Dal buio alla luce, la potenza della gioia

Nella Cattedrale di Cremona Veglia di Pasqua con il conferimento dei Sacramenti dell'Iniziazione cristiana a 22 catecumeni

Veglia pasquale di amore e di gioia nella Cattedrale di Cremona. Così l’ha definita il vescovo Antonio Napolioni rileggendo nell’omelia il passaggio dal buio alla luce. Quello vissuto all’inizio della celebrazione con la benedizione del fuoco e la preparazione del cero pasquale (a causa del maltempo non nel cortile di Palazzo vescovile, ma all’ingresso del transetto meridionale del Duomo). Fino a che «la luce di Cristo» ha rischiarato le tenebre nelle quali era immerso il massimo tempio cittadino, che al canto del Gloria, quando sono state “sciolte” le campane e gli strumenti musicali sono tornati a risuonare, è stato illuminato in tutto il suo splendore al canto.

Dopo l’annuncio di Pasqua, l’intensa liturgia della Parola ha preparato al momento più atteso, quello del conferimento dei Sacramenti a 22 catecumeni. Cinque gli italiani. Gli altri erano stranieri ormai da tempo nel nostro Paese o giunti di recente a seguito dei cosiddetti “viaggi della speranza” sui barconi e attualmente in attesa di un riconoscimento giuridico.

Dodici sono residenti a Cremona: Aphouet Marthe, Caterina, Eric, Isaac, Keren Maraison, Kra Princilia, Lindita Alice, Mika, Nicola, Patene, Roberto, Yves Abo. Hanno svolto il cammino di preparazione in diverse parrocchie cittadine: Cristo Re, S. Abbondio, S. Agostino, S. Bernardo, S. Ilario, S. Pietro al Po, Boschetto e Cambonino. Sei provengono dall’area settentrionale della diocesi: si tratta di Daniela Ketti, Dila, Pavlin, Salvatore, Violeta e Yanelis, delle parrocchie di Antegnate, Brignano Gera d’Adda, Caravaggio e Rivolta d’Adda. Quattro appartengono alla comunità Martignana di Po: Stella, Chiara Alma, Lucia Evisa, Benedetta Antela.

A loro si è rivolto il Vescovo nell’omelia, richiamando anzitutto i segni di oscurità presenti nel mondo (come il terremoto, di cui parla brano evangelico) o dovuti alla debolezza tipica della condizione umana, capace di ricordare che tutto può essere distrutto con bombe ad alto potenziale dal costo da diversi milioni di dollari. Senza dimenticare neppure le sofferenze sopportate da questi catecumeni, che hanno vissuto il travaglio di scelte difficili o il pericolo di guerre e fughe al limite della sopravvivenza.

Storia di peccato e di morte, cui si contrappone una storia di salvezza e santità. Perché – ha ricordato il Vescovo – c’è una vita più forte del tempo: «La vita eterna inaugurata da quella tomba vuota».

In questo senso, secondo mons. Napolioni, i Sacramenti oltre che essere un dono sono anche un compito: quello di vincere la guerra, di sconfiggere il male e mettere in circolo la grazia. «Vi consegno, e riconsegno a tutta la comunità, – ha affermato il Vescovo – la potenza della gioia. Credo che solo la gioia ci salverà. Ma forse non sappiamo cos’è davvero la gioia: cerchiamola! Il Signore che la rivelerà. La farà nascere e crescere in noi. Non è l’allegria, il divertimento o il successo, ma qualcosa che assomiglia alla pace profonda». Una condizione che permette ogni giorno di riscoprirsi amati.

Il protagonista dunque è Cristo, ai cui piedi tutti si trovano: «non come schiavi, ma come innamorati – ha precisato il Vescovo –. E quei piedi daranno ali alla nostra fatica di camminare e ci colmeranno di speranza». Parola d’ordine: amore. Non da intendere come fuga nella storia, ma unica vera traccia che la rende migliore. «Non è mai troppo tardi – ha quindi concluso il Vescovo – per scoprire il senso della vita e camminare sulle tracce di Gesù vivente».

Dopo la benedizione dell’acqua è stato il momento dei Battesimi, seguiti dal conferimento della Cresima. Le nazionalità più rappresentate tra i catecumeni d’origine straniera erano quelle albanese e ivoriana, ma non mancava neppure chi proveniva dalla Bosnia o dal Gambia. I più «lontani» sono nati a Cuba e in Giappone.

Gli italiani per lo più sono cresciuti in un contesto cristiano, ma il disinteresse o l’opposizione dei genitori ha portato a non farli battezzati da ragazzi. Una scelta – o una non scelta – a cui hanno potuto finalmente porre rimedio. Fattore scatenante per la loro decisione è stata, in un caso, una grave malattia, in altri il percorso verso i sacramenti dei figli o, comunque, la loro frequentazione alle proposte educative degli oratori.

Sempre, comunque, ha giocato un ruolo decisivo la vicinanza e l’accompagnamento della comunità parrocchiale in cui si sono inseriti, che ha saputo testimoniare e trasmettere la gioia e l’orgoglio di essere cristiani.

Per quanti sono giunti in Italia dall’Albania, invece, a impedire il battesimo è stata quasi sempre la presenza del regime comunista. In alcuni casi il Cristianesimo era del tutto sconosciuto. In altri era vissuto di nascosto, tanto che per qualcuno che, comunque, in famiglia è stato cresciuto con i valori della fede, è stato davvero uno shock scoprire solo da adulto di non essere mai stato battezzato. Per qualcuno il fatto di diventare cristiano ha significato dare seguito a una promessa fatta ai genitori: essi, infatti, erano costretti, nella realtà islamica in cui vivevano, a una forzata vita da musulmani.

Per alcuni il percorso del catecumenato è stato la ripresa di un cammino interrotto in passato per difficoltà di vario genere. Come ad esempio la fuga dal proprio Paese d’origine a causa della guerra.

Dietro ai volti di questi 22 nuovi cristiani anche storie di sbagli, di vite che hanno ritrovato nuovo senso portando a una conversione anche nella fede.

Dopo la liturgia eucaristica, per tutti loro è stato il momento di ricevere per la prima volta l’Eucaristia.

La Veglia, animata con il canto da alcuni membri del Coro della Cattedrale insieme ai giovani coristi del Boschetto, è stata concelebrata dal Capitolo della Cattedrale, alcuni sacerdoti della città e i sacerdoti delle parrocchie dei catecumeni.

Prima della benedizione finale l’omaggio a Maria con il canto del Magnificat e il Vescovo che ha ringraziato le comunità di origine dei 22 catecumeni per l’accompagnamento. «Si prenderanno ancora cura di voi – ha assicurato mons. Napolioni ai neofiti – ma anche voi ora prendetevi cura di noi. Perché da tutto il mondo queste energie nuove possano ringiovanire e riempire di letizia la Chiesa di Dio, in Cremona e su tutta la terra. Questa è la nostra missione: più forte di ogni minaccia, di ogni terremoto, di ogni paura!».

 

Photogallery:

 

 

Il video integrale della Veglia

 

 

Approfondimento sui 22 catecumeni

 

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