«Famiglia affidataria, uno splendido nome di Chiesa»

Sabato 18 novembre il convegno delle Caritas parrocchiali focalizzato sull'affido in occasione dei 20 anni de "Il Girasole"

Ha guardato quest’anno ai minori, e in modo particolare all’affido, il tradizionale convegno delle Caritas parrocchiali promosso nell’ambito della Settimana della Carità. L’appuntamento è stato nella mattinata di sabato 18 novembre al Centro pastorale diocesano. L’occasione i 20 anni dell’associazione di famiglie affidatarie “Il Girasole”, nata nel 1997 a Cremona come organizzazione di volontariato e che promuove l’istituto dell’affido familiare in tutte le sue forme (affido a tempo pieno, part-time o temporaneo, così come azioni di solidarietà familiare e, ancora, si rende disponibile per situazioni di pronto intervento d’emergenza nei confronti di minori da 0 a 10 anni.

“L’affido e la solidarietà familiare – Profezia di comunione”, il titolo scelto per l’incontro che, moderato dallo psicologo Antonino Giorgi, docente dell’Università Cattolica che collabora con l’associazione, dopo le parole introduttive del direttore della Caritas diocesana, don Antonio Pezzetti, ha lasciato spazio al saluto della presidente, Marzia Bassignani. Nelle sue parole il variegato panorama di servizio offerto dalle famiglie de “Il Girasole”, declinate nella parola d’ordine “accoglienza”, estesa anche al rapporto con le istituzioni e con le famiglie di origine dei bambini in affido.

Naturalmente stretto il rapporto tra l’Associazione e il Comune, tanto che all’incontro non hanno voluto mancare neppure il sindaco Gianluca Galimberti e gli assessori Rosita Viola (Trasparenza e Vivibilità sociale) e Mauro Platé (Welfare di comunità, Servizi alle famiglie e alla persona). Proprio quest’ultimo nel suo saluto ha sottolineato come l’impegno di questa associazione abbia aiutato a trasformare l’idea di tutela del minore insieme anche alle modalità di lavoro dei Servizi sociali. Una vera e propria risorsa dunque – e non uno strumento, ha precisato – verso cui è necessario avere la giusta cura. Insieme al grazie, a nome dell’intera città, per l’azione che viene portata avanti, anche l’invito a far conoscere sempre più questo tipo di impegno, su cui si può basare il nuovo sistema di welfare comunitario.

Al centro della mattinata c’è stato, quindi, l’intervento del giudice del Tribunale per i minorenni di Brescia Federico Allegri, che ha anzitutto voluto dire grazie a questa associazione che svolge una «funzione essenziale» nella tutela dei minori. Un intervento iniziato con una triste carrellata delle situazioni che portano ad allontanare i figli: dai maltrattamenti all’abuso di sostanze o ludopatia. Procedimenti che – ha evidenziato il giudice – spesso nascono dai conflitti presenti nella coppia, con le conseguenti difficoltà ad affrontare i problemi dei figli, che in molti casi sono dilaniati da un vero e proprio conflitto di lealtà con i genitori, quando tra questi i rapporti sono incrinati.

«I tribunali dovrebbero servire solo per i casi estremi», ha quindi affermato, esprimendo la necessità che, valutando i decreti di legge, non si dimentichi però mai che il bambino è anzitutto persona.

Dopo aver elencato quelli che sono i diritti dei minori, ha sottolineato come metro di giudizio sia sempre il «bene preminente del bambino». Poi l’analisi della legge 184 con il diritto del bambino ad avere una famiglia. E il compito «oblativo» delle famiglie affidatarie, chiamata a mettersi in gioco anche a fronte di alcuni rischi.

Il giudice ha ripercorso i passi che portano all’affido eterofamiliare, attuato preferibilmente con famiglie con figli (per aiutare a frenare l’investimento affettivo nei confronti del bambino in affido), dopo l’impossibilità di trovare una soluzione endoparentale, cioè nella famiglia allargata. Quindi la questione della durata dell’affido (due anni, prorogabili) e la questione della responsabilità genitoriale temporaneamente affidata a nuovi soggetti, che devono saperla gestire con il giusto equilibrio.

Non è mancato l’invito ad aprire le porte delle proprie case all’affido in quanto a volte i provvedimenti dei tribunali non vengono eseguiti proprio per mancanza di disponibilità.

Primo intervento del giudice Allegri

Secondo intervento del giudice Allegri

Terzo intervento del giudice Allegri

Non è mancato poi uno spazio per il confronto con i presenti, che hanno sollecitato questioni molto concrete, affrontate durante le esperienze di affido.

Risposte del giudice Allegri e dell’assessore Platè al dibattito

La relazione del giudice Allegri è stata inframezzata da alcune testimonianze. Cominciando da quella di Cosetta che, da sola, ha iniziato l’esperienza dell’affido. Nelle sue parole i momenti difficili, di rabbia e frustrazione, in particolare nel rapporto con le famiglie d’origini e nel difficile ruolo di affidataria quando per la prima volta si viene chiamati “mamma”.

Nelle parole di Arianna (che ha sperimentato anche l’affido di emergenza) l’esperienza di una solidarietà familiare che ha visto di fatto crescere il proprio nucleo familiare da 4 a 6. Tempo donato per venire incontro alle necessità di un’altra famiglia con la mamma impegnata al lavoro mentre il marito si è dovuto provvisoriamente spostare per motivi lavorativi in un’altra città. Una disponibilità che ha supplito alla mancanza di quella rete sociale, amicale o parentale necessaria per superare quel momento di difficoltà.

Particolarmente toccante l’intervento di Francesca Grande Platé, che vent’anni fa ha visto nascere l’associazione “Il Girasole”. Nel suo commosso intervento non solo le tappe di questa speciale realtà cremonese, ma anche il cammino personale che l’ha vista, alcuni anni fa, perdere la ragazzina che aveva in affido a causa di un drammatico incidente stradale.

A chiudere la mattinata è stato quindi il vescovo Antonio Napolioni che, con riferimenti del tutto personali, ha ricordato volti e situazioni, miracoli e fallimenti. Riflettendo quindi sulla responsabilità di colui al quale è stato affidato qualcuno (nei modi più diversi), ha affermato: «Urge una cultura e una spiritualità dell’affido, il cui contrario è l’invito a non fidarsi e non accogliere». E ancora: «Un amore maturo si fa oblatività».

Non è mancato l’invito affinché «nella comunità cristiana i piccoli siano criterio di discernimento delle scelte da compiere».

E ha concluso, rivolto alle famiglie affidatarie de “Il Girasole”: «Voi vi siete complicati meravigliosamente la vita, ma ci aiutate a essere un popolo vivo, che ha un futuro. Famiglia affidataria è uno splendido nome di Chiesa».

La mattinata si è conclusa con un rinfresco presso i vicini ambienti della Casa dell’accoglienza.

 

Photogallery del convegno

 

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