Dal convegno di pastorale familiare l’invito a rendere «domestico» il mondo

Domenica 25 febbraio in seminario appuntamento diocesano per le famiglie con la relazione di don Enzo Botticini (Cei)
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Una intera giornata con le famiglie e per le famiglie, per ribadire che «la pastorale familiare – come ha sottolineato il vescovo Napolioni – è il colore e il taglio di tutta la vita ecclesiale». È stato vissuto così, domenica 25 febbraio in Seminario, il convegno diocesano di pastorale familiare, sul tema “Famiglia testimone della gioia del Vangelo”.

L’incontro è iniziato con adulti e bambini insieme per il momento di preghiera guidato dal Vescovo.

Poi, mentre i più piccoli si sono spostati in altri ambienti per una mattinata di gioco e animazione garantito dagli animatori dell’Acr, i genitori in salone Bonomelli hanno approfondito l’argomento al centro della giornata insieme a don Enzo Botticini, dell’Ufficio nazionale per la Pastorale familiare della Cei. Il sacerdote veronese ha sostituito il direttore don Paolo Gentili, all’ultimo  impossibilitato a prendere parte al convegno per motivi di salute.

Quella di don Botticini è stata un’articolata relazione che ha aiutato a rileggere l’esortazione apostolica di Papa Francesco sull’amore nella famiglia, “Amoris Laetitia”. A partire dalla fisionomia della famiglia tracciata a partire dall’immagine della Trinità, «specchio dell’armonizzazione delle differenze che tendono all’unità». E con una consapevolezza: il grande desiderio dei giovani di fare famiglia, minato, però, da scarse possibilità lavorative insieme a una visione distorta del matrimonio come evento di lusso.

Anche in questo senso don Botticini ha espresso la forte necessità che proprio le famiglie indichino «le strade di felicità» che certo non mancano. In una sorta di vero e proprio compito di tutoraggio che le coppie di sposi sono chiamate a svolgere nei confronti dei fidanzati (anche dopo che i fidanzati convolano a nozze). Proprio sul tema dei percorsi in preparazione al matrimonio don Botticini ha sottolineato alcuni aspetti caratterizzanti: un itinerario lungo e consistente, équipe di accompagnamento, un serio cammino di fede e l’instaurarsi di una relazione nuova con la comunità ecclesiale. E guardando quindi al rapporto nella coppia ha citato i tre atteggiamenti richiamati dal Papa, con l’abitudine a chiedere permesso, grazie e scusa.

Un intervento, quello del sacerdote veronese, che, ricco di riferimenti e citazioni, ha saputo, però, entrare nella concretezza della vita quotidiana, richiamando, ad esempio, la necessità di «armonizzare i tempi della famiglia con i battiti del Vangelo». E ancora auspicando che il «metodo famiglia» riesca a scardinare la logica di rappresentanza degli organismi ecclesiali, chiamati a essere prima di tutto «casa». Ha poi espresso la necessità che – a 50 anni dal Concilio – la famiglia sia soggetto della riflessione su se stessa. Usando poi l’immagina del «grembiule domestico con il quale possiamo lavare i piedi alla Chiesa».

Non è mancato l’invito ad armonizzare sempre più la vocazione al ministero ordinato con quella matrimoniale. E in tal senso è stata richiamata l’esperienza di affiancare il cammino di studio dei seminaristi con un’esperienza a contatto diretto con le famiglie.

Tra i temi trattati anche quello dei matrimoni spaccati, con la necessità da un lato di arrivare al sacramento con maggiore consapevolezza, dall’altro l’esigenza di accogliere quanti sono rimesti feriti. Quattro le parole d’ordine: accogliere, integrare, discernere, accompagnare.

Citando ancora “Amoris Laetitia” don Botticini ha invitato le famiglie a «rendere domestico il mondo», diventando «testimoni di una Chiesa con la porta aperta».

 

Una relazione a cui non è seguito come al solito il dibattito in sala: le suggestioni dei partecipanti sono arrivate, infatti, attraverso messaggi whatsapp: stimoli a cui il relatore non ha mancato di dare risposta.

A chiudere la mattinata – moderata da Maria Grazia e Roberto Dainesi (coppia incaricata per la Pastorale familiare diocesana) alla presenza di don Enrico Trevisi (coordinatore tavolo pastorale “Comunità educante, famiglia di famiglie”) – è stato quindi l’intervento conclusivo del Vescovo che ha ricordato come il tema degli affetti fosse stato al centro dell’ultima assemblea sinodale e l’attenzione delle Chiese lombarde sul tema della famiglia (per il quale proprio mons. Napolioni è delegato). I Vescovi lombardi – ha anticipato – non stileranno alcun documento attuativo sull’Amoris Laetitia, ma invieranno una lettera a sacerdoti e famiglie per esprimere la volontà a inserirsi a pieno in questo processo.

Prima del pranzo il vescovo ha celebrato l’Eucaristia, durante la cui colletta sono stati raccolti 425 euro, che saranno utilizzati per sostenere una famiglia in difficoltà attraverso il sostegno della Caritas.

Dopo la Messa e il pranzo comunitario i lavori congressuali sono proseguiti nel pomeriggio per gruppi tematici (accoglienza e carità, educare alla fede, attenzione alle giovani coppie, vivere la quotidianità) con una modalità laboratoriale che ha permesso di sviscerare meglio ogni argomento e crescere nel cercare insieme nuove strade per la pastorale familiare.

Photogallery dell’intera giornata

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