“Ecclesiae Sponsae Imago”: principi normativi e criteri orientativi per l’Ordo virginum

Tra le più antiche forme di consacrazione secolare individuale pubblica femminile, in diocesi di Cremona vede la presenza di due consacrate
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La Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica ha pubblicato l’istruzione “Ecclesiae Sponsae Imago”, che stabilisce i principi normativi e i criteri orientativi che i vescovi di ogni Diocesi dovranno applicare nella cura pastorale dell’Ordo virginum. Si tratta della più antica tra le forme di consacrazione secolare individuale pubblica femminile, presente anche in diocesi di Cremona con due consacrate, che hanno emesso i voti nel giugno 2013 in Cattedrale davanti all’allora vescovo Dante Lafranconi.

L’Istruzione è il primo documento della Sede Apostolica che approfondisce la fisionomia e la disciplina di questa forma di vita. Le vergini consacrate sono presenti in tutti i Continenti e offrono la propria testimonianza di vita in ogni ambito della società e della Chiesa. Ripresa dopo molti secoli e in un contesto storico, sociale ed ecclesiale radicalmente mutato, questa consacrazione ha rivelato una sorprendente forza di attrazione. Nel 2016, durante l’Anno della Vita Consacrata, una statistica approssimata per difetto stimava la presenza di oltre cinquemila vergini consacrate nel mondo, in continua crescita.

L’Istruzione “Ecclesiae Sponsae Imago” sull’Ordo virginum è frutto di una grande consultazione, un lavoro sinodale che ha visto la partecipazione di vescovi, vergini consacrate ed esperti di ogni parte del mondo, che hanno offerto il proprio contributo per mettere in luce le specificità e le ricchezze di questa forma di vita consacrata.

L’Istruzione sull’Ordo virginum vuole aiutare a scoprire la bellezza di questa vocazione, e contribuire a mostrare la bellezza del Signore che trasfigura la vita di tante donne che quotidianamente ne fanno esperienza.

 

Il documento sull’Ordo virginum

Dopo aver delineato il fondamento biblico e gli elementi tipici della vocazione e della testimonianza delle vergini consacrate (prima parte), l’Istruzione si compone di una trattazione specifica della configurazione dell’Ordo virginum nell’ambito della Chiesa particolare e della Chiesa universale (seconda parte), per poi soffermarsi sul discernimento vocazionale e gli itinerari per la formazione previa alla consacrazione e la formazione permanente (terza parte).

“La consacrazione – si legge nel documento – stabilisce uno speciale rapporto di comunione con la Chiesa particolare e universale, definito da un peculiare vincolo, che determina l’acquisizione di un nuovo stato di vita e le introduce nell’Ordo virginum. La configurazione istituzionale e la cura pastorale di questa forma di vita hanno quindi come mediazione necessaria il ministero del Vescovo diocesano o, in una Chiesa particolare assimilata alla Diocesi, il ministero del Pastore che la presiede, in comunione con il Successore di Pietro”.

Il radicamento alla diocesi è uno dei tratti particolari delle vergini consacrate: “Chiamate a far risplendere nella loro esistenza la carità che è principio dell’unità e della santità dell’intero corpo della Chiesa – precisa l’Istruzione – le donne che ricevono questa consacrazione restano radicate nella porzione del popolo di Dio in cui già vivono e in seno alla quale si è compiuto il discernimento vocazionale e la preparazione alla consacrazione. A questa Chiesa particolare sono infatti legate da uno speciale vincolo di amore e di appartenenza reciproca”.

Nell’istruzione “Ecclesiae Sponsae Imago” si precisa che “è compito del Vescovo diocesano accogliere come dono dello Spirito le vocazioni alla consacrazione nell’Ordo virginum, promuovendo le condizioni affinché il radicamento delle consacrate nella Chiesa a lui affidata contribuisca al cammino di santità del popolo di Dio e alla sua missione”. In quanto responsabile dell’ammissione alla consacrazione, “il Vescovo diocesano presiede alla raccolta degli elementi di conoscenza di ciascuna candidata, stabilisce le modalità con cui svolgere un adeguato percorso di formazione e porta a compimento il discernimento vocazionale”. Tenendo conto delle concrete circostanze, inoltre, “il Vescovo diocesano valuterà di quali collaborazioni servirsi affinché sia assicurata all’Ordo virginum un’adeguata cura pastorale, che sia coerente con le peculiarità di questa forma di vita”.

La consacrazione esige non soltanto “una maturazione umana e cristiana valutata tramite un attento discernimento vocazionale e una specifica formazione previa, ma anche una convinta e costante cura della formazione permanente che, approfondendo e rinnovando le motivazioni della scelta compiuta, permetta alla consacrata di consolidarsi nella vocazione proprio mentre vive il dinamismo ad essa intrinseco”.

Nella terza e ultima parte dell’istruzione “Ecclesiae Sponsae Imago”, si ricorda che “il discernimento vocazionale consiste nello scrutare i segni attraverso i quali si esprime il carisma dell’Ordo virginum, con il suo peculiare radicamento nella Chiesa particolare e il suo modo caratteristico di essere presente nel contesto sociale e culturale. Per il bene delle persone interessate e della Chiesa, occorre favorire le condizioni che permettano di operare un discernimento sereno e libero, in cui verificare, alla luce della fede e delle possibili controindicazioni, la veridicità della vocazione e la rettitudine delle intenzioni”.

A conclusione del percorso formativo “concordato con il Vescovo, dopo un attento discernimento personale e con l’accompagnatore spirituale, la candidata presenterà al Vescovo la domanda di ammissione. È opportuno che tale domanda sia espressa in uno scritto autografo e che riferisca il parere dell’accompagnatore spirituale”. Inoltre, è fondamentale “la cura della formazione permanente trova il suo fondamento nell’esigenza di corrispondere in modo sempre più pieno alla vocazione ricevuta”.

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