Adolescenti a Roma, la conclusione del pellegrinaggio diocesano in piazza S. Pietro incontrando Papa Francesco

Dal Santo Padre l'invito ai ragazzi cremonesi a vivere il messaggio pasquale testimoniando la pace

«Vivete in pienezza il messaggio pasquale, testimoniando dappertutto la pace, dono di Cristo Risorto». Sono queste le parole che Papa Francesco ha rivolto, al termine dell’udienza generale di mercoledì 19 aprile, agli adolescenti della diocesi di Cremona presenti in piazza S. Pietro. Si è rivolto esplicitamente a loro, presenti in Vaticano insieme a circa 7mila ragazzi milanesi, a conclusione del consueto pellegrinaggio organizzato a Roma nelle giornate successive alla Pasqua.

Tante le emozioni vissute in questa giornata, iniziata di buon mattino: già alle 6.30, infatti, i gruppi cremonesi erano in fila davanti ai cancelli del Vaticano. Il necessario anticipo che ha permesso di guadagnare i posti migliori: quelli in primissima fila, ai piedi dell’altare papale, sul lato sinistro guardando la basilica, nei pressi della grande statua di san Pietro.

Il sole, insieme a un gelido vento di tramontana, ha accompagnato l’attesa dell’ingresso del Papa che, come ormai è solito, ha anticipato i tempi della sua uscita sulla papamobile per avere tutto il tempo di incontrare i tanti fedeli presenti. Circa 20mila persone, giunte da ogni parte del mondo. E i primi a poter vedere il Papa sono stati proprio i ragazzi cremonesi, insieme ai propri sacerdoti e accompagnatori. Circa 150 ragazzi degli oratori di Pizzighettone, Vescovato, Soncino, Soresina, Casalbuttano, Castelverde, Costa S. Abramo, Casalmaggiore, Bozzolo, Torre de’ Picenardi, S. Giovanni in Croce e Paderno Ponchielli, oltre che alcuni gruppi della zona pastorale ottava.

La catechesi di Francesco è stata incentrata sul tema “Cristo risorto nostra speranza”, a partire dalla prima Lettera di San Paolo apostolo ai Corinzi: “Fratelli, vi proclamo il Vangelo che vi ho annunciato e che voi avete ricevuto, nel quale restate saldi e dal quale siete salvati, se lo mantenete come ve l’ho annunciato. A meno che non abbiate creduto invano! A voi infatti ho trasmesso, anzitutto, quello che anch’io ho ricevuto, cioè che Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture e che fu sepolto e che è risorto il terzo giorno secondo le Scritture e che apparve a Cefa e quindi ai Dodici” (1Cor 15,1-5).

Imponente la delegazione lombarda presente all’udienza: oltre agli adolescenti cremonesi, insieme ai ragazzi della Professione di fede di Milano, anche il vescovo di Mantova con i giovani sacerdoti della diocesi virgiliana.

Nel saluto ai pellegrini di lingua italiana, prima di rivolgere un pensiero speciale agli ammalati e agli sposi novelli, il Papa ha parlato ai giovani, citando proprio il gruppo cremonese, che come sempre ha concluso la propria esperienza di pellegrinaggio con l’incontro in Vaticano.

Posto di privilegio accanto al palco papale per la delegazione diocesana formata dall’incaricato per la Pastorale giovanile don Paolo Arienti insieme a don Umberto Zanaboni e don Gabriele Barbieri. I tre sacerdoti hanno avuto modo, al termine dell’udienza, di incontrare da vicino il Papa, che si è informato sui percorsi educativi portati avanti negli oratori cremonesi ricordando anche la figura di don Primo Mazzolari. Proprio domenica a Bozzolo, in una solenne celebrazione alla presenza del card. Bassetti, sarà posta sulla tomba di don Mazzolari la rosa d’argento donata lo scorso gennaio dal Santo Padre.

Dopo la vista alla basilica e il pranzo nei pressi di S. Pietro, il rientro dei gruppi verso casa.

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Bilancio dell’esperienza nelle parole dello staff FOCr

 

Reportage delle precedenti giornate:

 

 

Ampia sintesi dell’udienza

Tutta la fede poggia sulla risurrezione “Ci incontriamo quest’oggi nella luce della Pasqua, che abbiamo celebrato e continuiamo a celebrare con la Liturgia. Per questo, nel nostro itinerario di catechesi sulla speranza cristiana, oggi desidero parlarvi di Cristo Risorto, nostra speranza, così come lo presenta san Paolo nella Prima Lettera ai Corinzi (cfr cap. 15). L’apostolo vuole dirimere una problematica che sicuramente nella comunità di Corinto era al centro delle discussioni. La risurrezione è l’ultimo argomento affrontato nella Lettera, ma probabilmente, in ordine di importanza, è il primo: tutto infatti poggia su questo presupposto”.

Il cristianesimo non è una ideologia né un sistema filosofico “Parlando ai suoi cristiani – ha proseguito il Papa – Paolo parte da un dato inoppugnabile, che non è l’esito di una riflessione di qualche uomo sapiente, ma un fatto, un semplice fatto che è intervenuto nella vita di alcune persone. Il cristianesimo nasce da qui. Non è un’ideologia, non è un sistema filosofico, ma è un cammino di fede che parte da un avvenimento, testimoniato dai primi discepoli di Gesù. Paolo lo riassume in questo modo: Gesù è morto per i nostri peccati, fu sepolto, e il terzo giorno è risorto ed è apparso a Pietro e ai Dodici (cfr 1 Cor 15,3-5). Questo è il fatto. E’ morto, è sepolto, è risorto, è apparso. Cioè: Gesù è vivo. Questo è il nocciolo del messaggio cristiano”.

