Da Sant’Abbondio i volontari “tutor” per l’integrazione

Il gruppo Missionario della parrocchia cittadina ha dato disponibilità per accompagnare l'accoglienza sul territorio dei quattro profughi eritrei arrivati con i corridoi umanitari
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Il gruppo missionario della parrocchia di Sant’Abbondio non arriva impreparato: con l’Eritrea c’è un rapporto particolare per via di un progetto di adozione a distanza cui aderiscono alcune famiglie della comunità; quanto al sistema dei corridoi umanitari il percorso di sensibilizzazione è già avviato. Lo scorso maggio il progetto era stato presentato in parrocchia in un incontro con un rifugiato siriano arrivato in aereo in Italia e accolto in territorio mantovano. «Per questo quando la Caritas ci ha chiesto di collaborare per l’accompagnamento delle quattro persone in arrivo dall’Etiopia, abbiamo accettato volentieri».

Il servizio dal Giorno del Signore

 

A raccontare l’origine e le ragioni di una scelta comunitaria è Daniela Negri, insegnante in pensione, responsabile del gruppo missionario. «Il nostro compito – spiega – sarà quello di sollecitare l’intera comunità ad attivare un percorso di accoglienza. Noi direttamente ci occuperemo di inserire i richiedenti asilo in percorsi di apprendimento linguistico, assistenza medica e mediazione culturale». Il ruolo dei tutor è quello di facilitatori per l’integrazione, con il compito di coinvolgere la comunità sul territorio in questo modello di accoglienza regolare e sicura: «Creeremo occasioni di informazione e conoscenza perché sempre più si parli di migrazioni non per cifre statistiche, ma attraverso l’incontro di storie personali». Coinvolgendo anche gli altri organismi e i gruppi parrocchiali: «Non abbiamo la pretesa di ergerci a modello, ma siamo convinti – riflette Daniela Negri – dell’urgenza di comunicare oggi nel nostro paese il valore di gesti di accoglienza. Non è buonismo o ingenuità, ma il modo di esprimere anche la nostra fede». Mettendosi in gioco: «Certo, c’è qualche preoccupazione di fronte ad un compito nuovo per noi, ma cercheremo di rispondere al meglio alle esigenze di vita queste persone».

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