Civico81, modello di rigenerazione presentato a Papa Francesco (VIDEO)

Giusi Biaggi ha raccontato il progetto che trova la sua sede nel centro ex Saveriano di via Bonomelli durante l'udienza per il centenario di Confcooperative
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Nella mattinata di sabato 16 marzo, in Vaticano, una delegazione cremonese di circa 20 persone ha partecipato all’udienza organizzata in occasione del centenario di Confcooperative con Papa Francesco, con un ruolo da protagonisti. Tra le esperienze italiane scelte come modelli di cooperazione da presentare al Santo Padre, c’è infatti il progetto Civico81, raccontato nell’occasione da Giusi Biaggi presidente della cooperativa Sol.co che proprio al civico 81 di via Bonomelli, a Cremona, ha il suo quartier generale.

Un importante riconoscimento per il progetto che è un luogo, l’ex seminario dei padri Saveriani a Cremona, diventato uno spazio di incontro, di relazioni virtuose, di cittadinanza attiva. Al Papa Giusi ha raccontato il percorso di rigenerazione urbana che ha interessato la struttura di via Bonomelli, a partire dai valori che per tanti anni la città ha riconosciuto proprio in quel luogo grazie ai padri Saveriani: la missione, la solidarietà, l’educazione dei giovani… Valori che oggi vanno ri–giocati nei diversi ambiti della vita sociale in cui operano i vari gruppi che svolgono proprio al Civico81 le loro attività: 150 cooperanti e 50 consulenti e professionisti prestano ogni giorno il loro servizio a circa 800 cittadini. «Soprattutto – ha spiegato Giusi al Papa – ci occupiamo delle fragilità delle persone perché la crisi ci ha insegnato che chiunque si può ritrovare in una condizione di fragilità ed uscirne può essere molto duro».

L’intervento di Giusi Biaggi in Aula Nervi. Per gentile concessione Vatican Media 

In via Bonomelli hanno la loro sede il consorzio Sol.co e il consorzio Armonia, le cooperative Varietà, Borea, Pulisoft, Gruppo Gamma, Cosper e Nazareth, l’agenzia per il lavoro Mestieri Lombardia, il servizio formazione Sol.co, il poliambulatorio Cremona Welfare e uno studio associato di medici di base. Cercando di unire i valori saveriani al patrimonio di solidarietà e vicinanza agli ultimi della tradizione della cooperazione sociale l’impegno è quello di avvicinare i bisogni essenziali delle fasce più deboli della cittadinanza: cure psichiatriche, accoglienza e integrazione di migranti, sostegno ad anziani, disabili, accompagnamento famigliare. È lo stile di una rigenerazione urbana che fa rivivere una struttura e genera nuove occasioni di socialità.

«L’obiettivo – ha continuato la presidente della cooperativa Sol.co in una Paolo VI gremita dai cooperanti di tutta Italia – è sconfiggere isolamento e marginalità investendo risorse e professionalità per la comunità. Perché nella città non ci sia più una divisione tra chi sta bene e chi sta male».

Il Papa, nella sua risposta, ha ringraziato il presidente di Cooperative e ha ringraziato anche la testimonianza di Giusi. «I cento anni di Confcooperative sono un percorso di cui essere grati»,  ha detto il Papa ricordando l’enciclica Rerum Novarum sull’impegno sociale dei cristiani. «La vostra storia è preziosa perché ha reso concrete le parole di Papa Leone. E’ un forte segno di speranza quando la dottrina sociale della Chiesa non resta un discorso astratto ma diventa vita grazie ai gesti concreti di uomini e donne di buona volontà. La Chiesa ha sempre bisogno di uomini e donne che trasformino in gesti concreti ciò che i pastori predicano e i teologi insegnano».

Nella sua riflessione il Papa ha elogiato il «modello di cooperativa sociale che riesce a coniugare la logica dell’impresa e quella della solidarietà: interna verso i propri soci ed esterna verso le persone destinatarie. Spinge le imprese troppo legate alla logica del profitto le spinge verso la responsabilità sociale»

«Questa visione – ha aggiunto – della cooperazione basata su relazioni e non sul profitto, va controcorrente. E invita a nuovi stili di vita» che possono «vincere la solitudine: l’uomo solo sperimenta l’inferno, se non si sente abbandonato affronta ogni forma di difficoltà e fatica. Nei momenti brutti invece uno più uno fa… metà. Dimezza le cose brutte. Camminando e lavorando insieme si sperimenta la speranza. La cooperazione rende concreta la speranza nella vita delle persone, è un altro modo per declinare la prossimità che Gesù ha insegnato nel Vangelo: farsi prossimo significa impedire che l’altro rimanga in ostaggio dell’inferno della solitudine».

In un passaggio del suo intervento il papa riprende la testimonianza di Giusi Biaggi: «Il vostro lavoro esprime l’ostinazione a restare umani in un mondo che vuole mercificare ogni cose – dice poi con un sorriso – Vi ringrazio per la vostra ostinazione. Questa non è peccato. Andate avanti così! La cooperativa cristiana è la strada giusta»

Tra i richiami del papa anche quello alla giustizia lavorativa e al giusto salario e l’invito a mettere le donne al centro dell’azione cooperativa e , concludendo, un augurio di continuare l’impegno profuso in questo secolo di storia sempre fedeli la fedeltà del Vangelo: «Nutro molta speranza per quello che fate – ha concluso – certo che sia una speranza ben riposta».

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