtroppo, ogni nostra comunità è ben farcita. L’importanza della speranza e della carità come risposte di senso all’immenso non senso della solitudine disperante.

Come è bello raccogliere testimonianze rispetto al grande impegno ed alla solidarietà manifestate, soprattutto dai giovani, e com’è importante non lasciarsi scappare questa occasione per far comprendere ai nostri ragazzi come sia bello farsi riempire di senso dal Cielo.

Dice Costanza Miriano: “crede nella risurrezione solo chi passa dalla morte” … qui ci sono andati vicini. Interessante l’articolo della Miriano Amatrice nell’attesa della nascita.

Nicoletta D’Oria Colonna
operatrice Caritas Cremonese

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