Bioetica e sanità, per una riflessione «ai confini della vita»

A Casalmaggiore un convegno per operatori sanitari tra Magistero della Chiesa, legge sulle DAT e pastorale della salute
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Il 1° dicembre si è svolto presso la Parrocchia S. Stefano di Casalmaggiore il convegno dal titolo “Ai confini… della vita”. Durante la giornata organizzata dall’Ufficio Pastorale della Salute in sinergia con Newtabor Onlus e la Cappellania dell’Ospedale OglioPo, si sono susseguiti relatori di grande professionalità e competenza, che ricoprono ruoli di rilievo internazionale.

Ha iniziato Mons. Jean-Marie Musivi Mupendawatu, segretario del dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale della Santa Sede e membro della Pontificia Commissione per le attività del settore sanitario delle persone giuridiche pubbliche della Chiesa, che ha presentato la Nuova Carta degli operatori sanitari, un vademecum rivolto a chi desidera lavorare in armonia con gli insegnamenti di Cristo e con il Magistero della Chiesa.

Il testo aggiorna la prima stampa pubblicata nel 1995, revisione necessaria a seguito delle numerose conquiste della ricerca biomedica e delle mutate politiche sanitarie mondiali che hanno accresciuto la sensibilità ai principi di solidarietà e sussidiarietà nell’accesso a farmaci ed alle tecnologie. La nuova carta tiene conto dei numerosi pronunciamenti del Magistero, emanati attraverso le varie Encicliche di Giovanni Paolo II, Benedetto XVI, e Papa Francesco, e dei documenti della Congregazione per la Dottrina della Fede e della Pontificia Accademia per la Vita. La struttura è articolata su tre aree: generare, vivere e morire, ed è uno strumento efficace ed utile di fronte all’affievolirsi delle evidenze etiche, del soggettivismo delle coscienze e del pluralismo culturale.

L’On. Domenico Menorello, membro della Camera dei Deputati dello Stato, che ha trattato il tema e l’iter seguito dalla recente legge 219/2017 sulle DAT. I numerosi emendamenti proposti sono stati tutti bocciati e così, la “proporzione”, invocata dal Magistero rispetto alle cure al fine di mantenere la vita, viene rovesciata e diventa “proporzione” per evitare il tabù del dolore, della invalidità, di una condizione di diversità, in cui la vita non sarebbe più dignitosa e dunque, non sarebbe più vita. L’opzione culturale rintracciabile nel tessuto normativo proposto implica un concetto di “dignità” connesso alla capacità del soggetto di “performare”, di essere all’altezza delle attese della società. Chi è inabile, chi non ha utilità economiche e sociali, chi soffre non ha, per questa mentalità, una evidente dignità. Non siamo più capaci di accettare la vita stessa che è fatta anche di cose difficili. La malattia fa parte della vita. Come la nascita e la morte. Noi allontaniamo tutto e rapportiamo tutto al successo. Il desiderio di significato, la domanda di verità, di bellezza, di giustizia che albergano e si accendono nel cuore di ogni uomo, anche e soprattutto nel dolore, sono il proprium dell’umano, ciò che lo rende grande, ciò che fa ritenere ugualmente “dignitosi” un sovrano e un mendicante, un campione olimpionico e un disabile”.

E’ intervenuto poi il prof. Antonio G. Spagnolo, direttore dell’Istituto di Bioetica e Medical Humanities della Facoltà di Medicina e chirurgia “A. Gemelli” dell’Università Cattolica del S. Cuore di Roma, che ha trattato il tema importantissimo del comitato etico, strumento indispensabile per rendere operative le teorizzazioni della bioetica, assegnandogli un nuovo ruolo, non di polizia, ma di facilitazione del dialogo e di coscienza morale delle istituzioni sanitarie.

Sono seguiti: il Dr. Giovanni Paganini, Direttore dell’Ufficio Pastorale della Salute della Diocesi di Mantova, che ha messo in evidenza l’importanza delle cure palliative e le modalità con cui approcciarsi ai pazienti gravi; il dr. Gianfranco Salzillo bioeticista clinico con una sua testimonianza sul campo ed, infine, la prof.ssa Palma Sgreccia, preside dell’Istituto internazionale di Teologia pastorale sanitaria Camillianum di Roma, la quale ha fornito le basi per una nuova pastorale della salute che possa affrontare le nuove sfide etiche nella società odierna.

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