Risurrezione di Gesù è fatto storico “Annunciando questo avvenimento, che è il nucleo centrale della fede – ha affermato il Papa – Paolo insiste soprattutto sull’ultimo elemento del mistero pasquale, cioè sul fatto che Gesù è risuscitato. Se infatti tutto fosse finito con la morte, in Lui avremmo un esempio di dedizione suprema, ma questo non potrebbe generare la nostra fede. E’ stato un eroe. No! E’ morto, ma è risorto. Perché la fede nasce dalla risurrezione. Accettare che Cristo è morto, ed è morto crocifisso, non è un atto di fede, è un fatto storico. Invece credere che è risorto sì. La nostra fede nasce il mattino di Pasqua. Paolo fa un elenco delle persone a cui Gesù risorto apparve (cfr vv. 5-7). Abbiamo qui una piccola sintesi di tutti i racconti pasquali e di tutte le persone che sono entrate in contatto con il Risorto. In cima all’elenco ci sono Cefa, cioè Pietro, e il gruppo dei Dodici, poi “cinquecento fratelli” molti dei quali potevano rendere ancora la loro testimonianza, poi viene citato Giacomo. Ultimo della lista – come il meno degno di tutti – è lui stesso. Paolo dice di se stesso: “Come un aborto” (cfr v. 8)”.

L’incontro di Paolo col Cristo risorto Il Papa prosegue: “Paolo usa questa espressione perché la sua storia personale è drammatica: ma lui non era un chierichetto, eh? Lui era un persecutore della Chiesa, orgoglioso delle proprie convinzioni; si sentiva un uomo arrivato, con un’idea molto limpida di cosa fosse la vita con i suoi doveri. Ma, in questo quadro perfetto – tutto era perfetto in Paolo, sapeva tutto – in questo quadro perfetto di vita, un giorno avviene ciò che era assolutamente imprevedibile: l’incontro con Gesù Risorto, sulla via di Damasco. Lì non ci fu soltanto un uomo che cadde a terra: ci fu una persona afferrata da un avvenimento che gli avrebbe capovolto il senso della vita”.

Da persecutore ad apostolo A braccio ha aggiunto: “E il persecutore diviene apostolo. Perché? “Perché io ho visto Gesù vivo! Io ho visto Gesù Cristo risorto!”. Questo è il fondamento della fede di Paolo, come della fede degli altri apostoli, come della fede della Chiesa, come della nostra fede”.

Il cristianesimo è grazia, è Cristo che ci conquista “Che bello – ha detto il Papa – pensare che il cristianesimo, essenzialmente, è questo! Non è tanto la nostra ricerca nei confronti di Dio – una ricerca, in verità, così tentennante –, ma piuttosto la ricerca di Dio nei nostri confronti. Gesù ci ha presi, ci ha afferrati, ci ha conquistati per non lasciarci più. Il cristianesimo è grazia, è sorpresa, e per questo motivo presuppone un cuore capace di stupore”.

Un cuore razionalistico non capisce cosa sia il cristianesimo E ancora a braccio ha detto: “Un cuore chiuso, un cuore razionalistico è incapace dello stupore e non può capire cosa sia il cristianesimo. Perché il cristianesimo è grazia, e la grazia soltanto si percepisce, di più: si incontra nello stupore dell’incontro”.

Andiamo a vedere la grande pietra rovesciata “E allora, anche se siamo peccatori – ma tutti noi lo siamo –, se i nostri propositi di bene sono rimasti sulla carta, oppure se, guardando la nostra vita, ci accorgiamo di aver sommato tanti insuccessi… Nel mattino di Pasqua possiamo fare come quelle persone di cui ci parla il Vangelo: andare al sepolcro di Cristo, vedere la grande pietra rovesciata e pensare che Dio sta realizzando per me, per tutti noi, un futuro inaspettato. Andare al nostro sepolcro: tutti ne abbiamo un pochettino dentro. Andare lì, e vedere come Dio è capace di risorgere da lì. Qui c’è felicità, qui c’è gioia, vita, dove tutti pensavano ci fosse solo tristezza, sconfitta e tenebre. Dio fa crescere i suoi fiori più belli in mezzo alle pietre più aride”.

L’amore di Dio ha sconfitto la morte Papa Francesco ha concluso così: “Essere cristiani significa non partire dalla morte, ma dall’amore di Dio per noi, che ha sconfitto la nostra acerrima nemica. Dio è più grande del nulla, e basta solo una candela accesa per vincere la più oscura delle notti. Paolo grida, riecheggiando i profeti: «Dov’è, o morte, la tua vittoria? Dov’è, o morte, il tuo pungiglione?» (v. 55). In questi giorni di Pasqua, portiamo questo grido nel cuore. E se ci diranno il perché del nostro sorriso donato e della nostra paziente condivisione, allora potremo rispondere che Gesù è ancora qui, che continua ad essere vivo fra noi, che Gesù è qui, in piazza, con noi: vivo e risorto”.

Testo completo dell’udienza

 

La riflessione del Santo Padre Francesco

Le parole dei Papa ai pellegrini italiani

 

 

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