Castelleone, i giovani raccontano la loro estate missionaria

I ragazzi dell'oratorio hanno parlato alla comunità dell'esperienza in Mozambico con don Vittore Bariselli. Giovedì 29 la testimonianza dal Kenya
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“Dall’io al noi”, è stata la frase con la quale don Vittore Bariselli ha aperto la serata dove i ragazzi dell’Oratorio di Castelleone hanno raccontato la loro esperienza in terra africana: giovedì 22 novembre è toccato al gruppo che si è recato in Mozambico, mentre giovedì 29 sarà la volta delle ragazze che sono state in Kenya.

Ma “Dall’io al noi”, è stata anche la frase che è stata declinata in vario modo da tutti i ragazzi per raccontare le diverse emozioni e i tanti incontri vissuti nei venti giorni trascorsi in Mozambico. Don Vittore ha voluto sottolineare che in Africa è andato l’oratorio di Castellone per regalarsi l’occasione di fare spazio dentro di sé così da poter accogliere Dio e gli altri e per vedere con i propri occhi e per toccare con mano la presenza della vera povertà.

Dopo un video che ha dato una panoramica generale della zona di Gurué, città situata nel nord del Mozambico, ogni partecipante ha parlato della propria esperienza: Anita e Miriam raccontando la scansione della giornata e i vari impegni presso la sede del Centro Polivalente e presso l’asilo della parrocchia San Carlo, con i giochi, i balli e le tante attività con i bambini. Silvia ha raccontato la soddisfazione per aver vinto i suoi timori e quelli della sua famiglia nell’affrontare il viaggio, la lontananza, le persone sconosciute. Rebecca e Anna hanno cercato di dare le motivazioni che le hanno spinte a partire, trovandone conferma nella grande e disarmante umanità dei bambini. Sara ha parlato degli incontri straordinari che sono avvenuti: i bambini, i padri Marcus, Francesco, Claudino e le suore dell’orfanatrofio. Tommaso ha messo in evidenza le contraddizioni forse dovute ai modelli non positivi del nostro modo di vivere: possedere una moto o un cellulare sembra essere più importante del soddisfacimento di bisogni essenziali come il cibo, una casa, l’istruzione, la salute. I due veterani del gruppo, invece, hanno avuto l’occasione di placare per la seconda volta il mal d’Africa e l’hanno colta: per Clara è stato come ritornare a casa, ritrovare luoghi e persone care, per poi riportare anche a Castelleone il desiderio di fare qualcosa per gli altri; per Antonio la molla è stato il desiderio di aiutare, il primo aiuto e il più importante la preghiera, ma altro si può fare mettendo a disposizione le proprie competenze, con aiuti in denaro e con le adozioni a distanza. Le testimonianze di don Vittore e dei ragazzi hanno fatto comprendere ai numerosi presenti presso la Sala della Comunità Giovanni Paolo II che l’esperienza in Mozambico li ha toccati nel profondo, anche perché si sono confrontati con una realtà di Chiesa viva e autentica.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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