Da Castelverde a Madrid per il 41° incontro europeo dei giovani promosso dalla comunità di Taizè

«Una buona esperienza capace di aprire un anno nuovo all’insegna della speranza, un’esperienza che può davvero riproporsi come importante come segno di una parola di Cristo che nella vecchia Europa continua ancora ad affascinare»
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Da diversi decenni, la comunità di Taizè, dal paese francese in cui ha trovato corpo l’intuizione di fr. Roger, propone un momento di intensità spirituale ai giovani, dandosi appuntamento, ogni anno, in una grande città europea, con l’obiettivo di generare una sempre nuova sensibilità intorno a una dimensione mai conquistata definitivamente: la pace. Quest’anno, dal 28 dicembre 2018 al 1° gennaio 2019, l’itinerario ha toccato e visto protagonista Madrid. È stata la capitale spagnola, infatti, a ospitare il 41° incontro europeo dei giovani e portare avanti quello che viene definito come l’ulteriore passo nel pellegrinaggio di fiducia sulla terra. Il prossimo sarà a Breslavia, in Polonia.

Anche un gruppo di giovani della parrocchia di Sant’Archelao di Castelverde ha partecipato a questa ricca opportunità, spinti dalla proposta, dalla curiosità, dalla possibilità di vivere in modo diverso il capodanno, da alcuni racconti di adulti che qualche decennio fa, a loro volta, erano stati coinvolti in tal senso.

«Tra gli aspetti che ci hanno maggiormente coinvolto – raccontano i ragazzi – il giusto spazio va dato alle famiglie che generosamente si sono rese disponibili per un’accoglienza che non è solo fatta di spazi o letti, ma soprattutto di volti, storie capaci di dialogare con giovani provenienti da tutta Europa, segno di una fiducia reciproca donata e da costruire e culminata nella festa che ha accompagnato l’arrivo del nuovo anno e il pranzo del primo di gennaio, occasione di scambio non solo di doni ma di esperienze, di vita e dell’universalità della fede, soprattutto in tanti coetanei in ricerca».

«Un altro aspetto senz’altro significativo – continuano i giovani di Castelverde – è da ricercare nel carattere libero dell’offerta di questa iniziativa. I gruppi erano di fatto autonomi e ciascuno aveva il dovere di costruirsi un proprio cammino, formato sulla propria maturità e fede. Questo è stato fatto per venire incontro al carattere ecumenico della proposta, capace di intercettare cristiani cattolici (la maggior parte), ortodossi dall’est d’Europa e protestanti dall’Europa centrale. Importanti per tutti, i momenti di preghiera, segnata dall’ascolto di brevi tratti della parola di Dio, dal silenzio per interiorizzarla e un efficace coinvolgimento capace di vivere innanzitutto davanti a Dio il mistero della pace. Abbiamo vissuto questi momenti la mattina, nelle parrocchie ospitanti, e la sera dopo cena con la grande preghiera che vedeva tutti i giovani raccolti in un grande padiglione nella zona della fiera di Madrid. A ciascun gruppo la responsabilità poi di gestire il resto del tempo tra una visita alla città, soprattutto alle sue raccolte d’arte, e i laboratori disseminati in vari punti della capitale e capaci di toccare innumerevoli temi di enorme attualità, quali: il rapporto tra scienza e fede, il dialogo interreligioso con testimonianze, la ricerca di assoluto nell’arte o nella musica, il dramma di un mondo in continua evoluzione, la sfida ecologica, tematiche etiche, culturali, sociali e politiche di notevole spessore e molto partecipate».

«Infine – sottolineano ancora i ragazzi della parrocchia di S. Archelao – non si può dimenticare il tema che ha dato sostanza a questo evento e che è stato approfondito dalle meditazioni di fr. Alois: l’ospitalità. Questo tema è stato trattato a partire dalla consapevolezza che ciascuno trova spazio in Dio, che è il Signore ad offrire uno spazio ed una storia nella quale con fiducia investe il suo amore. E questa ospitalità non può essere delusa, non può essere tradita. Da qui nasce la responsabilità di tutti ad accogliere i doni intorno a noi, i nostri limiti, la familiarità nella Chiesa, una coerente pratica di ospitalità che sappia dare ragione profonde per uno stile di vita autenticamente cristiano e, proprio per questo, capace di costruire la pace».

«Crediamo sia stata una buona esperienza – concludono i giovani di Castelverde – capace di aprire un anno nuovo all’insegna della speranza, un’esperienza che può davvero riproporsi come importante come segno di una parola di Cristo che nella vecchia Europa continua ancora ad affascinare».

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