A Vicobellignano festa per san Vincenzo Grossi con il Vescovo

Il 7 novembre ricorre la memoria liturgica del sacerdote cremonese fondatore delle Figlie dell'Oratorio. Da mons. Napolioni l'invito a dar vita alla comunità delle madri e dei padri dell’oratorio.
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Chiesa gremita, domenica 4 novembre a Vicobellignano, nel ricordo di san Vincenzo Grossi, che qui è stato parroco dal 1883 sino alla morte, avvenuta il 7 novembre 1917. Beatificato il 1° novembre 1975 da papa Paolo VI, è stato canonizzato il 18 ottobre 2015 da papa Francesco. L’occasione, in prossimità del giorno in cui ricorre la memoria liturgica del sacerdote cremonese, è stata la Messa presieduta dal vescovo Antonio Napolioni.

Una celebrazione che – come ha ricordato nei saluti iniziali il parroco don Gabriele Bonoldi, presente sull’altare insieme a don Franco Vecchini (parroco emerito residente in paese) e al diacono permanete Luigi Lena – ha voluto essere un modo di accogliere e attualizzare l’eredità spirituale di san Vincenzo, che ha condotto la sua missione dal 1879, anno della sua ordinazione nella Cattedrale di Cremona, nel tentativo di costruire una Chiesa in uscita, indirizzata al sostegno verso i poveri e all’educazione dei giovani.

Nato a Pizzighettone il 9 marzo 1845, entra in Seminario nel 1874. Il suo carisma si scontra con una situazione sociale ed ecclesiale difficile che lo porterà a coltivare la preghiera, l’Eucaristia e lo studio della Parola di Dio, che condivide con i suoi parrocchiani. Dopo 10 anni parroco di Regona, frazione di Pizzighettone, san Vincenzo viene mandato a Vicobellignano, dove rimarrà per 34 anni.

Presenti tra i banchi, alcune suore Figlie dell’Oratorio (provenienti da Viadana), Congregazione fondata dallo stesso san Vincenzo nel 1885 tra non poche difficoltà e le cui Costituzioni furono approvate dal vescovo Geremia Bonomelli nel 1901, quando la Casa madre fu stabilita a Lodi, dove ancora si trova e dove sono custodite le spoglie mortali di san Vincenzo Gressi.

Fin dai primi anni dalla sua ordinazione, don Vincenzo aveva dato avvio alla formazione di piccole comunità di consacrate che potessero aiutare i parroci nella cura pastorale e nell’educazione delle giovani, altrimenti abbandonate a se stesse. La collaborazione attiva tra san Vincenzo e le Figlie dell’Oratorio (il cui nome è ispirato a san Filippo Neri, scelto come modello di gioia e semplicità nel servizio educativo alle nuove generazioni) si è rivelata da subito prolifica al punto che Grossi l’ha definita “un’opera di Dio”. Tutt’ora la Congregazione è attiva in Italia e in America Latina e prosegue nella sua opera di sostegno alle nuove povertà materiali e spirituali.

Nell’omelia il vescovo Napolioni ha voluto sottolineare come la vita di san Vincenzo abbia fondato le proprie radici nella Parola di Dio. In particolar modo nel comandamento dell’amore proposto da Gesù nella pagina evangelica (Mc 12,28-34), in cui Cristo indica l’amore verso Dio e verso il prossimo in così stretta connessione da divenire inscindibili. Amare il Padre senza la dedizione ai figli – ha affermato mons. Napolioni – sarebbe negare “l’altra faccia delle stessa medaglia: chi ama il Signore trova come essere libero dalla sua schiavitù, trova nell’altro un altro se stesso, trova la bellezza della famiglia e della comunità”. Non si vive il comandamento dell’amore verso Dio se non si realizza in pienezza la natura umana, andando oltre se stessi e incontro all’altro.

Difficile assolvere, quindi, allo Shema‘Jisra’el (l’ascolta Israele di Dt 6,4-9), la grande professione di fede nel Signore Dio del popolo ebraico, se non ci si sofferma ad ascoltare la voce di Cristo che chiede di amare il prossimo come se stessi. Difficile far parte della Chiesa dei santi se non si porta avanti l’esempio di chi, come san Vincenzo, si è lasciato travolgere dall’amore del Padre che chiede di trascendere il sé, il proprio interesse, l’amore del possesso e dell’affermazione personale, in direzione del noi, del bene comunitario, dell’amore complessivo fatto di cuore, anima, mente e forza. Difficile, infine, resistere alla scherzosa quanto, perché no, realistica proposta di mons. Napolioni di fondare proprio a Vicobellignano una nuova comunità, la Comunità delle madri e dei padri dell’oratorio, che vivano il comandamento dell’amore come occasione di incontro, di comunione, di sano protagonismo in parrocchia.

Un modo originale per incitare il popolo di Dio a dare voce al bello che c’è, nell’auspicio che, grazie all’impegno di tutti e al sostegno di S. Vincenzo, Vicobellignano diventi presto una grande e santa comunità, più di quanto non la sia già.

 

 

7 NOVEMBRE
San Vincenzo Grossi, sacerdote (memoria)
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