Adozioni della Misericordia nel carcere di Cremona

La proposta per parrocchie, oratori, famiglie, associazioni, ordini religiosi, aggregazioni ecclesiali e singoli è di un contributo mensile di 20 euro per l'adozione a distanza di uno dei detenuti in situazione di povertà assoluta del carcere cittadino
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Con l’inizio del tempo di Avvento, Caritas Cremonese e Cappellania del carcere, rilanciano l’impegno ecclesiale in favore dei detenuti. Un carcere, quello di Cremona, che, da quando ha assunto la direzione la dott.ssa Maria Gabriella Lusi, sta attraversando un momento di grande rilancio e rinnovamento, con una sempre più significativa e incisiva presenza di volontari, attività e iniziative.

L’ultimo importante passo, solo poche settimane fa, con l’inaugurazione del laboratorio di trasformazione agroalimentare “I Buoni di Ca’ del Ferro”, promosso dalla Cooperativa Nazareth (leggi qui).

Tutto questo positivo fermento apre alla concreta speranza che in un prossimo futuro l’Istituto cremonese possa davvero diventare un esempio di eccellenza nel mondo penitenziario italiano, ma nell’immediato, molte restano le emergenze e le criticità a cui fare fronte.

Da sempre valvola di sfogo delle grandi carceri milanesi sovraffollate, a Cremona è dato tristemente consolidato quello che vede circa il 25% dei detenuti in situazione di grave povertà ed emarginazione.

Secondo gli ultimi conteggi, la soglia di povertà estrema è fissata alla disponibilità di 1,90 dollari al giorno. Nel carcere di Cremona, 1 detenuto su 4 (un centinaio globalmente) non ha a disposizione nemmeno un euro, e anche se molti stenteranno a crederlo, se vivere una detenzione dignitosa è sempre un’impresa umanamente complicatissima, farlo senza soldi è praticamente impossibile.

Se non si ha denaro o una famiglia alle spalle, niente vestiti, visto che le classiche divise carcerarie si vedono nei film americani, ma l’amministrazione penitenziaria italiana non passa nessun genere di indumento. Normale è quindi incontrare d’inverno persone con i soli indumenti estivi, indossati al momento dell’arresto.

Se non si hanno soldi niente telefonate al legale o ai famigliari, magari lontani e impossibilitati a fare colloqui regolari, niente buste e bolli per scrivere e mantenere i contatti con l’esterno, niente prodotti per l’igiene personale o certe medicine che l’amministrazione non garantisce.

Niente denaro significa nessuna possibilità di acquistare prodotti alimentari da cucinare in cella con i fornelletti da campeggio (sempre da comperare), e dipendenza totale dalla cucina istituzionale che di pasti sani, adeguati e digeribili ne sforna certamente non in abbondanza, sperando poi che il detenuto addetto portavitto non ti prenda in antipatia e ti lasci il peggio del peggio, riservando il “meglio” ad amici, conterranei o connazionali.

Partendo da questa realtà oggettiva, Caritas e Cappellania sono impegnate nel rilancio dello storico progetto Fratello Lupo, proprio per fare fronte il più possibile a tutti i bisogni più urgenti.

Dopo la chiusura del Giubileo della Misericordia, si vorrebbe però coinvolgere in modo più forte tutta la comunità diocesana, pur se già molto impegnata su diversi fronti ordinari e straordinari, come il recente terremoto in centro Italia.

“Chiuso il Giubileo, resta la misericordia” si sente dire un po’ dovunque e da tanti. Allora se questa non è solo una bella frase ad effetto, ma un impegno per tutti i cristiani, quale migliore banco di prova di una misericordia che resta e cresce, del carcere?

Ed ecco la proposta, alle parrocchie, agli oratori, ma anche a famiglie, associazioni, ordini religiosi, aggregazioni ecclesiali, singole persone: l’Adozione della Misericordia, cioè l’adozione a distanza di uno dei detenuti in situazione di povertà assoluta del carcere cittadino.

Con 20 euro al mese sarà possibile garantire a queste persone il minimo indispensabile per vivere con dignità.

