Gemellaggio terremoto/1. A Pian di Pieca attiva la base operativa di Caritas Cremonese

Il diario di Nicoletta D'Oria Colonna, operatrice di Caritas Cremonese sui luoghi del sisma dell'arcidiocesi di Camerino-S. Severino Marche
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Lunedì 14 novembre – Partenza per Pian di Pieca

Ore 8.20 partenza da Cremona. Arrivo esattamente cinque ore dopo. Per strada pioggia e un po’ di traffico a Bologna. Avvicinandomi vedo il mare e gli alberghi in cui sono ospitate moltissime delle famiglie terremotate. Penso alla tristezza del mare d’inverno, aumentata dal disagio di essere lontani dalla propria casa, distrutta. Più tardi i volontari della Caritas locale mi racconteranno che sarebbe necessario ricompattare le comunità, far sentire la vicinanza a chi è andato via. Mi hanno anche raccontato di una signora che, in questa occasione, per la prima volta in 92 anni ha visto il mare.

Uscita Civitanova poi Strada Statale 77 fino a Belforte del Chienti, quindi si esce e si comincia una strada tortuosa tra colli di leopardiana memoria … bella e generosa qui la natura, anche in questa stagione! Tra attraversamenti improvvisi di scoiattoli e case collassate, arrivo a Pian di Pieca. Qui il camper di Caritas Cremonese è parcheggiato vicino alla chiesa parrocchiale, dedicata a Santa Maria Assunta, struttura del Settecento (attualmente inagibile) con un bellissimo campanile del Duecento. A disposizione alcune lavatrici e asciugatrici donate dalla Parrocchia e dall’Avis di Castelverde.

Qui i pasti sono preparati da donne del luogo che, a titolo volontario, cucinano quanto viene procurato dalla Protezione civile e con qualche aggiunta di donazioni private. Vengono serviti circa 150 pasti al giorno. Colazione alle 7.30, poi chi può va al lavoro e i bimbi delle Elementari e delle Medie vanno a scuola. La scuola ha riaperto oggi (14 novembre, ndr), però si fanno i turni e qualcuno frequenta di pomeriggio. Ho avuto subito occasione di conoscere il signor Felice, capo-campo e assessore del Comune di San Ginesio. A pranzo pasta al sugo, tonno e insalata.

Giusto il tempo di prendere confidenza con il camper e poi è iniziata la riunione con don Luigi Verolini e i rappresentanti delle Caritas parrocchiali di questa Vicaria.

Appunti dalla riunione. Incontrare la gente per rilevare i bisogni reali. Ascoltare e non fare prediche. Stare in silenzio. Avere sensibilità per provocare le parole. Far sentire la vicinanza con amore cristiano. Prevenire la depressione. Trasmettere sia un messaggio umano che evangelico. Andare di casa in casa con i parroci. Contrastare il coro del lamento. Presentare i beni portati dal terremoto: ora la vita si condivide, solidarietà, riconciliazioni, purificazione del culto (adesso siamo fuori dalle chiese e preghiamo “in spirito e verità”, sono caduti muri ma… anche miti come quello della proprietà della casa).

Alla riunione sono intervenuti anche i Frati Minori – fra Moreno Portaluppi e il padre provinciale fra Ferdinando Campana – che hanno detto di aver molti e ingenti danni, soprattutto a San Liberato.

Questa Vicaria, una delle sei di questa Arcidiocesi, è composta da 13 parrocchie. In due paesi (Cessapalombo e Camporotondo) non c’è più un posto dove dire la Messa è stare insieme.  A Cessapalombo non c’è più neanche il parroco, don Lorenzo, che sta ad Alba Adriatica. Bisogna andare a trovare anche chi sta in albergo. La Chiesa non è fatta solo di Messa.

Ore 18.30 Rosario nel tendone e poi Messa.

A cena brodino, bastoncini di pesce e verdura. Ogni pasto ad un tavolo diverso per non far torto a nessuno e conoscere tutti. Ci sono circa dieci bambini, uno è un lattante. Giocano a Monopoli.

Martedì al via il giro delle case, da Cerreto, con tre volontarie.

Nicoletta D’Oria Colonna
operatrice Caritas Cremonese

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