La speranza naturalmente è che in tanti si possano fare carico di una adozione annuale, ma anche sottoscrizioni mensili o quindicinali sono più che benvenute.

Certamente in molti si chiederanno perché destinare questi 20 euro ai carcerati e non ai terremotati. Perché destinare risorse a chi è innegabilmente compromesso con il male e così in qualche modo sottrarle a chi di molto male è vittima innocente? La risposta sta proprio nella misericordia, che è amore compassionevole che accoglie l’altro esattamente come è, sostituendo il giudizio di condanna con l’abbraccio del perdono.

Scontato sottolineare che molti dei detenuti che usufruiranno di questo aiuto, certamente non hanno titoli per dire di meritarlo. Con chiarezza diciamo che a usufruirne saranno anche persone difficili, pentite di nulla, pretenziose, incattivite, ingrate. Persone che, però, come Chiesa mai dobbiamo stancarci di incontrare per tessere relazioni, pur se dure, faticose e conflittuali, nella logica della correzione fraterna, anche severa, ma che sempre muove dall’indispensabile perché l’umano non sia sfregiato nell’essenza dei bisogni.

Un aiuto quindi dato non in ragione del merito, ma del bisogno, fedeli ad una logica tutta evangelica, per la quale è la misericordia, spesso inattesa e sorprendente, che genera il cambiamento. Gesù faceva così.

Gesù non si è mai sognato di incontrare solo chi si era già messo in riga, viceversa è sempre stato l’incontro con lui che ha originato cambiamenti ritenuti a volte impossibili. Gesù ribalta lo schema peccato/pentimento-conversione/perdono, tanto caro soprattutto a non poche zelanti persone religiose, con: peccato, incontro con il suo amore misericordioso che offre un perdono qualche volta nemmeno chiesto, e tutto questo genera grandi conversioni.

Come Chiesa che vive in carcere non possiamo non scommettere che su questo approccio, che non è buonista, ma semplicemente umano e pure efficace.

diacono Marco Ruggeri
Caritas Cremonese

 

L’Avvento nella Casa circondariale di Cremona

Intenso anche quest’anno il programma del cammino d’Avvento e di preparazione al Natale.

Coordinati dai cappellani don Roberto Musa e don Graziano Ghisolfi, proseguiranno in entrambi i padiglione del carcere, sia gli incontri di catechesi, che i gruppi di approfondimento biblico, che vedono impegnati oltre ai catechisti di Comunione e Liberazione e Rinnovamento dello Spirito, anche un seminarista e il diacono don Nicola Premoli. Ai detenuti saranno anche forniti sussidi per la preghiera personale e la meditazione della Liturgia della Parola quotidiana.
Venerdì 16 dicembre, il Vescovo incontrerà i detenuti, cui donerà un piccolo presepe per la cella, e celebrerà l’Eucaristia.

In questo periodo Caritas e Cappellania stanno intensificando gli sforzi per dare assistenza a tutte le situazioni di maggior bisogno, cui si vorrebbe aggiungere, come gli altri anni, la raccolta di pandori e panettoni, da portare in ogni cella il giorno di Natale (raccolta presso gli uffici Caritas di Via Stenico 2b a Cremona, dove è anche possibile sottoscrivere l’Adozione della Misericordia).

 

Il sostegno con le Adozioni della Misericordia

Per sottoscrivere l’Adozione della Misericordia è possibile effettuare donazioni (deducibili/detraibili) attraverso i seguenti canali:

  • presso gli Uffici di Caritas Cremonese (via Stenico 2B, Cremona)
  • con carta di credito attraverso il servizio “Dona ora” su www.caritascremonese.it
  • su conto corrente postale n. 68411503 intestato a Fond. San Facio Onuls
  • su conto corrente bancario Iban: IT 57 H 05156 11400C C054 0005 161 – Banca di Piacenza – via Dante 126 – 26100 Cremona – intestato a Fond. San Facio Onuls
  • su conto corrente bancario Iban: IT 95 Z 03500 11403 0000 0000 3333 – Banco di Brescia – intestato a Caritas Cremonese – Diocesi di Cremona

Indicando coma causale “Adozione della Misericordia”.

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